domenica 11 settembre 2011

Scusate la polvere

Mi sento obbigata a dirlo. Dopo mesi e mesi di acciugate. Scusate per l'odore di fritto. Non l'avevo ancora fatto (perché non ci avevo mai pensato a dire il vero) ma una bella tiratina d'orecchie me l'hanno data Dorothy Parker ed Elvira Seminara con il loro Scusate la polvere. La prima l'ha scelto come suo epitaffio (Excuse my dust). La seconda, come titolo del suo ultimo romanzo, al quale dedico quest'ultima acciugata settembrina.



Di Scusate la polvere si è detto (a ragione!) che è una dark commedy. Ma io preferisco omettere dark e dire solo commedy, o meglio commedia. Sì, perché se penso a questa nuova storia, ma in generale a qualsiasi oggetto griffato Else,  il nero ( o dark che sia) non riesco proprio ad associarlo. Anzi è una commedia piena di colori, di odori, di cibi.. e la si legge tutta d'un fiato. Anche perché la nostra scrittrice (un po' riduttivo forse definirla solo così) con la sua penna effervescente riuscirebbe a rendere accattivante la lettura anche di un manuale di istruzioni di lavatrice (magari uno di quelli tradotti da un altro personaggio letterario, ma quella è un'altra storia, pardon romanzo!).
La storia che ci consegna Elvira Seminara vede ancora una volta al centro l'universo femminile. Questa volta nessuna cameriera ucraina dal nome impronunciabile (salutiamo Ludmi, che riposi in pace!), ma una protagonista con tanti nomi: Coscienza detta Enza, Enzina, Cosce, Scienza e Zen (come il quartiere malmesso di Palermo, il buddhismo c'entra poco).
Per noi sarà semplicemnte Enza ordinario e rilassante. E la immaginiamo come Lauren Bacall.
Quel 29 Febbraio in un camerino di H&M, a Parigi, Enza aveva un solo problema: scegliere tra la taglia del vestito che intendeva acquistare. La small o la medium?
Prima di quella telefonata.
Prima di sapere della morte di  Andrea, il marito, caduto in un fossato con l'auto e una donna, Anita.
E in quello strano e sfortunato 29 Febbraio, Enza si scopre ladra (sì, scappa dal negozio senza pagare il vestito H&M), vedova e cornuta postuma. Con una casa (e una vita) da riassettare. E un mistero (chi è Anita?) da risolvere. E tra un break con le amiche di sempre Mia e Alice, e le telefonate in francese della madre, malata di Alzheimer, che abita a Parigi, la nostra Miss Marple ci confida i suoi più intimi pensieri e ci mostra le nevrosi della società in cui vive. La società degli ing, del glam, delle paure e dei traumi (non solo degli umani ma anche dei cani), dove se vuoi un lavoro lo inventi. Il cibo non si cucina ma si decora, e più che mangiarlo basta guardarlo.
E le cose non sono come sembrano, due più due non fa sempre quattro, i gay non sono gay, le amanti non sono amanti...
In questo caos primordiale e nevrotico aspettiamo pagina dopo pagina che ogni cosa ritrovi il proprio posto alla fine della storia, quando rasserenati e con la coscienza a posto ci rendiamo conto che Enza non ha più bisogno di noi perché ha finalmente trovato la serenità. Sì, perché Scusate la polvere è lo sfogo di Enza con noi, i suoi improvvisati confidenti. Ce la immaginiamo lì, seduta sul divano col suo notebook in grembo a scrivere. D'altra parte Enza (ho dimenticato di dirvelo, scusate il ritardo!) è una ghostwriter di tesi di laurea, e ha fatto della scrittura un mestiere, che ha assunto per lei una dimensione totalizzante (una tesi per ogni occasione).


Lauren Bacall
«
Be', c'era una cosa peggiore che essere traditi. È il tradimento con una donna normale, addirittura forse intelligente. È un colpo secco al tuo senso di te, all'autostima. Non ero già io abbastanza intelligente?
Non avevo anch'io il mio bravo spirito missionario, non ero stata io ad adottare un bambino a (debita) distanza, a proporre la raccolta differenziata nel palazzo, a preferire sempre il 3x2 e i prodotti no logo al Despar, per limitare il consumismo globale?

»




Enza
(Elvira Seminara, Scusate la polvere, pag. 92)


Elvira Seminara 

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