venerdì 1 giugno 2012

Re Giorgio, il banchetto e la parata


Questa storia della parata mi sta facendo incavolare non poco. E non mi dite che è la solita demagogia e populismo da BuonaDomenica, perché state toppando di brutto. Qui si tratta di un Paese che per tante ragioni è in ginocchio, in ultimo il terremoto. E mentre c'è gente che è senza un tetto sopra la testa, si pensa di festeggiare in pompa magna, con tanto di parata militare. E poi, per ripulirsi della coscienza sporca, si dichiara il lutto due giorni dopo. 
Male. Molto male. 
A questo si aggiunga che oggi al Quirinale, Re Giorgio (il quale non si è ancora neanche premurato di fare una visitina in Emilia ) ha invitato duemila persone a banchettare. Non per il suo compleanno: nessuna festa privata. Ma il Party della Repubblica (a spese della Repubblica). Ma che cosa festeggiamo: la Repubblica a pezzi? 
E mentre c'è chi rimpiange la Dc di Forlani e chi l'elmetto giallo di Berlusconi, io condivido con voi le giuste parole di Marco Travaglio. 






1° Giugno e mezzo - di Marco Travaglio 


   La Presidenza della Repubblica, nella persona di Sua Eccellenza 
Giorgio Napolitano che ci tiene tanto perché è l’ultima volta e la 
profezia dei Maya incombe, comunica di aver deciso di confermare sia 
la parata militare del 2 Giugno, ribattezzata per l’occasione “1° 
Giugno e mezzo”, sia il ricevimento al Quirinale con duemila invitati, 
ma in ossequio alla sobrietà che si deve al Paese in un momento 
drammatico contrassegnato da attentati, stragi, spread e movimenti 
tellurici ondulatori e sussultori, impartisce le seguenti, 
inderogabili direttive. 



Le illustrissime Autorità civili, finanziarie, militari e religiose 
invitate alla sobria parata militare all’Altare della Patria e in via 
dei Fori Imperiali dovranno presentarsi sul palco d’onore in 
abbigliamento essenziale, prive cioè dei consueti pennacchi, 
medaglieri, mostrine, galloni, uniformi, palandrane, paramenti, 
stivaloni, galosce, berretti, cappelli, tricorni, feluche, elmi, 
corazze, piumaggi, parrucche, parrucchini anche se in catrame, ciglia 
e unghie finte, tacchi col rialzo, anelli in platino, oro e 
bigiotteria, pròtesi al silicone, wonderbra, rinforzini e imbottiture 
da patta in cotonina. Sempre in ossequio alla sobrietà, i carabinieri 
a cavallo sfileranno a piedi, mentre i militari già appiedati 
marceranno in ginocchio su distese di ceci. 



Chi vorrà portarsi comunque il cavallo, dovrà evitare i purosangue e 
prendere un ronzino da tiro in prestito dalle caratteristiche 
botticelle romane. I bersaglieri, dismessi i copricapi con piume e le 
divise troppo variopinte, indosseranno il loden e, lasciata a casa la 
troppo solenne fanfara, avanzeranno non di corsa, ma molto lentamente 
fischiettando sottovoce. Idem per la banda degli alpini, la cui 
sobrietà verrà testata da prove del palloncino a sorpresa. 
I cani da valanga saranno equipaggiati con le consuete borracce, ma 
prive di sostanze alcoliche: gazzosa e fanta per tutti. I carrarmati 
avanzeranno privi di cingoli, dotati di sole ruote, spinti a mano da 
appositi fanti o tirati con apposite funi. Gli aerei cacciabombardieri 
potranno avere una sola ala. Gli elicotteri da guerra saranno 
sprovvisti di elica. I cannoni avranno la bocca coperta da un 
preservativo in ghisa. Quanto al ricevimento al Quirinale, non si 
terrà nei troppo opulenti giardini del Palazzo, ma nei giardinetti 
pubblici siti nelle vicinanze. Al posto dei soliti tavoli imbanditi, 
si impiegheranno le più spoglie panchine in pietra, fra l’altro 
utilissime affinché vegliardi e cariatidi presenti comincino ad 
abituarsi. 



Gli invitati – alte e basse cariche dello Stato in servizio o ex, 
cardinali, arcivescovi, monsignori, sagrestani, imprenditori e 
prenditori, manager e magnager, banchieri e bancarottieri, 
pregiudicati, imputati, inquisiti, prescritti, impuniti, colpevoli non 
ancora beccati, faccendieri, piduisti, pitreisti, piquattristi, 
massoni, ciellini, opusdeini, papponi, mignotte, poetastri, guitti, 
schitarranti e pennivendoli di regime, nani e ballerine – sono pregati 
di non sfoggiare abbigliamenti troppo sgargianti e acconciature 
vistose. È gradito l’abito loden, anche e soprattutto per le escort. 
Vietato l’accesso agli yacht, dunque Formigoni o viene a piedi o resta 
a casa. Abolito per sobrietà il tradizionale catering, ciascuno si 
porterà il pranzo al sacco in appositi zainetti di tela, gavette e/o 
giberne metalliche. Resta inteso che le tartine non potranno contenere 
caviale o salmone canadese o foie gras, ma al massimo patè di olive. 
Vivamente consigliata, accanto a ogni miliardario, la presenza di un 
barbone prêt-à-porter, anche per confondere gli ispettori dell’Agenzia 
delle Entrate di cui non si escludono blitz a sorpresa. I massoni, per 
questa volta, lasceranno a casa grembiuli e compassi. Per la 
delegazione dei ladri, come sempre folta e variegata, si raccomanda di 
astenersi almeno per quel giorno dal borseggiare i vicini di tavolo, 
anzi di panchina. O, se proprio non riescono a trattenersi, di 
devolvere sobriamente la refurtiva ai terremotati.