giovedì 23 agosto 2012

Il miagolio di Miuccia Prada

Le mie acciughine ed io non siamo molto appassionate di classifiche, però una volta che qualcuno si prende la briga di stilarle la curiosità di leggerle l'abbiamo.

Stavolta ci siamo imbattute nella celebre Lista delle 100 donne più potenti del mondo secondo la rivista Forbes.

 «Queste donne di potere esercitano influenza in modi molto diversi e con finalità molto differenti, e tutte con impatti molto diversi sulla comunità globale»
 Moira Forbes, presidente ed editrice di ForbesWoman


La Top Power Woman è Lei, la Cancelliera tedesca,  Angela Merkel, seguita dalla Segretaria di Stato USA Hillary Clinton
Michelle Obama, first most powerful woman in carica, scende di posizione piazzandosi al settimo posto. Tra i cento nomi, val la pena di menzionare The Lady Aung San Suu Kyi al 19esimo posto. E per la serie "Rank nel Rank" the oldest woman che con i suoi ottantasei anni ci ha donato un'indimenticabile performance in paracadute: The Queen Elizabeth II al 26esimo posto, e la più giovane, coi suoi ventisei anni, Lady Gaga, al 14esimo posto. 
Nessuna menzione per Marina Berlusconi, la deriva del padre non ha risparmiato neanche la figlia, della quale non vi è più traccia, eppure solo l'anno scorso era lei la rappresentante del made in Italy.
Ma quest'anno? La ricerca è stata più complicata, se il 48esimo posto di Marina Berlusconi ci soddisfava poco, quest'anno io e le mie acciughine abbiamo dovuto cercare un po' fino al... 67  con la stilista Miuccia Prada
Meno male che c'è lei a difendere lo stendardo italico! Col suo timido miagolio stampato su borse e scarpe non passa inosservata neanche nel ranking mondiale delle ricchezze. Un miagolare per 6,8 miliardi di dollari. 

Who is the most powerful and richest woman in Italy ?


Ecco il miagolio di Miuccia Prada. 
E in tutto questo miagolare le mie acciughine ed io abbiamo pensato di intonare una canzone very popular 


Volevo un gatto nero 

Un coccodrillo vero,
un vero alligatore
ti ho detto che l'avevo
e l'avrei dato a te.
Ma i patti erano chiari:
il coccodrillo a te
e tu dovevi dare
un gatto nero a me.
Volevo un gatto nero, nero, nero,
mi hai dato un gatto bianco
ed io non ci sto più.
Volevo un gatto nero, nero, nero,
siccome sei un bugiardo
con te non gioco più.
Non era una giraffa
di plastica o di stoffa:
ma una in carne ed ossa
e l'avrei data a te.
Ma i patti erano chiari:
una giraffa a te
e tu dovevi dare
un gatto nero a me.
Volevo un gatto nero, nero, nero,
mi hai dato un gatto bianco
ed io non ci sto più.
Volevo un gatto nero, nero, nero,
siccome sei un bugiardo
con te non gioco più.
Un elefante indiano 
con tutto il baldacchino:
l'avevo nel giardino 
e l'avrei dato e te.
Ma i patti erano chiari:
un elefante a te
e tu dovevi dare
un gatto nero a me.
Volevo un gatto nero, nero, nero,
mi hai dato un gatto bianco
ed io non ci sto più.
Volevo un gatto nero, nero, nero,
siccome sei un bugiardo
con te non gioco più.
I patti erano chiari:
l'intero zoo per te
e tu dovevi dare
un gatto nero a me.
Volevo un gatto nero, nero, nero,
invece è un gatto bianco 
quello che hai dato a me.
Volevo un gatto nero, 
ma insomma nero o bianco
il gatto me lo tengo
e non do niente a te.


[Reblogged post da 60pezzi] #interviste : Lorenzo Ravazzini Giovani che credono nel Partito: “Ognuno sia parte di un progetto politico di comunità”


Pubblicato il: 16 novembre 2011

simboli partiti

Dopo l’articolo sul Movimento 5 Stelle, pubblichiamo l’intervista a Lorenzo Ravazzini,  26 anni, Resp. Org. Regionale Giovani Democratici Emilia Romagna, che nel partito ci crede e lavora ogni giorno con passione e impegno.


