domenica 27 febbraio 2011

Scusi per la Torre di Pisa?


L'aria fritta mi segue ovunque, anche in Toscana.
L'ouverture di questo mio itinerario non è proprio quello grandioso della Carmen di Bizet, visto che in aeroporto per problemi tecnici, che ai comuni mortali non è dato conoscere, mi hanno trattenuta in una specie di tubone di plastica a marcire (chi conosce l'aeroporto di Catania sa a cosa mi riferisco)  insieme ad altri trepidanti viaggiatori, tra i quali i tipici catanesi che urlano al telefono i propri problemi intestinali, e una vecchietta (non si sa perché attiro questa fascia d'età) che si lamentava con me, ripetendomi in continuazione di aver caldo. Si tolga la pelliccia. Prima l'ho solo pensato. Poi gliel'ho detto. E in effetti la vecchia s'è chetata dopo il mio saggio consiglio. 
Sull'autobus per Firenze eravamo in quattro gatti nel senso letterale del termine, l'autista, io e due olandesi (anche loro vecchi, coi quali, per ovvie ragioni, ho fatto amicizia). E probabilmente è su questo dannato autobus che ho perso il mio orecchino a forma di sandwich che avevo preso a Vienna. 
Giunta finalmente nella città natale del Poeta, di sera si va a mangiare greco con SigMarta e due simpatiche emiliane e a servirci è una cameriera iraniana. Sì, un' iraniana che lavora in un ristorante greco a Firenze. Bah. Da confondersi. Comunque sia ci ha offerto un alcolico greco di colore rosso. La cucina greca anche se non è certamente quella più adatta per un primo appuntamento (troppo aglio) è leggera e fresca, con i pate, le salse, il mussaka.. e il vino rezino con il suo particolare retrogusto. 
Il mattino successivo, alla stazione l'anima siciliana che è in SigMarta e me è venuta fuori dinanzi alla macchina automatica per i biglietti, tra le varie opzioni di acquisto abbiamo in buona fede preso quello con lo sconto del venti percento, pensando che si trattasse di uno sgravio che ci spettasse in quanto universitarie. Ma non era così.  Hercle! Uno zelante controllore ha pensato che volessimo frodare due euro a Trenitalia (sì: è proprio il mio sogno nel cassetto!) e dopo una sequela di domande poste in tono inquisitorio sui motivi per i quali avessimo compiuto un atto così grave ci ha graziate, strappando il biglietto di andata e ritorno Firenze- Pisa, per obbligarci a comprare quello intero adulti, "senza sconto perché non vi spetta". Alla fine a Pisa ci siamo arrivate nonostante il tentativo di fronde mancato, e finalmente abbiamo iniziato il nostro pellegrinaggio verso l'agognata Torre.
Sono giunta consapevolmente sfornita di mappe di orientamento, pur di poter fermare la gente e chiedere: Scusi per la Torre di Pisa?
Per non parlare della mia brillante idea, una volta a Piazza dei Cavalieri. Oltre che l'evocativo palazzo che riporta alla mente i celebri versi vergati dal Dante, la bocca sollevò dal fiero pasto e compagnia bella, vi è la sede della Scuola Normale di Pisa. A parte la beffa del nome, perché è tutto che fuorché per gente normale, ho pensato bene di provare ad entrare. Ma si vede che devo essere sembrata proprio anormale alla tizia della portineria la quale, interrotta una discussione al telefono, mi ha chiesto quasi arrabbiata: Prego? Questa è un'università.
Cavolo lo so che è un'università, so leggere. Penso. Cerco di recuperare terreno e dico: Sì, lo so che questa è un'università. Volevo vedere una mostra... ecco sì.. cercavo la mostra... E lei: qui non c'è nessuna mostra.
Insomma: ho capito una cosa, la prima della giornata (dopo ne verrà anche una seconda).
Normali(sti) si nasce. E non si diventa.
Né si può fingerli di esserlo per pochi minuti, il tempo di una sbirciatina.
La gita si è conclusa bene, e SigMarta ed io eravamo soddisfatte della giornata ma soprattutto di aver un book fotografico degno della migliore tradizione turistica cinese (categoria che è risaputamene zelante nel settore fotografo tutto e tutti).
Ritornata a Firenze, adocchio un panificio. Sig, entro a vedere cosa c'è.
Parentesi: il mio proposito era quello di ristabilire un equilibrato rapporto col cibo, nel senso di non mangiare troppo, e di muovermi un po' a piedi.
Non sto a raccontare le conversazioni con la panettiera. Dico solo che tra un pan pescatore, un po' di cenci e altri otto biscotti (contati), mi sono stati estorti 23 euro. VENTITREE? Pensavo di pagare di meno, ho detto. E scombussolata sono fuggita senza prendere il resto. Mi hanno derubata, con un po' di acqua e farina.
E in quel giorno ho imparato un'altra cosa, la seconda:  
stare alla larga dai panettieri fiorentini.

