sabato 19 febbraio 2011

Strane professioni

La mente creativa degli operatori economici di oggi ha partorito bizzarre figure professionali come, per esempio, il maggiordomo da abbronzatura o ancora il poeta d'albergo. Tuttavia il post che state leggendo non è dedicato a questa categoria di stranezze.

La mia riflessione ha infatti ad oggetto una professione di epoca risalente, meno bizzarra e creativa (ma non per questo meno strana): quella di re.

Le prospettive lavorative in questo settore sono molto limitate. Per ambire al trono non sono richiesti patente del computer o master a Yale... È tutto molto più semplice, se vogliamo. Basta essere il primo figlio maschio di un re, possibilmente di uno stato in cui non è presente alcun movimento filo-repubblicano che non possa essere soffocato con le armi. Coi tempi che corrono, tuttavia, la crisi ha colpito anche il lavoro regale (il germe della repubblica è sempre dietro l'angolo). Non ci sono più i regni di una volta. E il volgo in rivolta pare non apprezzare le brioches; Maria Antonietta docet ( lei e il consorte delfino, infatti, si sono trovati senza una testa ciascuno, per questa ragione).

Chi si trova a nascere principe, nella maggior parte dei casi, non vive con la paura di un futuro incerto e senza occupazione, purtuttavia questa situazione di certezza lavorativa nella ditta di famiglia non è così divertente come può sembrare. Brutta infanzia, quella dei principi, catapultati nella realtà e incapaci di sognare. Cosa dovrebbero sognare? Di vivere in un castello? Di sposare un principe? Sogni negati. Anche una frase banale, quanto affettuosa, pronunciata dal novantanove percento dei padri del globo alle figlie come “sei una principessina”, in bocca ad un Giorgio VI nei confronti della piccola Elisabetta, suona ridicola. Insomma: niente di invidiabile. Inoltre se un potenziale re dovesse malauguratamente agognare un futuro per esempio da astronauta, c'è poco da fare, uno solo è il lavoro che gli spetta: regneggiare. Sì è vero ci si può licenziare, con l'abdicazione, ma non è così semplice come può sembrare (tanto per cominciare, i parenti potrebbero non prenderla bene).

E torniamo ancora una volta a Giorgio VI, già duca di York, il quale nonostante la balbuzia si trova obbligato, per ragioni lavorative, a dover parlare in pubblico, a leggere il discorso del re alla radio (meno male che con lui c'è Lionel Logue!). Che vita!
 
Bertie, professione: re con il nome di Giorgio VI, e Lionel Logue, logopedista.

B:"i miei consiglieri dicono che il fumo fa bene, distende la laringe e i nervi"
L:"sono degli idioti!"
B:"sono cavalieri"
L:"allora è ufficiale.."

12 commenti:

  1. Curioso post,e più curioso ancora al limite del surreale,è la devozione del popolo inglese verso i reali.Le ragioni storiche reggono ancora dopo decenni,poichè la famiglia dal sangue blu come i puffi,risulta integralmente sulle spalle del contribuente anglosassone.
    Qui da noi al contrario sta diventando una pseudo monarchia elettorale,caso unico al mondo,dove le brioches si sono trasformate nella mediocre mediatizzazione soporifera,e non rischieranno manco la testa ad Arcore e dintorni.

    La risposta al tuo commento sul post dedicato all'omofobia,"clericale" in questo caso.

    Il particolare che fa più male è la pubblicazione d'un delirio simile,nel modo più naturale possibile.
    Mi riferisco chiaramente alla fonte,sul giornale La stampa.

    Buona settimana entrante a te.

    && S.I. &&

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  2. Simpaticissimo questo post!! Non sarei riuscita a trovare niente di più divertente e contemporaneamente realistico!

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  3. @Ivo Serentha and Friends
    E' vero, caso unico al mondo, l'Italia è una monarchia elettorale. Un porcellum che ci illude di partecipare attivamente col nostro voto ma che in realtà affida ai sovrani il pieno potere nel muovere le pedine!
    Sul delirio clericale, mi chiedo: ma nessuno dice niente? Ci siamo ormai assuefatti, non si reagisce più...
    @Nina grazie del commento, è una riflessione di aria fritta... come tutto il mio blog!

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  4. ahahah ma come ti è venuta in mente di parlare di questa professione? In un mondo in cui anche per il diritto al trono trionfa il maschilismo, Grande Elisabetta! :D

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  5. Ma, veramente, Grande Elisabetta! Comunque queste riflessioni d'aria fritta vengono così, dal quotidiano, piccoli aneddoti pensieri che dilato scrivendoci sopra! In particolare questo post, è frutto di "riflessioni" fuori dal cinema dopo la visione "Il discorso del re"!

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  6. Complimenti, era da tanto che non leggevo un post così spiritoso!
    Ciao Elena,
    Lara

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  7. A proposito del disastro quotidiano di cercare e trovare un lavoro, ieri ho assistito a una stomachevole trsmissione TV sulla 7, si chiama Il Contratto. Dei disperati vengono messi in gara per un posto fisso, una specie di reality sulla disperazione.
    saluti

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  8. Ciao Elena...il "tempo" mi è molto nemico in questi giorni...ora però sono venuta a conoscerti e ne sono veramente felicissima...complimenti per il post...mi è piaciuto moltissimo...a risentirci e sempre vigili

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  9. @Francesco, la creatività degli autori di questi reality non ha limiti!
    @upupa, grazie della visita, le mie acciughine sono sempre qui che aspettano di essere assaggiate!

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  10. Questo film ha vinto un sacco di Oscar !
    Secondo me i giurati han letto il tuo post….
    Brava !!!!!

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  11. Ahahahaha Grazie stellarossa! Troppi complimentiiiiiiii!

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