mercoledì 10 ottobre 2012

Un altro Genere di Politica è possibile! - Reblogged da Uagdc


Un altro Genere di Politica è possibile!

Elezioni 2012 in Sicilia. Alcune considerazioni: le donne dove sono?
In Sicilia siamo in pieno fermento elettorale in vista dell’appuntamento delle elezioni regionali di fine ottobre.
Da ogni parte promesse e programmi rivoluzionari s’inseguono per una nuova Sicilia. Ma un’amara constatazione va fatta: tranne rare eccezioni, di donne non si sente parlare. Quale ruolo dovranno avere in queste rivoluzioni, non è chiaro. Donne protagoniste o, come sempre, donne a margine? I Magnifici 5 maschi (Cancellieri, Crocetta, Fava, Micciché, Musumeci) infatti, non ne parlano proprio, o quasi.
Anche sul tema di Donne e Politica, in Sicilia, siamo all’Anno Zero. E, se è vero che le ultime due candidate del Centro Sinistra alla Presidenza sono state Rita Borsellino e Anna Finocchiaro, ci sono dati incontrovertibili che dobbiamo prendere in considerazione. Su 90 deputati all’Assemblea Regionale Sicilia, solo tre sono donne (Giulia Adamo, Maria Anna Caronia, Concetta Raia). E facendo uno zoom nella mia provincia, Catania, la situazione non è certamente più rassicurante, anzi. Solo due donne sindache su cinquantotto, nei comuni di Linguaglossa e Giarre. Ma nessuna speranza anche se guardiamo alla politica giovanile. Alle ultime elezioni universitarie, nel 2010, tra i rappresentanti negli organi superiori dell’Ateneo catanese non è stata eletta alcuna donna. Peraltro, pochissime erano le candidate. Addirittura, in alcune liste, i candidati erano solo di sesso maschile. Insomma: proporzioni africane o peggio.
Verrebbe da pensare ad una Sicilia popolata solo da uomini!
Ma così non è: le donne siciliane sono l’altra metà del cielo anche nella Terra del Sole.
Quindi la domanda rimane: dove siamo?
Partecipazione politica delle donne in Italia: la rivoluzione incompiuta.
A proposito della cosiddetta rivoluzione delle donne credo che si possa definire una rivoluzione incompiuta. Perché ?
La prima rivoluzione, quella dell’istruzione femminile, è pienamente compiuta: le giovani italiane sono ormai più istruite degli uomini (anche se si registra un’auto-segregazione femminile nelle facoltà umanistiche, probabilmente perché le donne si fanno guidare più degli uomini dalle proprie inclinazioni e guardano meno al mercato del lavoro in termini di occupazione e di guadagno).
La seconda rivoluzione, invece, quella del mercato del lavoro, è largamente incompiuta. I tassi di disoccupazione femminile sono ancora più alti di quelli maschili, e il divario aumenta soprattutto nelle zone del Mezzogiorno.
La rivoluzione all’interno delle famiglie, quella della divisione dei compiti familiari tra uomini e donne, è una rivoluzione “tradita” dagli uomini, ancora ben lontana dal compiersi.
Ma, a mio parere, le ragioni di tale incompiutezza hanno origine da una rivoluzione che è appena cominciata, la rivoluzione nella politica. Il cammino verso la piena rappresentanza delle donne è, infatti, lento e faticoso e l’Italia è il fanalino di coda tra i Paesi europei. La presenza delle donne in politica nel nostro Paese è ancora marginale, anche se negli ultimi mesi si sono aperte delle speranze… basti pensare alle tre ministre nel Governo Monti che, però, è un Governo tecnico.
L’obiettivo della rappresentanza politica femminile, non è, non deve essere, una rivendicazione solo di genere. La piena rappresentanza delle donne deve essere, infatti, un traguardo dell’intera collettività e della democrazia. È una battaglia di civiltà alla quale tutti noi, donne e uomini insieme, siamo chiamati a prendere parte attiva.
Il traguardo della pari rappresentanza delle donne deve essere il mattone di una costruzione culturale comune.
Womenomics: l’energia delle donne per uscire dalla crisi.
Valorizzare le donne non risponde solo a principi di pari opportunità e d’eguaglianza di genere, ma fa crescere l’economia. Favorire la partecipazione femminile nel mondo del lavoro significa ridare impulso allo sviluppo dell’economia dei servizi, oltre a garantire più ricchezza alle famiglie: questa è la tesi della womenomics. 
