mercoledì 10 ottobre 2012

PERCHE' NON HO ACQUISTATO L'ESPRESSO -Reblogged post da "Un altro genere di comunicazione"


Perché non ho acquistato l’Espresso questa mattina
del 14 luglio
Vi scrivo da Salina dove mi trovo a trascorrere qualche giorno di vacanza, coccolata dal mare, dagli abbracci di Lipari e Vulcano che mi svegliano al mattino e mi danno la buonanotte alla sera, e poi ovviamente da Eolo, irrinunciabile presenza in questo piccolo angolo di paradiso selvaggio.
Vi confesso che m’illudevo di essere in ferie anche dalle brutture e dai mali di questo mondo. Mi sbagliavo.
E’ mattina e sono a Lingua, a pochi passi dalle celebri granite di “Alfredo”, e mi manca qualcosa per essere perfettamente attrezzata per il mare. Ho tutti i gadgets “tipici”: compreso il mio cappello di paglia. Mi manca il giornale sotto il braccio, è piacevole compiere qualche lettura per ammazzare il tempo in riva al mare (non posso ammirare all’infinito il paesaggio!). Vado quindi in edicola, e compro il quotidiano “per tenermi informata” (visto che sono volutamente isolata: no tv, no internet etc.) e mentre ci sono spio qualche rivista. Per andare a colpo sicuro, penso di acquistare L’Espresso. In quel marasma di copertine estive, non lo trovo. Sarà esaurito? Mi dico.  E invece no ! L’Espresso c’è: perfettamente mimetizzato tra i giornaletti di strapazzo. E giustamente, mi sembra il minimo. La copertina è imbarazzante. Il titolo dice “Un tuffo nella crisi” e c’è una ragazza bruna, provocante, in bikini rosso, con la chiappa destra ornata con una bandierina greca. Ovviamente non lo compro, ed esco dall’edicola arrabbiatissima.
Insomma che le pubblicità sessiste non vadano in vacanza, non mi stupisce. Ma che una copertina del genere appartenga a L’Espresso, che avrebbe la velleità di incardinarsi in posizioni di centro-sinistra, mi preoccupa. Soprattutto perché questo genere di polemiche sembravano archiviate. E non mi riferisco solo alla celebre copertina del gennaio 1979 con l’infelice scelta di una donna incinta in croce per parlare della legge sull’aborto. Ma a quella “gloriosa tradizione estiva” come l’ha definita la mia amica Marisa (colei che mi sta ospitando in questo soggiorno eoliano) alla quale anche “Wikipedia” non rinuncia a ricordare:
“Verso l’inizio degli anni novanta, ha avuto risonanza nei mass media una polemica riferita alla presenza sistematica sulle copertine della rivista del corpo femminile nudo che, ad opinione di molti detrattori, aveva come unico scopo quello di attirare l’attenzione del pubblico. Si invoglia all’acquisto, ma tali immagini hanno all’interno ben poca o nessuna attinenza con gli argomenti trattati dalla rivista. L’uso del nudo femminile in copertina è stato abbandonato a partire dal 2002″
E’ inquietante notare come coloro che si professavano leader e primi azionisti del partito AntiBerlusconi siano, oggi, i primi interpreti inconsapevoli di quella subcultura. Mi riferisco, per esempio, a Er Director Manfellotto, ormai berlusconizzato nell’animo, che nel presentare il numero del 10 agosto, quello della copertina incriminata, per spiegare la scelta grafica si esprime in termini di “un’immagine leggera, estiva”, quella di una “ragazza al mare”. Insomma la mercificazione del corpo della donna, con la chiappa- quarto di manzo- ornata col vessillo della Grecia, ha trovato autorevoli interpreti anche a Sinistra.
La colpa non è solo di Silvio. Adesso che ci siamo liberati di lui, liberiamoci dei suoi epigoni.
ps: Boicottiamo ?
elenacaruso

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