Livio Ricciardelli, classe 1989, vive a Roma e studia presso la Facoltà di Scienze Politiche. Ha una grande passione per il cinema ed è molto attivo nel mondo del giornalismo. È tra i fondatori del portale www.termometropolitico.it, oggetto di quest’intervista.

Perché un termometro politico sul web?

L’idea è nata in realtà qualche anno fa, quando dei reduci di un vecchio e bellissimo sito, chiamato politica online.net hanno deciso di continuare ad occuparsi di questi argomenti su un sito a parte. Inizialmente il Termometro Politico era un semplice blog, ma col tempo è diventato un vero e proprio sito. Comprende  e racchiude sia articoli sia sondaggi elettorali. Diciamo che è il ramo in cui siamo specializzati. Sono  argomenti che attraggono, soprattutto sotto elezioni. Se mi è concesso un paragone che utilizzo spesso, i sondaggi sono come il modellismo: hanno forse pochi fan, ma sono tutti super-appassionati!

Qual è stata, se c’è stata, la tua gavetta nel mondo del giornalismo?

In realtà non c’è stata una vera e propria gavetta. Sia perché do a questo termine -ma sicuramente sbaglio io- una connotazione a tratti noiosa, mentre io invece mi diverto, sia perché è sostanzialmente da due anni che scrivo sul Termometro. Quindi forse la mia gavetta è in corso proprio ora. In realtà io ho sempre avuto una passione per la politica e per la scrittura. Unisco dunque queste mie grandi passioni.

Dal punto di vista organizzativo come avete dato vita alla redazione? Avete dei finanziamenti?

La redazione è composta perlopiù da persone giovani e mira ad ottenere il massimo risultato sfruttando un buon lavoro organizzativo. Per adesso non abbiamo ricevuto finanziamenti e tutti i nostri redattori sono volontari. Senz’altro il fatto che siamo una testata giornalistica online attira molte persone desiderose di ottenere il patentino da pubblicista. È giusto che sia così. La passione per la politica: è questo che unisce la maggior parte dei nostri collaboratori.. Sotto sotto siamo tutti un po’ dei drogati della politica! Nel senso buono del termine, ovviamente.

Quali sono state le difficoltà che avete incontrato, se ce ne sono state?

Le difficoltà senz’altro ci sono, ma sono le stesse che provano gran parte delle testate giornalistiche online emergenti. Senz’altro la maggior parte della fatica consiste nel lavorare per porsi come interlocutori affidabili in un settore che registra la presenza di veri e propri palyer di rango: come Lettera43, Linkiesta ecc…

Nella breve vita di Termometro politico ci sono già scoop?

Sì, si tratta di due scoop recenti: il primo riguarda i cento punti programmatici usciti dalla Leopolda, nel corso della kermesse convocata dal sindaco di Firenze Matteo Renzi. Abbiamo scoperto sostanzialmente che queste cento proposte sono state redatte da Giorgio Gori, ex presidente della Magnolia e supporter di Renzi. Si tratta secondo alcuni di un falso scoop, ma in realtà la notizia c’è: Gori non si limita ad essere un supporter del sindaco, ma ha un ruolo organizzativo di primo piano. Non sta solo davanti al palco, ma anche nelle quinte. Del resto questo è il genere di notizie che circolano per internet. È la rete, bellezza, e tu non puoi farci niente, come direbbe Humphrey Bogart.

Il secondo scoop invece riguardava il parlamentare del PdL Giorgio Clelio Stracquadanio. Abbiamo ripreso Stracquadanio che, mentre entrava all’Hotel Hassler di Roma per incontrare il gruppo dei frondisti del PdL, spaccava a terra la telecamere di un giornalista del la7. Come abbiamo ottenuto questo scoop? Ho fatto un video dalla finestra di casa mia, dopo che avevo sentito degli urli e ho collegato che si trattava della voce di Stracquadanio…

Qual è il vostro metodo e marchio di fabbrica? Il giornalismo firmato Termometro politico in poche parole.

Il Termometro Politico mira a dare le notizie, ma al tempo stesso deve esserci un ragionamento dietro. Dobbiamo essere in grado di dare ai lettori delle informazioni che non possono trovare sui quotidiani nazionali. Può trattarsi di un’analisi particolarmente ragionata, che tiene conto di vari aspetti tra cui quello elettorale. Oppure semplicemente si tratta di quelle chicche che da appassionati del settore siamo in grado di fornire. E che sotto sotto posso consentire di elaborare una nuova chiave di lettura capace di cogliere elementi che a prima vista ci erano sfuggiti.


Termometro politico si inserisce nel solco del boom dei web magazine che spopolano nella rete. Cosa ne pensi di questo fenomeno? E come mai questo bisogno ipertrofico di informazione indipendente?

È un fenomeno a dire il vero che forse arriva un po’ in ritardo qui in Italia. Come sappiamo il nostro paese non è in prima fila nello sviluppo della banda larga e l’accesso ad internet, per quanto oggi si stia incrementando, registra una media più bassa rispetto alla media europea. Pian piano però il fenomeno si sta diffondendo e considerando anche il fatto che i nostri quotidiani nazionali, se escludiamo lodevoli eccezioni, hanno tutte un marchio di fabbrica ben definito dall’editore, emerge una voglia di indipendenza sulla rete. Il luogo considerato più idoneo per operazioni di questo tipo.

È la morte della carta stampata?

Questo è un domandone! Ricordo un studio che sosteneva che l’ultimo giornale cartaceo si sarebbe stampato nel 2050…come diceva De Gasperi? «Un politico pensa alle prossime elezioni, uno statista alle prossime generazioni». Non mi inserisco nella categoria degli statisti.

Dicitur che alle giovani generazioni non interessa nulla della politica e fanno di tutto per prenderne le distanze. Termometro Politico un magazine di giovani che parla di politica, credi che sia l’eccezione? Credi di essere controcorrente?

Senz’altro a seguito della fine delle ideologie e di Tangentopoli in Italia c’è un interesse minore, da parte delle giovani generazioni, per la politica. Ma ciò non vuol dire che i giovani italiani abbiano caratteristiche egoistiche. In realtà la politica continua ad interessare, ma nella sua concretezza e lontana da certi teatrini che oramai affascinano poco. Noi nel nostro piccolo cerchiamo di parlare di politica, nel vero senso del termine.

Se riusciamo a svolgere questo piccolo compitino civico, vuol dire che stiamo facendo bene questo nostro lavoro. Che tra l’altro è sempre più una passione.