Giorno 30 Marzo alle ore 9 presso l’Aula Magna della Facoltà di Scienze Politiche, si terrà il seminario di diritto del lavoro nell’Unione Europea dal titolo “Un nuovo diritto del lavoro per le nuove generazioni”, organizzato dall’associazione Avvocati Giuslavoristi Italiani sez. Sicilia, dall’associazione socio culturale Haruka, dalla Facoltà di Scienze Politiche, dal DAPPSI dell’Università degli studi di Catania.

Alla conferenza, il senatore Pietro Ichino, in occasione della presentazione della sua Inchiesta sul lavoro (Mondadori, 2011). Il programma della giornata prevede le relazioni dell’ Avv. Roberto Cosio, Presidente Commissione lavoro UAE e Presidente AGI Sicilia, e della prof.ssa Nicoletta Parisi, professore ordinario di diritto internazionale e dell’Unione Europea. Previsto anche l’ intervento dell’Avv. Ivan Lo Bello, Presidente Confindustria Sicilia, e gli interventi bipartisan di due esponenti del mondo della politica catanese: il sen. Enzo Bianco e l’on. Nello Musumeci. Le conclusioni sono affidate al Dott. Antonio Pogliese, Primo Vice Governatore Lions Clubs Distretto 108Yb Sicilia.

Per molti studenti, quella del 30 marzo, rappresenta una buona occasione di confronto live con le posizioni di Pietro Ichino, studiate sui manuali di diritto del lavoro. Ricordo ancora gli entusiasmi in aula, quando, in apertura del corso di diritto del lavoro all’università, si fece accenno alla scandalosa proposta ichiniana di un diritto del lavoro in poco più di sessanta articoli.

Giuslavorista e fautore della flexsecutiry (versione made in Italy della danese flexicurity), Pietro Ichino da chiaccherato senatore democrat, nella sua Inchiesta sul lavoro, finge (verosimilmente!) di essere accusato di “intelligenza col nemico” da parte del suo Partito. Inizia così l’interrogatorio del fittizio-ispettore nei confronti del senatore-imputato che si snoda pagina dopo pagina intorno alla visione ichiniana del diritto del lavoro e alla spiegazione del perché non dobbiamo avere paura di una grande riforma. Una riforma che superi l’apartheid tra insider e outsider, si affranchi dall’idea del job property, e abbia il coraggio di pensare a un’Italia più vicina alla Danimarca. Sogno o realtà? Ichino apre e chiude la sua Inchiesta con questo pensiero: (…) La buona politica non può accontentarsi del consenso immediato così come lo trova, deve saperlo orientare su scelte che reggano anche sulla distanza; deve creare un ponte tra il consenso di oggi e quello di domani (…) il compito della buona politica consiste proprio nel rendere praticabili i sogni …

Indubbio il fatto che non c’è tema più necessario e urgente di quello del lavoro, su cui discutere e organizzare un seminario, in un quadro apocalittico quale quello in cui viviamo. La crisi globale dalla quale il nostro Paese non è indenne, ci porta ad assistere da una parte alla chiusura e al fallimento delle imprese e dall’altra all’aumento della disoccupazione. Non c’è solamente una moltitudine, numericamente in crescita e sempre più impoverita, alla disperata ricerca di un lavoro, ma l’incertezza delle nuove generazioni precarie, ontologicamente precarie. La precarietà non come categoria giuslavoristica ma come condizione esistenziale. E in questa parola “precarietà” c’è tutta una generazione, la mia. È vero che si può essere precari anche a sessantanni, e stabili a venti. Ma la nostra precarietà è una condizione che va oltre il tipo di contratto al quale (i più fortunati) possono essere sottoposti. Per questo trovo degno di attenzione due elementi dell’evento di giorno 30 marzo : il riferimento esplicito alle nuove generazioni nel titolo del seminario, e il luogo eletto per lo svolgimento dello stesso: un’aula universitaria.