lunedì 9 gennaio 2012

Non è un paese per donne?


Il mio intervento d'apertura dell'evento del 3 dicembre da titolo
Non è un paese per donne? Identità e partecipazione politica della donna nell'Italia di oggi.
Se tanti passi sono stati compiuti in questi anni di lotte per le pari opportunità, l'Italia non è ancora un paese per donne. Oggi, però, la questione si pone in modo diverso rispetto a quanto accadeva negli anni Settanta. Certamente non più in termini di contrapposizione uomo- donna o di lotta (di donne) per rivendicare diritti negati (dagli uomini). Il punto non è donne “contro”. Ma chi è la donna italiana oggi? La scatola cattiva maestra, di popperiana memoria, è il veicolo più diffuso di informazione e quella che ci propone è un'immagine della donna pornografica, passiva, e subalterna all'uomo, come Lorella Zanardo ci ha efficacemente mostrato nel suo documentario, Il corpo delle donne. La donna in tv è un corpo finto, siliconato e muto che fa da nuda cornice al conduttore, uomo e incravattato. Le (poche) donne parlanti conducono tendenzialmente programmi di basso profilo e d'intrattenimento. Ma è veramente questa la donna italiana degli anni Duemila? No.
In televisione sembra che non ci sia più spazio per la donna italiana col suo volto vero, magari segnato dalla stanchezza, e con tante parole da raccontare. Di fronte a questo No-fly zone televisivo, la donna italiana ha, però, trovato nuovi spazi oggi. Nella rete libera di Internet, per esempio. O nelle pagine di un libro come Non è un paese per donne. Antologia di racconti di straordinaria normalità . O, ancora, ha occupato le strade e le piazze delle città, indignata, dopo il Rubygate, per urlare che c'è anche lei, che non è né velina né escort. Quel 13 Febbraio, donne non contro uomini, ma donne con uomini. A dimostrare che la dignità e il rispetto della donna riguardano tutta la collettività.
Riguardo al tema della violenza sulle donne, troppo spesso considerato un leitmotiv da femministe scadute, occorre avere consapevolezza di quanto esso sia ancora un problema sociale attuale e e di quanto sia necessaria la promozione di una cultura per la pace e la nonviolenza.
La donna, troppe volte, continua a rinunciare alla propria indipendenza economica e a costruirsi un'identità professionale per essere moglie e madre. E, quando lavora, il salario che percepisce è statisticamente inferiore a quello degli uomini che svolgono pari mansioni. Il nostro è un Paese in cui si taglia sul welfare, relegando così le donne in casa a fare le mogli e le madri, a occuparsi di bambini e anziani. Il nostro è ancora un Paese in cui banalmente un giornalista può ancora scrivere “Togliete alle donne i libri e torneranno a fare figli”.
La donna in politica non è ancora adeguatamente valorizzata, a eccezione di poche protagoniste, come dimostra la grave sottorappresentanza femminile in tutte le istituzioni, dalle amministrazioni locali al Parlamento.
I motivi? La donna ha ancora una posizione debole dentro la famiglia. La somma del lavoro tra casa e fuori casa è spesso inconciliabile con l'assunzione di incarichi politici. A questo si aggiunga un imprescindibile dato culturale: le donne tendono ancora ad autoescludersi dalla politica perché guardano a quel mondo come appannaggio maschile. Bisognerebbe quindi muoversi su un doppio binario. Da una parte occorrerebbe una campagna culturale di sensibilizzazione per promuovere la partecipazione politica delle donne attraverso incontri, dibattiti, spazi di riflessione a partire dalla scuola e dall'università, e parallelamente individuare strumenti che favoriscano la rappresentanza delle donne, già all'interno dei partiti politici.
Il traguardo della pari rappresentanza delle donne deve rappresentare il mattone di una costruzione culturale comune.
Non si deve trattare di rivendicazioni individuali, di genere. La piena rappresentanza delle donne deve essere un traguardo dell'intera collettività e della democrazia. Rinnovare il dibattito sull'irrisolta questione femminile è una necessità, una battaglia di civiltà alla quale tutti, donne e uomini insieme, sono chiamati a prendere parte attiva.



Esci dalla penombra e cammina davanti a noi un poco, gentile, con il passo leggero della donna risoluta a tutto, terribile per i terribili.
Bertolt Brecht, Antigone


Palazzo Platamone (Ct), 3 dicembre
Nella foto: Graziana Maniscalco, Laura Marcucci, Anna Finocchiaro, Elvira Seminara, Federica Mariotti e Elena Caruso

Per i più curiosi, ecco anche i link dei video dell'iniziativa su youtube:
La mia intervista su Radio Zammù con Assya D'Ascoli e Roberto Zito :
Riassunto video dell'iniziativa per 60pezzi.it : http://www.youtube.com/watch?v=nqYU-YAn9XM