mercoledì 10 ottobre 2012

Iniziativa con EqualitySicilia - Reblogged post da Gli Altri. Sinistra quotidiana

L'iniziativa EqualityItalia_Sicilia del 14 giugno con gli scout è stata oggetto di attenzione da parte della stampa nazionale. Ecco di seguito l'articolo di Laura Eduati per "Gli Altri. La Sinistra quotidiana."

Nella stanza della parrocchia ragazzi scout cattolici ascoltano rapiti Marina La Farina, lesbo-femminista radicale del collettivo “Goditive Generose”, mentre legge una pagina del suo diario di tredicenne, quando annotava con dolore che le piacevano le donne ma non sapeva come dirlo e perché dirlo. E poi indirizzano l’attenzione a Alessandro Gullotta, a sua volta scout e omosessuale, che racconta la disperazione delle madri siciliane alla scoperta di un figlio in abiti femminili, e le decine di richieste di aiuto agli ospedali da parte di uomini regolarmente sposati, ma gay, che hanno contratto il virus dell’Hiv e non sanno come affrontare la moglie.
È un incontro particolare quello avvenuto nelle scorse settimane a Catania, città dove domani andrà in scena il Gay Pride e dove si concentra la maggioranza dei locali gay-friendly dell’isola. «Eppure l’omofobia e lo stigma sociale sono molto forti», puntualizza Elena Caruso di Equality Italia, l’associazione di orientamento bipartisan fondata da Aurelio Mancuso per promuovere i diritti civili.
C’era anche Elena, quella sera, nei locali attigui alla chiesa di San Pietro e Paolo. E tutto è partito dalla volontà degli scout di orientamento cattolico, specialmente dopo la contestata pubblicazione delle linee guida dell’Agesci lo scorso aprile, dove l’omosessualità viene indicata come un «problema» e si raccomanda ai capi-scout omosessuali di nascondere il proprio orientamento «essendo questo un elemento che può turbare,condizionare, confondere i ragazzi». I quali, si legge sempre negli atti del convegno sull’omosessualità, se scoprono di desiderare persone dello stesso sesso possono essere aiutati da uno psicologo.
Ad accompagnare i ragazzi scout c’erano due educatori, un uomo e una donna. «Hanno ascoltato, tutti, con grande rispetto e curiosità», racconta Caruso con entusiasmo. La dimostrazione, insomma, che le preclusioni spesso vivono sulla carta ma muoiono al contatto con la realtà. E che i giovani dell’Agesci, tutti intorno ai diciotto-vent’anni, nutrivano davvero una forte voglia di porre domande e ascoltare un punto di vista differente, spesso estraneo. Come l’adozione da parte delle coppie omosessuali. Quando La Farina ha sottolineato che, rispetto agli uomini gay, le lesbiche sono avvantaggiate perché possono comunque far nascere un figlio in quanto detengono il potere della maternità, uno degli educatori è intervenuto dicendo che «un bambino dovrebbe rimanere il frutto di una volontà paterna e materna insieme», e la rappresentante delle “Goditive Generose” ha voluto affrontare la questione di petto: «Tutti noi veniamo da un utero, non dalla costola di Adamo». A quel punto, ricorda Caruso, dalla chiesa arrivava paradossalmente un coro angelico.
I giovani scout volevano sapere, soprattutto, come fare coming out, come introdurre l’argomento con i genitori, quale fosse il cammino di scoperta dell’omosessualità per darle una dimensione pubblica. Ovvero il contrario di quanto raccomandato dall’Associazione degli scout cattolici. «E’ importante che questo sia avvenuto a Catania, in una parrocchia, con un gruppo cattolico», dice Elena Caruso, «perché questa realtà vive una dicotomia profonda: qui vivono e studiano molti gay, la maggioranza provenienti dai piccoli paesi siciliani dove devono nascondere il proprio orientamento sessuale. Nonostante Catania abbia una comunità omosessuale molto popolosa, nel discorso pubblico essere gay è un’infamia e non sono pochi coloro che continuano a vivere una doppia vita». Nel caso di giovani studenti, per esempio, è in voga il doppio nome: quello vero, che viene usato nella vita quotidiana, e un nomignolo con il quale si vive la vita gay, nei locali o negli incontri fugaci. Non è raro, sempre nella Catania apparentemente progressista, incontrare trentenni regolarmente fidanzati con ragazze che però riservano una parte oscura e nascosta della propria esistenza agli incontri omosex. E, come ha scritto la giornalista Ada Mollica sul sito delle Voltapagina, mentre riscuote un successo clamoroso lo spettacolo en travesti Le sorelle Marinetti, dove degli attori uomini vestono da donna, negli stessi giorni dello scorso febbraio Michelle, estetista trans, viene assalita da un branco furioso di ragazzi ventenni che la picchiano senza pietà. La schizofrenia del “si fa ma non si dice”, di stampo evidentemente cattolico, non è presente soltanto nella Chiesa e nel manuale sull’omosessualità degli scout.

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