Lorenzo, credi che i giovani siano distanti dalla politica?

Non è vero. I giovani sono l’unica realtà che cresce dentro il partito, non sono gli assenti. Lo dimostrano le manifestazioni contro la Gelmini, le nostre scuole di formazione de L’Aquila. Fino alla manifestazione del 5 Novembre a Roma. È un’informazione sbagliata. Queste nuove generazione vogliono riscattarsi e sono in cerca di qualcosa dalla politica, soprattutto in questo momento di crisi, in cui non è retorica dire che siamo noi giovani quelli che stanno pagando il prezzo più alto. I ragazzi non vogliono né spargimenti di sangue né tantomeno di detersivo. I veri assenti del Partito non sono i giovani, Noi siamo sempre di più. Gli assenti sono nella generazione dei 30-40enni..


Gli assenti sono, secondo te, quelli della generazione chiassosa del momento, vedi Renzi, che ne pensi del suo programma di“rottamazione”?

La rottamazione deve essere la rottamazione delle idee stantie non delle persone. Per esempio Renzi con la sua comunicazione da “ok il prezzo è giusto” propone cose superate dai dibattiti di almeno vent’anni di direzioni di partito. Vorrei puntualizzare che il nostro segretario è Pierluigi Bersani, che noi elettori abbiamo scelto durante le scorse primarie nazionali in quanto è in lui che abbiamo individuato la nostra guida in questa fase politica decisiva per il nostro Paese.


Cosa rispondi ai ragazzi del movimento 5 stelle che dichiarano di non riconoscersi nella forma partito per la sua “struttura gerarchica”?

Il partito per come lo immagino io è una struttura solida che per funzionare deve essere organizzato attraverso forme rappresentative interne. L’organizzazione è parte fondamentale assieme allo studio e alla comunicazione, queste sono le parti tecniche che ci distinguono da un movimento fluido e temporale. Siamo in tanti e nelle differenze, grazie all’organizzazione, sappiamo andare d’accordo. Questa è la nostra forza.


Cosa ne pensi dei Grillini?

I grillini rappresentano quella parte non responsabile della politica. Ci sono tanti ragazzi. Il problema di questi movimenti è che sono figli del qualunquismo e del berlusconismo. Con Berlusconi sono caduti nella trappola mediatica del “sono tutti uguali”. I grillini non sono altro che compagni di strada a cui dobbiamo ancora mostrare la nostra trasparenza nella volontà di cambiare le cose. Prima o poi dovranno trovare anche loro un luogo democratico in cui discutere, perché diciamola tutta, l’epoca dei comici in politica è finita.


E del successo di questi movimenti “senza bandiere” , come quello dei referendum, delle donne del SNOQ?

Ho fatto io stesso parte di questi movimenti. La maggior parte di essi è in realtà costituita da persone che come me sono già attive dentro il partito. Bellissimo esempio di mobilitazione collettiva della società civile compatta e unita su tematiche rilevanti, come quelle dei referendum.


Tu quando ti sei tesserato per la prima volta?

Sono tesserato da 10 anni, ho 26 anni. Ho iniziato a fare politica a scuola, quando ero rappresentante degli studenti. Dopo un anno di attivismo dentro il partito, era la Sinistra giovanile, ho sentito il bisogno di tesserarmi per sentirmi a pieno titolo parte di quella comunità della quale condividevo sogni e ideali. Ammetto che ho saltato solamente la prima tessera del PD per qualche in comprensione di passaggio nello scioglimento dei DS, per poi entrare nel partito con le primarie scorse, grazie all’ elezione di Bersani che con la sua candidatura ha ridato credibilità a tutto il centro-sinistra italiano.


Perché un giovane, oggi , dovrebbe tesserarsi in un partito?

Anzitutto in quale partito? Io sono di parte! Non vedo alternative tra Pdl da una parte, e dall’altra – non me ne vogliano gli amici di Idv e i compagni di Sel- al mio Partito che garantisce un confronto e una discussione al suo interno. Non votiamo il segretario con l’applausometro.

