Esiste un mondo in cui il tempo è denaro, quello di In Time. Un mondo di forever young per i quali il ciclo biologico si blocca a 25 anni, momento a partire dal quale inizia il terribile count down della vita, con l’attivazione di un orologio che indica quanto tempo resta… da vivere!
Il tempo è misura di tutto, la valuta corrente. Un mondo in cui un caffè costa 4 minuti.
Will Salas, interpretato dal belloccio Justin Timberlake, protagonista povero e buono, abita nel ghetto e per un caso fortuito si trova a salvare un uomo ricco di tempo (e di vita) che per gratitudine gli regala un secolo (di vita). Inizia così il viaggio di Will verso la zona dei ricchi e cattivi oppressori. Ed è lì che il nostro supereroe conosce una ricca ereditiera (Amanda Seyfried), con la quale decide di stravolgere il sistema.
In Time, quindi, è un film manicheo sull’eterno dualismo tra bene e male, e sull’insanabile conflitto tra oppressi e oppressori, tra ricchi e poveri. Una fiaba futurista in cui il protagonista: bello, buono e povero insieme alla sua lady, una riedizione dark di Sailor Moon, riuscirà a portare avanti la sua lotta contro gli oppressori perché il bene alla fine trionfi, come nella migliore tradizione fiabesca.
Insomma: se non fosse per qualche sparo e inseguimento, è forte la sensazione di trovarsi dinanzi a un cartone Disney, con scenario alla McCarthy. Però lo chiamano thriller d’azione.

Dallo sceneggiatore di The Truman Show, Andrew Niccol, qui in veste di regista, non è lecito aspettarsi di più?