Violenza sulle donne. Purtroppo non è una tiritera delle solite femministe fissate. È un problema reale ed attuale, che non riguarda, diversamente da quanto spesso si preferisce credere, mondi lontani nel tempo e nello spazio. Non vogliamo riportarvi nessun dato ufficiale, nessuna statistica.
Ma un evento, fatto di carne e sangue. Martedì 27 dicembre a Licodia Eubea, in provincia di Catania, Stefania Noce, studentessa di 24 anni, è morta per amore. Ad uccidere lei, e il nonno, è stato l’ex fidanzato Loris, che non si è rassegnato alla fine della loro storia d’amore. Ancora una volta un delitto passionale. E anche se si tratta della trama di un film già visto, troppe volte, nostro malgrado, una vicenda del genere ci lascia sgomenti.
Rabbia e dolore che devono tradursi in una rinnovata forza nel continuare a percorrere il cammino per la cessazione di ogni tipo di violenza e per una piena emancipazione della donna nella nostra società. Stefania Noce, in uno dei suoi ultimi articoli, in cui amava firmarsi Sen, scriveva: “Ha ancora senso parlare di femminismo?”. Quelle parole, adesso, hanno acquistato tragicamente nuova luce e nuovi colori.
Confrontarsi ed evitare che cada il silenzio sull’irrisolta questione femminile è una necessità, una battaglia di civiltà alla quale tutti, donne e uomini, sono chiamati a prendere parte attiva. È di ieri la notizia che il Sindaco di Salemi, Vittorio Sgarbi, ha deciso di indire un concorso pubblico, con una commissione composta da soli uomini, per la scelta del vicesindaco. I requisiti? Che sia donna, tra i 25 e i 45 anni. Di bella presenza. Che non abbia “esplicite implicazioni di partito”.

La cosa aberrante è che Sgarbi giustifica la scelta “rosa” come dettata dalla volontà di garantire la piena opportunità di genere. Da quando le competenze per un vicesindaco sono: essere giovane, di bella presenza, e fuori dai partiti? Domande che alla luce di questi fatti non sono retorica da salotto, purtroppo.

Ha ancora senso parlare di femminismo?