Tesserarsi significa essere parte di un progetto politico di comunità, un’unica comunità che riesce ad unire le nuove generazioni da Modena fino a Catania. A mio parere, militare nei Giovani Democratici è un impegno e un atto di responsabilità verso il Paese. Per ricostruire l’Italia e la sinistra italiana.

Per finire, brevi considerazione sul “governo tecnico”di Monti.

Questo governo tecnico è una misura d’emergenza. Pertanto non ci si può esimere dal prendersi la responsabilità, in primis come cittadini italiani, di accettarlo perché la situazione è veramente drammatica. Tuttavia come tutte le misure d’emergenza esso non può durare all’infinito, infatti è nostra ulteriore responsabilità tornare a far partecipare i cittadini alla politica per poter riprendere a pieno titolo il nostro diritto di popolo sovrano, passando dalle urne.

[Reblogged post da 60pezzi] #interviste : Intervista a uno dei fondatori di TermometroPolitico Livio Ricciardelli


Pubblicato il: 17 novembre 2011

LIVIO RICCIARDELLI
Livio Ricciardelli, classe 1989, vive a Roma e studia presso la Facoltà di Scienze Politiche. Ha una grande passione per il cinema ed è molto attivo nel mondo del giornalismo. È tra i fondatori del portale www.termometropolitico.it, oggetto di quest’intervista.

Perché un termometro politico sul web?

L’idea è nata in realtà qualche anno fa, quando dei reduci di un vecchio e bellissimo sito, chiamato politica online.net hanno deciso di continuare ad occuparsi di questi argomenti su un sito a parte. Inizialmente il Termometro Politico era un semplice blog, ma col tempo è diventato un vero e proprio sito. Comprende  e racchiude sia articoli sia sondaggi elettorali. Diciamo che è il ramo in cui siamo specializzati. Sono  argomenti che attraggono, soprattutto sotto elezioni. Se mi è concesso un paragone che utilizzo spesso, i sondaggi sono come il modellismo: hanno forse pochi fan, ma sono tutti super-appassionati!

Qual è stata, se c’è stata, la tua gavetta nel mondo del giornalismo?

In realtà non c’è stata una vera e propria gavetta. Sia perché do a questo termine -ma sicuramente sbaglio io- una connotazione a tratti noiosa, mentre io invece mi diverto, sia perché è sostanzialmente da due anni che scrivo sul Termometro. Quindi forse la mia gavetta è in corso proprio ora. In realtà io ho sempre avuto una passione per la politica e per la scrittura. Unisco dunque queste mie grandi passioni.

Dal punto di vista organizzativo come avete dato vita alla redazione? Avete dei finanziamenti?

La redazione è composta perlopiù da persone giovani e mira ad ottenere il massimo risultato sfruttando un buon lavoro organizzativo. Per adesso non abbiamo ricevuto finanziamenti e tutti i nostri redattori sono volontari. Senz’altro il fatto che siamo una testata giornalistica online attira molte persone desiderose di ottenere il patentino da pubblicista. È giusto che sia così. La passione per la politica: è questo che unisce la maggior parte dei nostri collaboratori.. Sotto sotto siamo tutti un po’ dei drogati della politica! Nel senso buono del termine, ovviamente.

Quali sono state le difficoltà che avete incontrato, se ce ne sono state?

Le difficoltà senz’altro ci sono, ma sono le stesse che provano gran parte delle testate giornalistiche online emergenti. Senz’altro la maggior parte della fatica consiste nel lavorare per porsi come interlocutori affidabili in un settore che registra la presenza di veri e propri palyer di rango: come Lettera43, Linkiesta ecc…

Nella breve vita di Termometro politico ci sono già scoop?

Sì, si tratta di due scoop recenti: il primo riguarda i cento punti programmatici usciti dalla Leopolda, nel corso della kermesse convocata dal sindaco di Firenze Matteo Renzi. Abbiamo scoperto sostanzialmente che queste cento proposte sono state redatte da Giorgio Gori, ex presidente della Magnolia e supporter di Renzi. Si tratta secondo alcuni di un falso scoop, ma in realtà la notizia c’è: Gori non si limita ad essere un supporter del sindaco, ma ha un ruolo organizzativo di primo piano. Non sta solo davanti al palco, ma anche nelle quinte. Del resto questo è il genere di notizie che circolano per internet. È la rete, bellezza, e tu non puoi farci niente, come direbbe Humphrey Bogart.