12 commenti:

  1. Fantastici i toui post! Mai noiosi...Conosco l'aeroporto di Catania e, a parte la struttura esterna molto caratteristica, il resto lo lascerei stare...Studi a Firenze?

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  2. Ehi Nina! No, studio a Catania. Ma sono in Toscana in questo momento. Anzi per essere precisa adesso sono a Siena!

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  3. Ciao Elena
    Sono un po’ fuori zona in questo post. Converrebbe chiedere scusi dov’è la torre di Pisa?
    Ma, quando puoi concederti il lusso di un po’ di cazzeggio devi cogliere l’attimo.
    Ed io lo colsi. Qui. O qua.
    Mi ero imbattuto nel tuo articolo in cui hai recensito il libro ”Viola di Grado Settanta acrilico trenta lana” e mi è parso, leggendo, di averlo già letto tanto lo hai ben descritto.
    Mi sembrava di aver risparmiato una fatica se pur piacevole.
    Bella descrizione, sintesi e sostanza.
    E’ stato bello capire al volo la sostanza del libro ovvero la forma quale sostanza delle cose.
    Perché la sostanza a che serve? Se non spiega nulla di nulla. Se resta una mera enunciazione di pseudo- verità che nulla ha di verità dal momento che nessuna sostanza spiega il senso della vita. E che resta se non la forma? Tutto si perde nella forma che, in sostanza, è l’unica sostanza.
    Ed allora, in sostanza, comprerò quel libro.
    Grazie quindi! Se vuoi, ti insegno a fare il pane in casa così risparmi di andare dai panettieri fiorentini che sono tutta forma e niente sostanza. Tant’è che un po’ di pane non è altro che acqua e farina. E dico sul serio. Lo farei volentieri.
    Sei proprio brava. Complimenti.
    Piacere di conoscerti.

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  4. Sei simpaticissima, come sempre. Mi sono fatta delle risate. Ah, 'sti toscani!!!
    Ciao e buona serata,
    Lara

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  5. troppo forte!!!
    mi hai fatto morire con la vecchietta impellicciata :)
    buona serata
    emme

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  6. A leggere mi immaginavo te e Marta ( che iddio mi perdoni ma io questo nome lo associo sempre alla poveramarta di Lupo Alberto,che non avendo le orecchie non si può mettere gli orecchini; spero non sia il caso della tua amica )Ti ho vista gentile e timida.Perchè noi siciliane abbiamo sempre questo atteggiamento quando siamo "nel continente"?
    p.s : perché sig Marta? Singhiozza spesso?
    Grazie, è la cosa più gradevole e deliziosa che ho letto oggi questo tuo scritto.
    'notte

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  7. Scusate se rispondo solo adesso ma non ho potuto collegarmi! Grazie per aver assaggiato anche questa acciugata toscana!
    @Gianni, grazie mille per i complimenti (non merito tanto!!) e ovviamente sì, occorrerebbe imparare a preparare la pizza!Piacere di averti conosciuto, adesso ci seguiamo reciprocamente!
    @Lara, grazie delle tue visite, sei sempre la benvenuta!
    @emme ahahahhahaha la vecchietta era insostenibile. Altro che saggezza degli anziani!
    @valerio, grazie anche a te della tua visita!
    @stellarossa, no Marta non singhiozza, studia psicologia ed è un'appassionata di SIGmund Freud!!!!!!! Poi: "gentile e timida" non sono proprio gli aggettivi che userei per descrivermi! Dovremmo incontrarci per dimostrartelo! Grazie del dolce commento, buona giornata! A presto!

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  8. ma che spasso! Dai è bello qualche volta perdersi in città, senza una cartina e scoprire posti che non avresti mai visto seguendo un percorso preciso!!! P.S. certo pure tu, frodare Trenitalia!!! hahahhahahah P.S. non è che ti sei messa in posa sotto la torre di pisa col cartello turista di mestiere, no eh? :D

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  9. Ahahahah no! Nessun cartello! Soltanto pose del tipo: "accarezzando" o "sorreggendo" la torre!

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  10. Vabbè se ti dico che mio nonno era panettiere a Fucecchio niente acciughe? :-(
    Ciao
    Paolo

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  11. Ahahahahha l'importante è che il conto non sia salato. In quanto a sale, mi bastano le acciughe!

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