Da sfatare è il vecchio pregiudizio dell’incompatibilità lavoro-figli: un lavoro fisso e sicuro oggi è sempre più spesso una pre-condizione per la maternità. Interessante, poi, registrare la correlazione tra due dati: lavoro femminile e fecondità. Il lavoro femminile è ancora una risorsa inutilizzata anche perché quello che si è verificato è una “mascolinizzazione” dei modelli femminili nella partecipazione al mercato del lavoro, laddove sarebbe auspicabile una valorizzazione delle differenze di genere. È fondamentale che le imprese imparino il linguaggio e la cultura delle donne, facendo emergere l’energia femminile.
Non a caso nei Paesi più avanzati del Nord Europa il tasso di occupazione femminile è molto alto.
Le quote di Barbie e il 50 e 50.
In tema di sotto-rappresentanza femminile in Italia, c’è chi pensa di trovare soluzioni novecentesche, e invoca le quote rosa shocking.
Ma possiamo ancora parlare di quote rosa confetto? No, vogliamo il 50 e 50 in tutti i luoghi in cui si decide.
Ritengo imprescindibile l’obiettivo della democrazia paritaria. C’è chi, sapientemente, mi fa notare che “un numero non può essere abbastanza perché essere donna non è un mero dato biologico ma esprime storie, opinioni e scelte”. Vero. Però da qualche parte occorre partire. E il 50 e 50 è un inizio necessario. Le grandi conquiste sono il frutto di piccoli passi che dobbiamo compiere, soprattutto in contesti, come quello siciliano, in cui non si può parlare di sottorappresentanza delle donne, ma di vera e propria assenza. E a chi bolla il 50 e 50 come una proposta qualunquista, perché “tutte queste donne brave non ci sono” rispondo. Perché le donne devono essere a tutti i costi brave? Abbiamo subito millenni di patriarcato e strapotere maschile che ha portato a crisi, guerre e distruzioni, oppresse anche da uomini idioti. Ben vengano anche le donne idiote! Perché gli uomini possono essere incapaci, e invece noi donne, per prime, pretendiamo che le donne debbano essere tutte in gamba e competenti? No, non stiamo proponendo che al potere vadano donne incompetenti, non è certo questo il nostro discorso. Ma pretendere tanto dalle donne e così poco dagli uomini ci sembra assurdo. Basta dare un’occhiata alle performance della nostra classe dirigente per pensare che le donne non possano che fare meglio di così. Inoltre le donne sono serie e motivate, in genere. E infatti organizziamo anche corsi di formazione! Pensate che io stessa ne frequento uno (interessantissimo, per carità!) all’Università intitolato “Donne, Politica e Istituzioni”.
Come se fosse richiesto, implicitamente, ma solo per le donne, un certificato di competenza per entrare in politica!
Certo, forse sarebbe opportuno un tale certificato, ma per tutti!
Un altro genere di Politica è possibile: una proposta.
E tornando all’inizio di questa mia riflessione, alle imminenti elezioni siciliane, che si stanno preparando nella quasi assoluta indifferenza verso le donne, arriva la mia piccola proposta. Prendiamoci gli spazi negati, senza più delegare. Se non ci danno voce, urliamo, perché non vogliamo più stare zitte.
Lancio con questo post una proposta “pilota”, che potremmo poi replicare anche per i prossimi appuntamenti elettorali, e penso alle prossime nazionali nel 2013: Un Altro Genere di Politica, che rimetta al centro le donne non più come ornamenti e cornici, ma come protagoniste. Una politica che parli e usi anche le nostre parole.
Per dare voce alle donne, m’impegno personalmente a dare visibilità, in questa nostra stanza virtuale tutta per noi, ad ogni tipo di proposta per Un altro genere di Politica.
Donne di tutto il mondo, uniamoci!
Per rendere pubbliche le istanze di tutte le donne, oltre ogni candidato alla Presidenza, oltre ogni schieramento politico e partitico, (dei movimenti, dei sindacati ? non è chiaro), candidate e non candidate, mandate una breve presentazione e le vostre proposte per Un Altro genere di Politicaall’indirizzo e-mail comunicazionedigenere@emal.it

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