Il secondo scoop invece riguardava il parlamentare del PdL Giorgio Clelio Stracquadanio. Abbiamo ripreso Stracquadanio che, mentre entrava all’Hotel Hassler di Roma per incontrare il gruppo dei frondisti del PdL, spaccava a terra la telecamere di un giornalista del la7. Come abbiamo ottenuto questo scoop? Ho fatto un video dalla finestra di casa mia, dopo che avevo sentito degli urli e ho collegato che si trattava della voce di Stracquadanio…

Qual è il vostro metodo e marchio di fabbrica? Il giornalismo firmato Termometro politico in poche parole.

Il Termometro Politico mira a dare le notizie, ma al tempo stesso deve esserci un ragionamento dietro. Dobbiamo essere in grado di dare ai lettori delle informazioni che non possono trovare sui quotidiani nazionali. Può trattarsi di un’analisi particolarmente ragionata, che tiene conto di vari aspetti tra cui quello elettorale. Oppure semplicemente si tratta di quelle chicche che da appassionati del settore siamo in grado di fornire. E che sotto sotto posso consentire di elaborare una nuova chiave di lettura capace di cogliere elementi che a prima vista ci erano sfuggiti.


Termometro politico si inserisce nel solco del boom dei web magazine che spopolano nella rete. Cosa ne pensi di questo fenomeno? E come mai questo bisogno ipertrofico di informazione indipendente?

È un fenomeno a dire il vero che forse arriva un po’ in ritardo qui in Italia. Come sappiamo il nostro paese non è in prima fila nello sviluppo della banda larga e l’accesso ad internet, per quanto oggi si stia incrementando, registra una media più bassa rispetto alla media europea. Pian piano però il fenomeno si sta diffondendo e considerando anche il fatto che i nostri quotidiani nazionali, se escludiamo lodevoli eccezioni, hanno tutte un marchio di fabbrica ben definito dall’editore, emerge una voglia di indipendenza sulla rete. Il luogo considerato più idoneo per operazioni di questo tipo.

È la morte della carta stampata?

Questo è un domandone! Ricordo un studio che sosteneva che l’ultimo giornale cartaceo si sarebbe stampato nel 2050…come diceva De Gasperi? «Un politico pensa alle prossime elezioni, uno statista alle prossime generazioni». Non mi inserisco nella categoria degli statisti.

Dicitur che alle giovani generazioni non interessa nulla della politica e fanno di tutto per prenderne le distanze. Termometro Politico un magazine di giovani che parla di politica, credi che sia l’eccezione? Credi di essere controcorrente?

Senz’altro a seguito della fine delle ideologie e di Tangentopoli in Italia c’è un interesse minore, da parte delle giovani generazioni, per la politica. Ma ciò non vuol dire che i giovani italiani abbiano caratteristiche egoistiche. In realtà la politica continua ad interessare, ma nella sua concretezza e lontana da certi teatrini che oramai affascinano poco. Noi nel nostro piccolo cerchiamo di parlare di politica, nel vero senso del termine.

Se riusciamo a svolgere questo piccolo compitino civico, vuol dire che stiamo facendo bene questo nostro lavoro. Che tra l’altro è sempre più una passione.

[Reblogged post da 60pezzi] #interviste : Liguria sott'acqua. Intervista ad Andrea Grande, 22 anni, genovese


Pubblicato il: 22 novembre 2011

alluvione_liguria1
La regione Liguria è stata protagonista di una triste pagina per la storia di tutto il paese. Ad essere teatro di questi disastri idrogeologici, senza precendenti, prima lo spezzino e poi il genovese, dove la forza della natura si è palesata nel suo volto imprevedibile, indomabile, distruttivo.
Adesso che l’emergenza è finita, a mente fredda, non possiamo esimerci dal fare una riflessione: eventi, come questi. sono la punta dell’iceberg di un mal governo? Oppure è tutta colpa della forza incontrollabile della natura? Si sarebbe potuto evitare il disastro?
L’abbiamo chiesto a chi quelle pagine di cronaca le ha vissute, come Andrea Grande, 22 anni, genovese doc.

