lunedì 19 marzo 2012

I love Ri. Chic. Lo.


A differenza di molte tra le mie coetanee, non amo investire il mio free time nello shopping, attività per me troppo dispendiosa di fatiche, denaro e appunto di tempo (preferisco dedicarmi ad altro, per esempio a catturare aria fritta con le mie acciughine).
Non parlatemi, poi, di shopping necessario (della serie mi serve, non ho et similia)-  categoria da me disconosciuta- perché tutti noi, compresa la sottoscritta, abbiamo armadi straboccanti di vestiti, da poter vivere in pace vita natural durante.
Diciamo, quindi, che non sono mai alla ricerca di nulla. 
Sono gli oggetti che cercano me.  Mi istigano ad essere comprati, mi seducono perché sono belli, particolari, fuori dall'ordinario.. 

Di centri commerciali, ne capisco poco e niente. E me ne tengo lontana per via dei loro effetti collaterali: mi provocano mal di testa, e soprattutto mi rendono triste. Sì, triste. Mi rattrista vedere la moltitudine di gente che, anziché divertirsi en plein air, andando in montagna o al mare, sceglie di rinchiudersi in queste strutture progettate con un solo scopo: vendere. E all'interno del quale vige una sola legge, un must: comprare. 
Centri claustrofobici e dalle dimensioni elefantiache, tanto che per “orientarsi” è necessaria una mappa, in cui è un continuo brulicare di gente che, come formiche, si affanna alla ricerca di roba su roba da accumulare, senza ragione (per chi? per cosa?
E mi sento un'aliena.
Eccomi in un centrocommerciale

Tuttavia ieri sono andata in uno di questi centri. E ve ne voglio parlare perché è stata un'esperienza diversa. A 50 minuti da Catania, percorrendo un'autostrada immersa nel verde paesaggio rurale dell'entroterra siciliano, ad Agira (sì, la città delle cassatelle, gramgram) è stato ricostruito un vero e proprio borghetto, che ti sembra di stare in uno di quei villaggi allaGardaland. Niente edificio chiuso, quindi puoi passeggiare, all'aperto (Deo Gratias!), abbracciati dalle verdi colline.

Le cassatelle di Agira, J'adore

Ed ecco che, nel luogo della consacrazione del consumismo, si verifica un vero e proprio capovolgimento di categorie e schermi, attuato da un team di 15 artisti, rivoltosi e rivoluzionari, capitanato da Marella Ferrera. Le loro armi? Oggetti ormai in pensione, dismessi, e rifiutati. Oltre ogni immaginazione. Dai numerini della tombola della nonna (dimenticata e sepolta in soffitta.. la tombola- non la nonna!), al tubetto (usato e finito) del Mentadent ( sì, avete capito bene, il dentifricio). 

Non fatevi ingannare dalle apparenze, sono proprio loro gli artisti guerrieri!

Un esperimento-esperienza con effetti stranianti per l'utenza del centro che si trova, improvvisamente e incosapevolmente, ad essere pubblico, spettatore dentro una galleria d'arte, ben mascherata e camuffata da uno dei tanti negozi.

La galleria- negozio


Questo travestimento è: I love Ri. Chic. Lo.



Siamo abituati a dare agli oggetti un (mono)sguardo- (mono)uso, affididando loro una destinazione precisa.  
Questo team spaziale (perché spazia non solo per le idee ma anche per spazio geografico, con artisti provenienti da varie parti del globo, da Catania a... New York!) ha dato avvio a un'operazione trasgressiva e controccorrente per i fanatici del consumismo, che ha lo scopo di liberare i nostri sguardi e la nostra immaginazione e ridare nuova vita a quegli oggetti che la loro missione (istituzionale) l'hanno compiuta. 
Un vero e proprio salvataggio last minute, per oggetti ormai spacciati e pronti al macero, quello operato dalle nostre Nija Artists.

Un invito a guardare oltre e fuori ogni schema, con nuovi occhi. E così: lacci numerati per i broccoli , palloncini, tastiere per computer, prese elettriche... prendono nuova vita e si trasformano in collane, bracciali, borse. ..



Tra questi pezzi unici, ognuno con una propria storia (una missione già compiuta, in chissà quale tempo e luogo!) ci sono le CraMatte in 3D di Elvira Seminara, che rovesciano l'immagine abbottonata e incravattata, seria e istituzionale, delle cravatte in 2 d. 
E ancora, sempre di Elvira Seminara, le  ManoMissioni, tra TipTappi, Cin Cin, Tivibì, e Sguardi di Marilyn.

(ma non voglio dirvi di più, vedere per credere, vi lascio solo qualche assaggino) 

OffiLine is better

Cin Cin 


Elvira Seminara, le ManoMissioni e l'Orazione di Cicerone (riuscite a trovarla?)

Io e le acciughine vi lasciamo con questa domanda:
Cosa direbbe Cicerone se sapesse che fine hanno fatto le Sue Filippiche?


Nessun commento:

Posta un commento