mercoledì 10 ottobre 2012

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Essere di (p)ARTE

SETTEMBRE 19, 2012  |  ARTICOLI
di elena caruso
Quante volte,  visitando un museo,  avete immaginato di restarvi chiusi di notte? Immaginando quegli stessi oggetti, fermi e illuminati dal  neon dinanzi al visitatore al dì, muoversi e prendere vita nel buio silenzioso della notte? Su questa suggestione, c’è chi  ha scritto libri e girato film, basti pensare a ‘Una notte al museo’, col divertente Ben Stiller… Devo confessarlo, pur non essendo né una scrittrice né una regista, anch’ io, da giovane ginnasiale, in compagnia di un’amica ormai lontana, mi sono fatta guidare da questa suggestione, scrivendo fiumi di parole …
Antonio Presti, mecenate siciliano, già famoso per la sua Fiumara d’Arte, ha trasformato questa suggestione, questo sogno collettivo di una notte al museo in una realtà fisica. L’ho scoperto pochi giorni fa, quando mi sono recata a Tusa, in visita al suo art hotel, l’Atelier sul Mare.
L’art hotel di Presti è un luogo magico in cui è possibile vivere l’esperienza suggestiva di una notte al museo ed essere allo stesso tempo parte dell’opera, il tutto in una  cornice complice, la località in cui si trova Castel di Tusa, nel messinese, sul mare, abbracciata dai Nebrodi.
Senza voler mettere in discussione, né in questa né in altre sedi per quanto mi riguarda, il principio di non contraddizione, L’Atelier sul Mare è un hotel e non è un hotel. Cercherò di essere più chiara. L’Atelier sul Mare è un hotel nel senso tipico, perché è una struttura che dà ospitalità ai clienti. Ma è anche un museo, perché il cliente diventa fruitore d’arte, anzi, ha la possibilità di diventare egli stesso arte contemporanea. Nell’Atelier sul Mare si stravolge il rapporto “contemplativo” del fruitore con l’opera d’arte, a favore di un’esperienza emozionale. Al punto di vista del visitatore- esterno, tipico del rapporto classico, viene sostituito e proposto un punto di vista interno: il fruitore diviene inconsapevolmente elemento dell’opera che ammira, della quale finisce per essere parte integrante, non più semplice visitatore.
A riprova del fatto che le apparenze ingannano, all’esterno l’Atelier sul Mare sembra quasi un ordinario albergo, in cui solo pochi segnali avvertono l’ignaro visitatore esterno del fatto che si trova in un luogo fuori dal comune, straordinario. Certo, c’è una sospetta e maestosa colonna dorata che potrebbe disorientare, ma senza avere il tempo di riflettervi, ci si trova inconsapevolmente nella hall, ricoperta da un’unica carta da parati. E una volta lì, è fatta: non lo sai e sei già un tutt’uno con l’arte.
La realizzazione delle camere dell’Atelier sul Mare sono uniche, non solo perché sono tutte diverse l’una dall’ altra ma soprattutto perché ogni camera è l’opera d’arte di un artista diverso di fama internazionale. Solo per citarne qualcuna: il Nido (1991), di Paolo Icaro, col suo bianco assoluto; Linea D’ombra (1992), di Michele Canzoneri, col suo letto zattera; Energia (1992), di Maurizio Mochetti, col suo perturbante rosso;  Hammam (2007), di Sislej Xhafa, sublime esempio di fusione di culture diverse.
Al riguardo, Antonio Presti dice : “E’ solo entrando e abitando la camera che l’opera sarà pienamente realizzata; la presenza, l’uso della stanza, saranno parte integrante e fondamentale di essa.” L’Atelier sul Mare è un museo esclusivo d’arte contemporanea, che rivoluziona i concetti tradizionali di “albergo”, “camera d’albero”, e anche di “albergo esclusivo”.
Infatti: niente televisori o telefoni nelle camere d’arte dell’albergo più esclusivo al mondo!
Dopo il mio tour mattutino nelle camere d’arte, ho proseguito la giornata nell’Atelier sul Mare con un inaspettato (e buonissimo!) pranzo in un bosco. Sì, in un bosco. E’ questa la sensazione che ho avuto seduta sulla mia sedia-albero, nella sala da pranzo ‘Doppio Sogno’ di Tobia Ercolini. Gli alberi tutti diversi di questo bosco che è Doppio Sogno diventano originali ed uniche sedie!
Nelle vicinanze dell’Atelier sul Mare vi è poi Fiumara D’arte, il letto di un antico fiume diventato il più grande museo a cielo aperto d’Europa, con la celebre Piramide, del 2010, di Mauro Stacciali, che si trova sull’altura di Motta D’Affermo, a pochi chilometri da Castel di Tusa.
L’arte di Presti non è un fatto privato, un gesto di generosità per la collettività. L’arte non è concepita come un lusso per pochi, ma un atto politico e sociale. E noi Catanesi lo sappiamo bene. E’ proprio di Presti la mano che ha guidato il progetto per una nuova Librino Porta della bellezza, periferia del catanese divenuta spazio espositivo per i più grandi artisti internazionali.

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