Andrea, cos’è successo quel fatidico venerdì 4 novembre? Dove ti trovavi?
Quel mattino ero andato nella mia sezione del PD, che non è nella zona colpita, e sono rimasto bloccato lì dentro assieme ad un vecchio compagno ex PCI ed un altro ex PSI che litigavano, lanciandosi citazioni taglienti di Craxi e Togliatti. Dopo sono andato alla stazione, dove dovevo aspettare una mia amica, ed è stato lì che ho capito chiaramente quanto la situazione fosse drammatica: treni tutti soppressi, ferrovia chiusa, gente impaurita e imprecante. Una volta tornato a casa, il valzer di notizie in rete: un’ intera generazione di Genovesi era su fb a condividere notizie, video, foto, frasi di sgomento e solidarietà e tutti avevano cambiato la propria foto profilo con un simbolo cittadino. L’ home page era diventata, simbolicamente, una riga infinita di croci rosse in campo bianco: la bandiera di Genova.

Era prevedibile secondo te un’alluvione come quella, a Genova, tenendo conto di quanto accaduto nello spezzino pochi giorni prima?
L’allerta meteo quel giorno era 2 che, anche se nessuno lo sapeva, è il grado più grave. La città non percepiva il pericolo e tutti hanno iniziato la giornata con la solita routine, come se nulla fosse!

Genova: vittima del fato? Pensi che si sia trattato di una «tragedia assolutamente imprevedibile in questa forma», come dichiarato dalla sindaco Marta Vincenzi?

Nonostante l’ allerta, era imprevedibile un fenomeno del genere. Mezzo metro d’acqua a Quezzi, in poche ore.. l’esondazione del Ferreggiano, la morte di sei persone.. tutto imprevedibile. Una precipitazione di tipo tropicale mai vista a Genova nella storia. L’ unico precedente in tal senso è dato dall’ alluvione del 1970 che colpì più duramente la città, nonostante le proporzioni in termini di quantità d’acqua siano state di meno della metà rispetto a quest’anno. Questo dà l’idea dell’anomalia del fenomeno: fino ad oggi le alluvioni erano piogge intense e prolungate, mentre quest’anno a Genova è piombata una tempesta breve ma di inaudita intensità.

Non credi , quindi, che ci siano delle responsabilità dell’amministrazione?
Proprio per l’anomalia del fenomeno non credo che si possa parlare di responsabilità dell’amministrazione nel disastro. Del resto, dal 1970, molto è stato fatto su tutto il territorio ligure per la messa in sicurezza degli alvei dei torrenti e dei rii. Il dramma è l’edilizia e il modello di sviluppo urbano che dagli anni 50-80 che ha caratterizzato la regione, come gran parte dell’Italia… cemento, intombature di fiumi e torrenti, argini alti impermeabili ma ristretti…

Quali interventi saranno necessari dopo quanto successo per evitare un 4novembre bis?
O demoliamo e riedifichiamo interi quartieri e cittadine di migliaia di abitanti o questi fenomeni rimarranno purtroppo tragedie annunciate.

Qual è stato il contributo e la risposta della società civile dopo il disastro?
La mobilitazione è stata stupenda. Tutti i ragazzi spontaneamente sono scesi in strada da tutte le parti della città e in tantissimi mi hanno scritto perché volevano venire, anche da fuori Liguria, ad aiutare. Si spalava fianco a fianco e ogni angolo di strada era un sorriso e un gesto di solidarietà. C’è da dire che i soccorsi e le aziende pubbliche si son mosse molto bene di fronte a questa emergenza.

