domenica 25 settembre 2011

Uovo alla coque perfetto, giornata perfetta. (mai sottovalutare le potenzialità di un uovo)


IKE: Si! Sei così confusa che non sai neanche come ti piacciono le uova!!!
MAGGIE: Cosa?!
IKE: Si si.. col prete le volevi strapazzate, col chitarrista pazzo erano fritte, con l'altro tipo quello degli insetti erano in camicia e ora.. ora.. "solo le chiare" ...grazie tante!!

Maggie (Julia Roberts) e Ike (Richard Gere) alla festa hawaiana in Se scappi ti sposo

Diversamente da “la sposa che scappa”, Jean-Luis Jobert ha le idee molto chiare in fatto di uova. Treminutiemezzo per il suo uovo alla coque: il modo migliore per iniziare una giornata perfetta (è l'unica cosa sulla quale non transige).
Jean-Luis, agente di cambio di successo, incarna in pieno il perbenismo borghese della buona società parigina degli anni Sessanta: una moglie noiosa e di buona presenza, Suzanne, che gioca a bridge il pomeriggio con le vicine di casa, due figli, che sono miniature del padre, al college. E poi Germaine, la vecchia fantesca bretone.
In una società di contrapposizioni di hegeliana memoria, ognuno col proprio ruolo ha un posto assegnato. Ci sono i padroni e i servi. I padroni devono stare con i padroni. E le serve al sesto piano. Una divisione sociale che si traduce in precise scelte architettoniche: les chambres des bonnes con l' ingresso secondario separato da quello dei padroni (per evitare contaminazioni ?). Ah, dimenticavo, l'ascensore: solo i padroni possono usarlo.
Ma Germaine è andata via, dopo essere stata sfruttata per venticinque anni (parola dei ragazzi che si rammaricano di non averla salutata e di non averla mai vista nuda), e visto che, come le fanno notare le amiche del bridge, le serve bretoni sono fuori moda e che tutti adesso hanno domestiche spagnole, la signora Jobert assume l'iberica Maria.
Al ritmo lento e prevedibile delle piatte giornate delle signore del palazzo, scandito da partite di bridge e vacue conversazioni, si contrappone la vitalità del sesto piano delle spagnole. E proprio il sesto piano diventerà un polo d'attrazione per il Signor Jobert pronto a mettere in discussione tutto, cambiando le regole del gioco. Lui, il padrone, si trasferisce, al sesto piano: un luogo in cui, dice, finalmente si sente felice.
Per fortuna nella Francia (di De Gaulle) il divorzio c'è, e Jean-Luis può iniziare una nuova vita con Maria, che nel frattempo è tornata nella Spagna (di Franco).
L'agente di cambio con la fissazione dell'uovo alla coque lascia moglie e figli, e molla tutto per una donna del sesto piano. E sì, perché se non succedono nei film queste cose dove le vediamo?
E adesso che il film è finito, possiamo lasciare la sala col sorriso sulle labbra e più fiducia nell'uomo.  

Maria, donna del sesto piano, e Jean-Luis Jobert, agente di cambio, 
col suo uovo alla coque perfetto da treminutiemezzo

domenica 11 settembre 2011

Scusate la polvere

Mi sento obbigata a dirlo. Dopo mesi e mesi di acciugate. Scusate per l'odore di fritto. Non l'avevo ancora fatto (perché non ci avevo mai pensato a dire il vero) ma una bella tiratina d'orecchie me l'hanno data Dorothy Parker ed Elvira Seminara con il loro Scusate la polvere. La prima l'ha scelto come suo epitaffio (Excuse my dust). La seconda, come titolo del suo ultimo romanzo, al quale dedico quest'ultima acciugata settembrina.



Di Scusate la polvere si è detto (a ragione!) che è una dark commedy. Ma io preferisco omettere dark e dire solo commedy, o meglio commedia. Sì, perché se penso a questa nuova storia, ma in generale a qualsiasi oggetto griffato Else,  il nero ( o dark che sia) non riesco proprio ad associarlo. Anzi è una commedia piena di colori, di odori, di cibi.. e la si legge tutta d'un fiato. Anche perché la nostra scrittrice (un po' riduttivo forse definirla solo così) con la sua penna effervescente riuscirebbe a rendere accattivante la lettura anche di un manuale di istruzioni di lavatrice (magari uno di quelli tradotti da un altro personaggio letterario, ma quella è un'altra storia, pardon romanzo!).
La storia che ci consegna Elvira Seminara vede ancora una volta al centro l'universo femminile. Questa volta nessuna cameriera ucraina dal nome impronunciabile (salutiamo Ludmi, che riposi in pace!), ma una protagonista con tanti nomi: Coscienza detta Enza, Enzina, Cosce, Scienza e Zen (come il quartiere malmesso di Palermo, il buddhismo c'entra poco).
Per noi sarà semplicemnte Enza ordinario e rilassante. E la immaginiamo come Lauren Bacall.
Quel 29 Febbraio in un camerino di H&M, a Parigi, Enza aveva un solo problema: scegliere tra la taglia del vestito che intendeva acquistare. La small o la medium?
Prima di quella telefonata.
Prima di sapere della morte di  Andrea, il marito, caduto in un fossato con l'auto e una donna, Anita.
E in quello strano e sfortunato 29 Febbraio, Enza si scopre ladra (sì, scappa dal negozio senza pagare il vestito H&M), vedova e cornuta postuma. Con una casa (e una vita) da riassettare. E un mistero (chi è Anita?) da risolvere. E tra un break con le amiche di sempre Mia e Alice, e le telefonate in francese della madre, malata di Alzheimer, che abita a Parigi, la nostra Miss Marple ci confida i suoi più intimi pensieri e ci mostra le nevrosi della società in cui vive. La società degli ing, del glam, delle paure e dei traumi (non solo degli umani ma anche dei cani), dove se vuoi un lavoro lo inventi. Il cibo non si cucina ma si decora, e più che mangiarlo basta guardarlo.
E le cose non sono come sembrano, due più due non fa sempre quattro, i gay non sono gay, le amanti non sono amanti...
In questo caos primordiale e nevrotico aspettiamo pagina dopo pagina che ogni cosa ritrovi il proprio posto alla fine della storia, quando rasserenati e con la coscienza a posto ci rendiamo conto che Enza non ha più bisogno di noi perché ha finalmente trovato la serenità. Sì, perché Scusate la polvere è lo sfogo di Enza con noi, i suoi improvvisati confidenti. Ce la immaginiamo lì, seduta sul divano col suo notebook in grembo a scrivere. D'altra parte Enza (ho dimenticato di dirvelo, scusate il ritardo!) è una ghostwriter di tesi di laurea, e ha fatto della scrittura un mestiere, che ha assunto per lei una dimensione totalizzante (una tesi per ogni occasione).


Lauren Bacall
«
Be', c'era una cosa peggiore che essere traditi. È il tradimento con una donna normale, addirittura forse intelligente. È un colpo secco al tuo senso di te, all'autostima. Non ero già io abbastanza intelligente?
Non avevo anch'io il mio bravo spirito missionario, non ero stata io ad adottare un bambino a (debita) distanza, a proporre la raccolta differenziata nel palazzo, a preferire sempre il 3x2 e i prodotti no logo al Despar, per limitare il consumismo globale?

»




Enza
(Elvira Seminara, Scusate la polvere, pag. 92)


Elvira Seminara