Matt King (George Clooney) incarna lo stereotipo dell’uomo d’affari, per il quale successo e lavoro sono binomi inconciliabili con l’adempimento dei doveri di marito e padre. Della famiglia King, infatti, si occupa in maniera esclusiva la moglie Elizabeth.
Quando in seguito ad un incidente la moglie entra in un coma irreversibile, Matt “genitore di riserva” si trova improvvisamente a misurarsi col proprio ruolo di padre di due figlie: la piccola Scottie e la problematica Alexandra (Shailine Woodley), primogenita in fase adolescenziale.
Da “isole” destinate ad allontanarsi l’una dall’altra, The Descendants, uniti dalla forza di gravità del corpo morente di Elizabeth, si trovano, infine, a divenire “arcipelago”.
Non mi dispiace affatto, a discapito delle (prevedibili) critiche mosse, la scelta del titolo Paradiso Amaro, esito dell’operazione tradizionalmente made in Italy di stravolgere l’originale The Descendants , fedele al titolo del romanzo sul quale è basato (Eredi di un mondo sbagliato ), che ha certamente nell’ambiguità il suo punto forte (Matt è infatti insieme ai suoi cugini “erede” di una terra tramandata da generazioni, che per via di una legge sul trust è costretto a dover cedere).

Paradiso amaro. Da sfondo, infatti, a questa amara vicenda, in cui si incrociano i drammi personali e esistenziali dei protagonisti, il paradiso hawaiano e un’ambientazione vacanziera, con tanto di personaggi perennemente in bermuda e camicie floreale.
Un film pluripremiato (vincitore di due Golden Globe e candidato a cinque premi Oscar), per la regia di Alexander Payne (Sideways), che ha il merito di saper coniugare ai toni della commedia e del dramma, una convincente interpretazione del cast.
Un film che ha, infine, un valore aggiunto nel nostro Paese, quello di spingere il pubblico a riflettere su un tema “caldo” in Italia: il testamento biologico.