Qual è adesso la situazione?
L’emergenza è finita, ma i danni restano … danni enormi, 2000 aziende ed esercizi commerciali distrutti… la cosa ironica è che 400 milioni di euro sono la cifra che rimaneva da stanziare per la messa in sicurezza idrogeologica di tutto il territorio provinciale e ammontano a circa 400 milioni i danni causati da questa alluvione…

[Reblogged da 60pezzi] #intervista : LABORATORIO CATANIA CITTA' APERTA intervista a Fabio Gaudioso


Pubblicato il: 29 febbraio 2012

Locandina-CITTAPERTA
Nel clima di fermento che attraversa il mondo politico, neanche la nostra città sembra rappresentare un’eccezione. Nel panorama catanese infatti si affaccia un nuovo soggetto, che sembra prendere le distanze dal sistema dei partiti. Si definisce un Laboratorio, e sarà presentato pubblicamente mercoledì 29 Febbrario alle ore 17 nell’Auditorium dell’ex Monastero dei Benedettini , con Antonio Ingroia. Come si legge dalla descrizione nella pagina fb è “Catania CITTAPERTA è un movimento civico, è un laboratorio politico, è un progetto creato dal basso, è un luogo di contaminazioni, è esperienze messe in comune.
Catania CITTAPERTA è un processo nuovo di partecipazione per cambiare la nostra città.”
Per capire bene di cosa si tratta abbiamo intervistato Fabio Gaudioso, docente di Filosofia e firmatario del documento programmatico del movimento ( http://www.facebook.com/pages/Laboratorio-x-Catania-CITTAPERTA/149523861814550 )
Catania Cittaperta si definisce un movimento. Come i Grillini del “Movimento cinque stelle”?
Nulla a che fare col movimento dei Grillini, a cominciare dal fatto che non c’è tra i firmatari alcuna logica leaderistica, ma, al contrario, una forte sottolineatura del “Noi” e non come plurale majestatis! L’esigenza dovrebbe essere sotto gli occhi di tutti, il degrado della Nostra città è davvero imbarazzante!
Perché la scelta di coordinarvi in un movimento e non in un partito?
Non in un partito perchè ci sembra che ognuno dei possibili riferimenti per una “alternativa” alle tre giunte Scapagnini e Stancanelli sia, nelle sue parzialità, insufficiente; crediamo fortemente in una logica inclusiva e “unitaria”, ovviamente tutta da costruire, e non sarà affatto facile!
Secondo Voi andrebbe riformato l’art. 49 della costituzione?
Per quanto riguarda l’articolo 49 della Carta, a titolo personale, potrei risponderLe, come per molti altri articoli costituzionali, che andrebbe semplicemente applicato! Comunque, uno dei tre assi portanti del Nostro documento-base parla, proprio, di “democrazia partecipativa” e, da questo punto di vista non c’è dubbio che i partiti in questi ultimi anni, anche e soprattutto a Catania, non hanno dato risposte adeguate!
In un momento in cui sembra imperversare la c.d. antipolitica dei movimenti spontanei e delle liste civiche c’è chi dice che tutto ciò porterà a una deriva populista. Cosa ne pensa? È il preludio a una nuova dittatura? O una purga per tempi migliori?
Dopo 18 anni di sostanziale “berlusconismo” la “deriva populista” più che un rischio è la realtà da cui si sta cercando, anche con questi movimenti spontanei, penso innanzitutto alle donne del “Se non ora quando?” dello scorso Febbraio, ai referendum primaverili e alle vittorie comunali di Pisapia, De Magistris e Zedda! Comunque, non credo che i tempi migliori arrivino, mai, attraverso le “purghe”…abbiamo già dato!
Che cosa pensate di fare a Catania in vista delle prossime elezioni? Presentare una vostra lista civica?
A Catania pensiamo di costruire un “laboratorio per cambiare”! In questi mesi abbiamo già intessuto una significativa rete di contatti e collegamenti con tutte quelle forze, non sono pochissime, che nella nostra città si danno da fare per migliorare la qualità della vita, il tessuto civile! Di lista civica non se n’è mai parlato, quei pochi accenni hanno, comunque, fatto intendere che non ci muoviamo su questa strada, semmai il nostro obiettivo è creare un “programma partecipato” per rinnovare profondamente Catania!
In questo momento, Palermo è in fermento in vista dell’appuntamento delle primarie. Voi presentereste un candidato sindaco alle primarie a Catania?
