giovedì 31 maggio 2012

Rivoluzionari nell' Era del Web 2.0



Chi sono i Rivoluzionari nell' Era del Web 2.0 ? 



Hanno la barba e il fascino del Che?  


Imbracciano fucili?



Sono dei sociopatici Nerd dalla carnagione cadaverica attaccati allo schermo dei loro Apple? 

Grilli o cavallette di disneyana memoria ?





Se l'ordine delle cose vuole che prima venga la domanda e dopo la risposta. 
Io ho compiuto il procedimento inverso, prima ho (involontariamente) dato una risposta, e dopo mi sono posta la domanda a quella risposta

(Lo so che sono un po' strana)

Ecco la risposta, in questo messaggio scritto a caldo, al regista Marco Righi, dopo la visione del suo film "I giorni della Vendemmia".


Buonasera Marco, ho appena visto il Suo film a Catania, al cinema King. Complimenti, è un film coraggioso. In questo momento realizzare opere come la Sua significa essere rivoluzionari. Fare e Parlare di Cultura è la più grande trasgressione che possiamo fare in questo momento, non trova? 

Un saluto vulcanico,


Elena Caruso, 22 anni, studentessa di Catania.




Un po' di numeri ? 
1 location
5 attori
14 giorni di riprese
30 secondi di spot televisivo hanno il costo equivalente di questo film
80 minuti la durata della pellicola
0 finanziamenti pubblici 
20 riconoscimenti cinematografici nazionali e internazionali









martedì 29 maggio 2012

Melania Daniels fuma una sigaretta e nel frattempo gli uccelli, dietro di lei, si preparano ad attaccare la scuola



In queste settimane apocalittiche per il nostro Paese, durante le quali in molti ritengono che la Profezia dei Maya stia prendendo corpo sotto ai nostri occhi, io mi sento come ne Gli Uccelli. Per la serie un Hitchcock per ogni occasione.
Ecco io mi sento come Melania Daniels che aspetta la piccola Cathy fuori dalla scuola di Bodega Bay. La scena è questa, ve la rinfresco. I bambini cantano, diretti da Annie Hayworth, la maestra di scuola. Fuori Melania (con l'immancabile completo verde acceso che indossa per tutta la durata del soggiorno, quando si dice un evergreen) seduta su una panchina accende una sigaretta. Nell'aria il presagio di qualcosa di non buono. La sigaretta si consuma in un lasso di tempo che sembra interminabile. Melania sa che qualcosa accadrà presto? Forse.
Alle sue spalle è già tutto pieno di uccellacci neri, merli o corvi non importa. Attaccheranno.



Così, mi sento.
E non solo per il terremoto, l'ultima catena di una serie di sciagurati eventi che hanno colpito questa Sodoma e Gomorra degli Anni Duemila.
Penso al famigerato spread che schizza alle stelle e bombarda i nostri cervelli, all'emergenza idrogeologica che ha fatto allagare Lo Stivale questo inverno e, a proposito di acqua: come non menzionare la macabra maniera di ricordare il Titanic, con l'affondo della Concordia?
E poi Brindisi.
Il terremoto in Emilia.
E anche il Vaticano, di questi tempi, non sembra più tanto solido.

Sì, l'opzione Lourdes di questi tempi è la più ragionevole.  


ps: per diritto di cronaca e rispetto del contraddittorio, le acciughine mi ricordano di dare spazio di intervento anche al rappresentante dei volatili, prima chiamati in causa 






giovedì 3 maggio 2012

Nevrosi di una lettrice degli Anni Duemila




Sono molti gli scrittori (aspiranti e non) che, a ragione, si lamentano delle leggi che governano l'editoria. I loro nemici sono quelli che scrivono e pubblicano (ma scrittori non sono), i quali, invece, nutrono e rafforzano questo sistema. E ne diventano complici, abbassando la cultura e l'editoria a un qualsiasi mercato, e il libro a un qualsiasi prodotto.
Ma io non sono una scrittrice, ma una lettrice. E di questo vorrei parlare, perché in pochi ci riflettono e ne scrivono (forse chi scrive è troppo narcisista per pensare a noi che leggiamo?). Oggi, il mestiere di lettore è difficile tanto quanto quello di scrittore. La ragione? Non sappiamo più che cosa leggere. Ogni volta che entro in una libreria (ormai quasi tutte di dimensioni elefantiache) mi perdo tra mille copertine“all'ultimo grido”. Bombardata da mille titoli, pagine e parole stampate.
Inizialmente la cosa mi affascinava pure, ma adesso la sensazione è cambiata: mi sento presa d'assalto, attaccata. E confusa mi ritrovo a girare per i corridoi debordanti di libri con tutte quelle copertine seducenti e invitanti. Ma quale leggere? Quale comprare? Come si fa a scegliere il libro giusto tra migliaia che ve ne sono in vendita? Il librario non è più una buona scappatoia, è raro trovarne uno disponibile in questi grandi magazzini di libri, e quando lo becchi (che fortuna!) ha poco tempo da dedicarti, e in cuor mio ho spesso la sensazione che non conosca neanche i libri.
Per questo evito di recarmi in libreria priva di armatura. Ormai ho imparato a difendermi. E prima di sottopormi a questo stress, compilo accuratamente una lista. Dopo aver letto recensioni, critiche e commenti vari, scrivo nel fogliettino e vado informata, e pronta a tutto. Sbaglierò, ma è l'unica arma della quale posso disporre, quel fogliettino lì.  E mi rattrista rinunciare al rischio di una lettura sconosciuta, al tentativo di scovare un nuovo libro.
Intendiamoci: non è che non mi piaccia la caccia al tesoro (porcina ero anche una brava scout fino a qualche anno fa!). Ma il rischio di leggere robaccia è, oggi, troppo alto. Neanche le classifiche dei più venduti sono indici affidabili di buone letture. Anzi! Se a quei paramenti dovessi affidarmi mi ritroverei a leggere biografie di qualche divetto dellultimora (magari un popolare calciatore a me sconosciuto), libri di cucina di dilettanti cuoche allo sbaraglio. Aggiungete anche un'altra aggravante: ho poco tempo a disposizione per la lettura, e in questa economia del tempo devo stare attenta a non sciuparlo con letture poco gratificanti. Mi chiedo quindi perché non si può parlare di lettura ecosostenibile. Perché non ci può essere posto anche per un'ecologia del libro. E non parlo solo di quanto ci guadagnerebbero anzitutto gli alberi, prime silenziose vittime di questo malsano sistema. Ma anche Noi: lettori degli anni Duemila. E Voi, disgraziati scrittori, ai quali non è più richiesto di fare il vostro lavoro: cioè di scrivere un buon libro per mostrarci il mondo con quegli occhi diversi che non abbiamo. Ormai la strategia è una, e fortunatamente l'ho scoperta. Attirarci in questi negozi, confonderci al punto da sfinirci per poter acquistare l'agglomerato di lettere più seducente e intrigante.