giovedì 3 maggio 2012

Nevrosi di una lettrice degli Anni Duemila




Sono molti gli scrittori (aspiranti e non) che, a ragione, si lamentano delle leggi che governano l'editoria. I loro nemici sono quelli che scrivono e pubblicano (ma scrittori non sono), i quali, invece, nutrono e rafforzano questo sistema. E ne diventano complici, abbassando la cultura e l'editoria a un qualsiasi mercato, e il libro a un qualsiasi prodotto.
Ma io non sono una scrittrice, ma una lettrice. E di questo vorrei parlare, perché in pochi ci riflettono e ne scrivono (forse chi scrive è troppo narcisista per pensare a noi che leggiamo?). Oggi, il mestiere di lettore è difficile tanto quanto quello di scrittore. La ragione? Non sappiamo più che cosa leggere. Ogni volta che entro in una libreria (ormai quasi tutte di dimensioni elefantiache) mi perdo tra mille copertine“all'ultimo grido”. Bombardata da mille titoli, pagine e parole stampate.
Inizialmente la cosa mi affascinava pure, ma adesso la sensazione è cambiata: mi sento presa d'assalto, attaccata. E confusa mi ritrovo a girare per i corridoi debordanti di libri con tutte quelle copertine seducenti e invitanti. Ma quale leggere? Quale comprare? Come si fa a scegliere il libro giusto tra migliaia che ve ne sono in vendita? Il librario non è più una buona scappatoia, è raro trovarne uno disponibile in questi grandi magazzini di libri, e quando lo becchi (che fortuna!) ha poco tempo da dedicarti, e in cuor mio ho spesso la sensazione che non conosca neanche i libri.
Per questo evito di recarmi in libreria priva di armatura. Ormai ho imparato a difendermi. E prima di sottopormi a questo stress, compilo accuratamente una lista. Dopo aver letto recensioni, critiche e commenti vari, scrivo nel fogliettino e vado informata, e pronta a tutto. Sbaglierò, ma è l'unica arma della quale posso disporre, quel fogliettino lì.  E mi rattrista rinunciare al rischio di una lettura sconosciuta, al tentativo di scovare un nuovo libro.
Intendiamoci: non è che non mi piaccia la caccia al tesoro (porcina ero anche una brava scout fino a qualche anno fa!). Ma il rischio di leggere robaccia è, oggi, troppo alto. Neanche le classifiche dei più venduti sono indici affidabili di buone letture. Anzi! Se a quei paramenti dovessi affidarmi mi ritroverei a leggere biografie di qualche divetto dellultimora (magari un popolare calciatore a me sconosciuto), libri di cucina di dilettanti cuoche allo sbaraglio. Aggiungete anche un'altra aggravante: ho poco tempo a disposizione per la lettura, e in questa economia del tempo devo stare attenta a non sciuparlo con letture poco gratificanti. Mi chiedo quindi perché non si può parlare di lettura ecosostenibile. Perché non ci può essere posto anche per un'ecologia del libro. E non parlo solo di quanto ci guadagnerebbero anzitutto gli alberi, prime silenziose vittime di questo malsano sistema. Ma anche Noi: lettori degli anni Duemila. E Voi, disgraziati scrittori, ai quali non è più richiesto di fare il vostro lavoro: cioè di scrivere un buon libro per mostrarci il mondo con quegli occhi diversi che non abbiamo. Ormai la strategia è una, e fortunatamente l'ho scoperta. Attirarci in questi negozi, confonderci al punto da sfinirci per poter acquistare l'agglomerato di lettere più seducente e intrigante.   

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