giovedì 23 agosto 2012

[Reblogged post da LeVoltaPagina] #mantidevelenosa:Per me Miss Italia finisce (neanche il tempo di iniziare!) ps: il mio televisore è morto, gli ho staccato la spina


Io e il televisore abbiamo un discreto rapporto

GIUGNO 13, 2012  |  ARTICOLI
di elena caruso
Io e il televisore abbiamo un discreto rapporto, part time. Nel tempo libero è piacevole per me stendermi sul divano e nutrirmi di fotogrammi di film, accuratamente scelti. Il mio televisore non ha l’antenna. Non ricordo se si è semplicemente staccata o l’ho proprio rimossa. Poco importa. Non guardo la Tv, ma uso il televisore. Da piccola, però, era diverso. Trascorrevo ore e ore a vedere programmi pomeridiani, che scandivano le mie giornate. Ma ormai, la Tv, non la guardo più. Intendiamoci: non si tratta di un gesto politico, sorretto da intenti rivoluzionari. Nessuna riflessione, nessun intento trasgressivo o elitario. È stato un distacco spontaneo.Insomma il mio televisore è morto, ma non l’ho compianto, perché a staccare la spina sono stata io.Vedere la Tv non mi appagava più, come da piccina.È vero: ci sarebbe il telegiornale, ma preferisco fare la rassegna stampa in rete. Sì, ci sarebbero i programmi di politica e culturali, ma, anche quelli, preferisco seguirli con comodità e con i miei tempi in streaming, magari selezionando solo le parti che mi interessano. E poi sì, ci sono anche quei classici, o per meglio dire vecchi (nel senso peggiore del termine), appuntamenti della televisione italiana, come Sanremo o Miss Italia, che, figurarsi, m’annoiavano anche quando ero piccolina. Programmi che ho sempre percepito come lontani e che ritengo si rivolgano ad un pubblico (o ad una generazione?) di cui non faccio parte. Quando ho letto il libro, e poi visto il documentario, di Lorella Zanardo sono rimasta stupita dello stato in cui versa la televisione. E mi sono sentita un po’ colpevole, con la mia indifferenza, di quanto accade ogni secondo in tv, dentro quella scatola che ho azzittito, staccandone l’antenna, linfa vitale. E chissà quante come me, assassine di televisori, hanno tolto la parola alla cattiva maestra, divenendo inconsapevoli complici di quel degrado televisivo che si consumava, a nostra insaputa, e che si ingigantiva, incontrollato.
Vorrei condividere  la mia esperienza dello scorso sabato, come giurata di Miss Italia, in una selezione sul territorio catanese che si è svolta in un noto centro commerciale della nostra provincia.È stata tutta un’ improvvisata dell’ultima ora, complice il mio stato confusionale (dovuto ad un’insolazione al mare in quel giorno) e la mia genuina curiosità ed all’entusiasmo nel ritrovarmi in situazioni per me surreali e improbabili.
Al tavolo dei giurati, siamo in quattro. Tre ragazze, me compresa, e un ragazzo, mio amico (l’unico che conoscevo e per il quale mi trovavo lì). Come ti presento? mi domanda Dario, il CarloConti catanese. Io rispondo ‘Attivista di diritti civili’. (Lui mi guarda interdetto e stupito della risposta, ma non commenta). La selezione sta per cominciare. Non manca nulla: musica, presentatore e giuria (e poi ci sono io con un grande punto interrogativo sulla testa, che vorrei scoppiare a ridere). ‘Mi raccomando, qualsiasi cosa dicano le ragazze, non ridete’, ci aveva detto il Patron Mirigliani della situazione. E poi aveva aggiunto: ‘Porgete delle domande alle ragazze’.
Le Miss sono una ventina circa. E alcune di loro hanno la mia età, 22 anni. Sfilano, mostrando il  corpo seminudo ( tutte rigorosamente in costume), e poi si sottopongono alle domande. Le mie e quelle del mio amico, particolarmente stronze, così le hanno definite ( ma io cerco solo di capire, dopotutto per questo sono lì, per imparare). In questo susseguirsi di cosce, sederi e seni, c’è chi spera di diventare regista con un orizzonte cinematografico che si ferma a Muccino e chi ha l’ambizione (?) di fare la mantenuta. E chi sostiene di essere lì per vincere la timidezza. (Da non crederci. Io, che timida non sono, non mi metterei mai in costume da bagno per essere scrutata da sconosciuti, vestiti dalla testa ai piedi!)
Quel pomeriggio ho imparato qualcosa. Mi sono resa conto che c’è veramente un’Altra Italia, a me estranea . Quella per esempio di Miss Italia. L’Italia delle mie coetanee che sognano quella corona.Mi sono resa conto della portata dell’incompiutezza della rivoluzione femminile.Quante donne hanno beneficiato, e in che misura, delle conquiste del femminismo?È come se per quelle ragazze, appagate dal sogno di una coroncina e della gloria di una notte, il femminismo non ci fosse mai stato.

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