venerdì 21 gennaio 2011

Chissà se il Presidente B. sopporta il freddo

Nell'universo dantesco, il tradimento è il più grave dei peccati, soprattutto se compiuto contro chi si fida. I traditori della patria “cagnazzi fatti per freddo” (vv.70-71, Canto XXXII, Inferno) sono immersi nel ghiaccio sino al capo col viso in su, nell'Antenora, la seconda parte del Cocito.


Ecco Dante alle prese con un traditore: Bocca degli Albani (vv. 79-102)

Piangendo mi sgridò: "Perché mi peste?
se tu non vieni a crescer la vendetta
di Montaperti, perché mi moleste?".


E io: "Maestro mio, or qui m’aspetta,
sì ch’io esca d’un dubbio per costui;
poi mi farai, quantunque vorrai, fretta".


Lo duca stette, e io dissi a colui
che bestemmiava duramente ancora:
"Qual se’ tu che così rampogni altrui?".


"Or tu chi se’ che vai per l’Antenora,
percotendo", rispuose, "altrui le gote,
sì che, se fossi vivo, troppo fora?".


"Vivo son io, e caro esser ti puote",
fu mia risposta, "se dimandi fama,
ch’io metta il nome tuo tra l’altre note".


Ed elli a me: "Del contrario ho io brama.
Lèvati quinci e non mi dar più lagna,
ché mal sai lusingar per questa lama!".


Allor lo presi per la cuticagna
e dissi: "El converrà che tu ti nomi,
o che capel qui sù non ti rimagna".


Ond’elli a me: "Perché tu mi dischiomi,
né ti dirò ch’io sia, né mosterrolti
se mille fiate in sul capo mi tomi".

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