Non si è mai parlato di eventuali candidature, nè direttamente nostre, nè da sostenere o appoggiare: crediamo sia arrivato il tempo di una “rivoluzione copernicana” nella politica, anche catanese, prima vengono i programmi, i contenuti, poi e in coerenza, le possibili alleanze e gli eventuali nomi che le incarnino!
In quest’ottica anche l’esperienza, pure interessante, delle primarie non va assolutizzata; può essere uno strumento importante di partecipazione e di scelta condivisa, ma avvertiamo, al contempo, i rischi di una semplificazione nominalistica e una logica solo personalistica!
Quali rapporti avete con gli altri movimenti (penso a quello sopra citato dei Grillini) e con i partiti ?
Se per movimenti si intendono “quelli che” si sbracciano e rimboccano le maniche per lavorare nel sociale a Catania, come già dicevo, sì, abbiamo avuto e vogliamo implementare rapporti intensi e fecondi con le tante realtà presenti nel nostro territorio urbano, senza, neanche qui, fare la facile retorica della “società civile” tutta purezza e candore contrapposta alla società dei partiti corrotti e autoreferenziali, ci sembra davvero una lettura riduttiva! Dei grillini, francamente, non ho traccia a Catania e  non se ne sente la mancanza! Abbiamo una certa presenza, tra i nostri primi firmatari, di diversi militanti di partiti della sinistra catanese o di ex militanti, magari un pò insoddisfatti dei loro rispettivi “contenitori”, è ovvio che a “Catania città aperta” si aderisce a titolo strettamente personale! Comunque, per chi ha un minimo di conoscenza delle dinamiche e delle storie personali e collettive della sinistra cittadina degli ultimi anni le firme parlano chiaro! Ovviamente, siamo rispettosi del dibattito interno dei vari partiti del Centrosinistra catanese, ma si segue con interesse i possibili sviluppi che, per esempio, potrebbe dare la svolta palermitana! In ogni caso, gli incontri ci sono stati, sia con singole, e autorevoli, personalità, sia con partiti come, ad esempio, Sinistra ecologia e libertà e la Federazione della Sinistra; il “dialogo” lo si vuole e lo si cerca, però, partendo sempre dai contenuti!
Nel vostro documento si parla di Sicilia, non solo di Catania quindi. Siete coordinate con altri movimenti simili sul territorio nazionale?
Nel nostro documento si parla di Sicilia, inevitabilmente e giustamente: non dimentichiamoci che siamo la seconda città dell’Isola, la più grande città italiana non capoluogo di regione, con tutto quello che ciò comporta, nel bene e nel male! Non si può prescindere, nel costruire qualsiasi ipotesi di movimento politico cittadino, dal dare un giudizio, nel nostro caso molto duro e negativo, sull’esperienza, ambigua e trasformista, della giunta regionale a guida Lombardo. Ciò detto non abbiamo però contatti con altri movimenti analoghi sia in Sicilia che nel resto d’ Italia. Avevamo cercato, e magari torneremo a farlo, il Sindaco di Napoli, De Magistris! Ci sembrava utile confrontare la sua esperienza con quella, ancora tutta in “fieri”, nostra. Per essere chiaro, però, niente a che spartire, anche qui, con le iniziative in tal senso del Sindaco di Bari, Emiliano.
Perché decidere di presentare l’iniziativa con Ingroia?
La scelta di Ingroia c’è sembrata la migliore per una sorta di “battesimo laico” del nostro “laboratorio politico”! Tra i ricordati tre assi strategici del nostro Documento di adesione, a proposito, il terzo si riferisce alla priorità assoluta da dare alle politiche pubbliche nell’amministrazione municipale, c’è quello della “cultura della legalità”, chi meglio di Ingroia, “partigiano della Costituzione”, poteva essere il Nostro “testimonial”? E, poi, far presenziare e presiedere il Nostro debutto pubblico da un valoroso magistrato palermitano vuole essere anche un omaggio, nel ventennale delle stragi del ’92, al nome che abbiamo scelto per il nostro gruppo: se nel film di Rossellini Roma doveva essere città aperta e liberata dall’occupazione nazi-fascista, qui, mutatis mutandis, Catania deve essere aperta e liberata dalla ormai troppo lunga occupazione mafiosa. Ecco, vogliamo, in un certo senso, essere i “nuovi partigiani” civici ; noi crediamo, infatti, che per Catania sia arrivato il tempo di una vera e profonda alternativa!