La mia recensione per 60pezzi pubblicata il 29 gennaio 2012
The Help è tratto dall’omonimo romanzo di esordio di Kathryn Stockett, amica d’infanzia di Tate Taylor, regista, sceneggiatore e produttore del film, il quale ha comprato i diritti cinematografici dall’autrice prima dell’uscita del libro.
Il film è ambientato negli anni ’60, a Jackson, capitale del Mississippi, città natale del regista.
Sono gli anni delle lotte per i diritti civili, per l’uguaglianza tra bianchi e neri, contro ogni forma di discriminazione razziale.
La Jackson di The Help è un universo di donne spezzato in due dal colore della loro pelle: le bianche e le nere. I buoni e i cattivi. Le bianche cattive e le nere buone. Un paese perbenista, fatto di apparenze e ipocrisia, in cui il tempo è scandito dalle partite di bridge, dai pettegolezzi tra le amiche, e le feste di beneficenza per i bambini africani. E in cui un po’ per noia e un po’ per paura, le donne bianche si ritrovano a discutere di un documento sull’igiene domestica, per rendere obbligatoria la separazione del bagno delle donne nere di servizio dal resto della casa. Un microcosmo che sembra impermeabile al fermento che c’è fuori nella lotta contro le discriminazioni razziali, in cui è meglio spegnere le tv ed evitare di incoraggiare la servitù verso bislacche idee di uguaglianza. E in cui il razzismo si traduce in comportamenti bizzarri, come numerare i pezzi della carta igienica per controllare che la cameriera non violi il divieto di uso del bagno della casa.
Le donne nere, come Aibileen (Viola Davis) e Minny (Octavia Spencer), trattate alla stregua di schiave, si occupano della casa e di essere madri per i figli delle bianche che, ancora “bambine”, sono incapaci e impreparate ad educare.
Le Signore “bambine” non hanno altra occupazione se non quella di essere ciò che la comunità si aspetta che siano: belle mogli in grado di fare figli. E poi c’è Skeeten (Emma Stone) che ama scrivere e vorrebbe diventare scrittrice e giornalista. Diversa dalle altre fin da ragazzina, esclusa dai balli perché considerata bruttina, decide di scegliere la sua vita. Di avere un lavoro, che non sia “un diversivo prima del matrimonio”. È l’unica che non ha un uomo, per la disperazione della madre (« Scriverai il mio necrologio: Charlotte Phelan deceduta, sua figlia ancora zitella ») che vede questa figlia tanto diversa dalle coetanee, fino a pensare che sia lesbica: una malattia dalla quale, rassicura, si può guarire con una cura di radici, come scritto su una rivista.
A chi l’attacca: «Da noi le cose vanno bene, perché sollevare i problemi?», Skeeten risponde: «Perché i problemi ci sono ». E il problema si chiama discriminazione razziale. Una ragazza che dimostra di avere il coraggio di mettere in discussione gli equilibri della comunità.
In questo universo declinato solo al femminile, si incrociano le vite di tre donne, la scrittrice bianca Skeeter e le domestiche nere Aibileen e Minny. Tre donne che seppure diverse per età, estrazione sociale e colore della pelle decidono di essere, parafrasando Gandhi, quel cambiamento che vogliono vedere nel mondo, di essere protagoniste del proprio destino. Ad unirle è il progetto di un libro che racconta delle donne nere, delle discriminazioni subite, dal loro punto di vista. Donne destinate ad essere cameriere a vita, a crescere i figli delle bianche, e subire in silenzio discriminazioni perché “negre” e potenziali portatrici di malattie. E in quanto donne, a casa, maltrattate e picchiate dal marito.
Donne per le quali l’unico modo per sentirsi ancora vive, per essere per la prima volta se stesse è lottare per un mondo più giusto.
Una pellicola, quella di The Help, che nonostante i suoi 146 minuti vi apparirà leggera. Perché la chiave vincente del film è quella di affrontare un tema come quello della discriminazione razziale senza rinunciare ai toni leggeri e divertenti della commedia.

A Catania in programmazione al Cinema Ariston, spettacoli ore 18:00 e 20:45.