giovedì 20 gennaio 2011

IL CARTACEO È VINTAGE

Alliance Française, ore 19: 00. F, giovane studente universitario, usa un dizionario di francese rigorosamente cartaceo, elegantemente rilegato. Alla sua destra, M, briosa prof. in pensione, ha con sé un computer portatile; lei preferisce consultare il dizionario online, più pratico e veloce. E poi c'è A, pensionato con la passione per le lingue (oltre che un ottimo produttore di vino), che sfodera un nuovo aggeggio. Un piccolo schermo piatto nel quale, dice, è contenuta un'intera biblioteca. Centinaia di libri tutti condensati lì dentro. E non solo in italiano. La sua, spiega, è una biblioteca multilingue. Ed ecco che incomincia a passare in rassegna alcuni titoli. Da Grazia Deledda a Victor Hugo ... insomma chi più ne ha più ne metta!E con orgoglio mostra come sia facile girare pagina con un solo touch (stavo per dire clik, caspita come sono fuori tempo!). G, anche lei una giovane studentessa, si mostra scettica quanto me e F. Non fa male agli occhi? Chiede. Ed ecco che A, con soddisfazione, spiega che l'aggeggino è stato appositamente progettato per evitare che gli occhi possano affaticarsi, danneggiando la vista. Certo, è interessante che all'Alliance il mondo appaia capovolto e ad essere diffidenti verso le novità siano proprio i giovani! Laddove coloro che legittimamente potrebbero disinteressarsi e criticare questi nuovi modi di vivere (in questo caso, di leggere) ne sono, invece, ferventi sostenitori... Qualcosa non va? Forse è il momento di mettersi al passo coi tempi? Fortunatamente per me, sono un'amante del vintage... e il cartaceo è vintage.

3 commenti:

  1. Il dizionario cartaceo è solo scomodo, e non ha paragoni con il suo corrispettivo digitalizzato. I dizionari online fanno schifo (eppure in questo momento, pur trovandomi in una biblioteca, ne sto usando uno: mi servono solo definizioni spicciole e quindi questa è la soluzione più opportuna).
    Leggere un libro vero, di carta, è un piacere insostituibile, ma per creare una lista di concordanze averlo in formato ebook è l'ideale.
    È una questione di ragionevolezza: è opportuno avere dei buoni dizionari (cartacei!) in casa, ma è del tutto privo di buonsenso scarrozzarseli in giro (alla faccia dell'elegante rilegatura) per poterli consultare a un corso di francese.

    Il cartaceo è insostituibile, eppure F. e A., il potenziale proprietario di tutto lo scibile umano (12 exabytes secondo wikipedia: riunibile in una stanzetta), sono ugualmente irragionevoli.

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  2. Fiamma, ti ringrazio del commento. La mia diffidenza verso queste nuove modalità di lettura è dettata da una ragione specifica. Per me il momento della lettura è un vero e proprio rituale, del quale il "dialogo" con l'oggetto-libro è elemento fondamentale. Leggere senza libro, essere privata di quel contatto con l'oggetto cartaceo significa rompere quel rito, cambiarlo.. impoverendolo. Non metto comunque in dubbio che per una studentessa quale sei tu di lettere sia utile e pratico avvalersi di queste strumentazioni per individuare "le concordanze".

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  3. Gli e-book non soppianteranno mai il cartaceo, così come non ci riusciranno le varie enciclopedie multimediali.
    La gente ricerca su internet solo perchè è un procedimento più immediato e diretto, visto che il 90% delle persone passa l'intera giornata con un dispositivo collegabile alla rete. E' inutile negare che cartaceo e digitale abbiamo pro e contro, bisogna solo saper riconoscerli.
    Tuttavia, se per un materiale di ricerca posso accettare anche il digitale, ciò non posso farlo per quanto riguarda la lettura di un libro, che sia universitario o da semplice lettura. Toccare con mano una storia, sfogliare il libro, odorare il profumo nuovo delle pagine. La lettura del cartaceo non è solo lettura, ma è anche sentimento, emozione; in pratica, si vive direttamente ciò che si legge!
    Per questo penso che qui aa sbagliare atteggiamento siano tutti i protagonisti della vicenda. Non si può dire a prescindere cosa sia meglio o cosa sia peggio. Non si può pensare di soppiantare il cartaceo o il digitale. In realtà bisogna stare al passo con i tempi, e non dimenticare le cose belle del passato.

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