mercoledì 10 ottobre 2012

Cronistoria di una denuncia- Reblogged post Uagdc


Catania Politica o Catania Sessista? Cronistoria di una denuncia

Pochi giorni fa ho denunciato la linea pornosoft di un giornale online “Catania Politica”, con un articolo “Catania politica o Catania sessista?
Ve ne propongo un estratto:
Il portale di “Catania Politica”, probabilmente a corto di notizie e di visite, ha pensato bene di scegliere una linea editoriale pornosoft per essere più appetibile. Che originalità! Di certo i giornalai di Catania Politica non saranno campioni di informazione, ma certamente sono campioni di sessismo. Scorrendo le pagine del loro portale di “informazione”, così la chiamano, ecco cosa potete leggere. Non è necessario andare lontano nel tempo. Poche recenti segnalazioni sono sufficienti, per darvi un’idea della situazione. Il tema dell’articolo del 13 Settembre è una seduta del consiglio comunale di Catania. Ritenete che il cuore sul pezzo di sotto di un costume sia proprio consequenziale e attinente con l’informazione dell’articolo (assenteismo al consiglio comunale)? Io no.
E, ancora, andiamo al 20 Settembre, ecco cosa potete vedere (sempre sul portale di CataniaPolitica) “ Lo fanno tutti e anche noi non potevamo esimerci “ (Cosa fanno tutti? Pubblicità sessista? )
Ancora una volta la scarsa creatività politica colpisce nel segno.
Il 18 Settembre, riguardo ai Test universitari, ecco la riflessione maliziosa, il titolo dell’articolo a firma di Salvatore Daniele. Questa volta l’immagine scelta è quella di una studentessa in abiti succinti.
La musica è sempre la stessa: l’uso del corpo della donna strumentale ad una più fruibile e appetibile lettura degli articoli.
Quella di “Catania Politica” è una precisa scelta editoriale, non una scivolata accidentale, una “svista” occasionale.
Il giorno in cui ho pubblicato l’articolo, la notizia si è subito diffusa tra incredulità e indignazione di donne ma anche di uomini. Spinta da chi mi chiedeva un’azione concreta (una manifestazione in piazza?) ho elaborato un’idea, che ex post forse giudico infelice e avventata, ma che al momento mi era parsa la migliore. Volevo dare un segnale forte e ho creato un evento Facebook “Per la chiusura di Catania Politica”. Il mio intento, palesemente provocatorio, è stato accolto con entusiasmo sebbene qualcuno non ha mancato di bollarlo come “liberticida”. Insomma sono stata fraintesa. Come ho chiarito più volte, e lo faccio anche in questa sede, la mia richiesta riguarda la chiusura di una linea editoriale che alimenta un’immagine della donna offensiva e sesssista, non certo di un giornale!
Anche sul fronte delle reazioni di CataniaPolitica,  la prova che le ragioni della mia denuncia sono state travisate. Vi propongo alcuni passaggi della risposta del Direttore nel suo articolo di risposta “Catania in clausura” :
La scelta delle foto, però, è di tutt’altra natura: voleva essere l’immagine dell’Italia che pensa al sesso e che, appunto per questo, va a puttane (nel senso etico e politico). Mi permisi di avvisare chi le sceglieva che, conoscendo le galline del pollaio, non sarebbero mancate durissime critiche. C’è sempre qualche anima bella, che riscrive i dieci comandamenti a proprio piacimento, da quando gli anni ’70 sono entrati in menopausa (o andropausa, che è lo stesso per me), non si fa altro che sentire l’ex eversione sessuale parlare come una candida verginella di clausura, immemore dello scempio antropologico che ha determinato.
Io non intendo mettere “la cintura di castità a Gramsci” né “il pannolone a Marx”, ne fare la moralista (io che i moralisti li odio!).
Completamente fuori dal seminato anche l’articolo di un’altra giornalista di Catania Politica dal titolo “Noi il burqa non lo mettiamo” .
Ci sono donne in questa redazione. E ce ne sono molte di più tra quelle che collaborano. Donne non fricchettone, di sinistra, di destra ma soprattutto lavoratrici: lavorano a casa e lavorano per amore, senza che qualcuno imponga loro di fare la mamma e la moglie. Lo fanno perché amano e amano dimostrare il loro amore così ai loro uomini e ai loro figli. Quando la sera non sono esauste, si mettono davanti al pc e scrivono qualche riga senza rancore, senza acidità, senza l’intolleranza di chi crede che il mondo giri attorni ai propri ormoni. Chi ha una famiglia ha imparato a proprio spese la “rivoluzione copernicana” dell’amore. Ci sono giovani studentesse delle quali è meglio non fare il nome per non inserirle nel libro nero delle nuove suffragette. Stanche, dopo un esame raccontano una Catania che parla e si diverte, perché per noi la realtà non è un’invenzione, un’idea da mettere in mano al potente di turno per farne la realtà che vuole. (…)
Sembra che la battaglia sia stata condotta da una ragazzetta superficiale (io) e dalle mie compagne di giochi “suffragette”, donne un po’ annoiate che giocano al femminismo!
Concludo questa mia cronistoria, con le parole delle donne del SeNonOraQuando Catania e Le VoltaPagina
La scelta d’intitolare l’evento “Per la chiusura di Catania Politica” è stata una mera provocazione, tanto ovvia da essere percepita perfino da voi. Sappiamo benissimo che non si può chiedere la chiusura di una testata giornalistica. E, vi stupirà, ma non lo desideriamo neanche. Noi vorremmo soltanto la cessazione di atteggiamenti lesivi ed offensivi per le donne. E Vogliamo anche farvi un complimento: siamo convinte che se voi comprendeste il punto di vista delle donne, vi  sarebbe impossibile continuare. 
Gli attacchi e il tentativo da parte del direttore di far passare tutte/i noi come moralisti, come femministe isteriche, ragazzine, sarebbe stato meno “feroce” se avessimo chiamato l’evento in altro modo? Usare il termine femminista come un insulto è davvero roba d’altri tempi. Ciò che non si conosce spaventa, evidentemente ancora oggi c’è chi non ha compreso fino in fondo il movimento delle donne. E non vuole certo informarsi è molto più comodo usare le armi classiche della parte più becera del sesso maschile che, per fortuna, non è monolitico: il dileggio, la sottovalutazione, il paternalismo.
Decenni di women studies ignorati, come d’altronde decenni di elaborazione femminista, di studi sul linguaggio e sulla comunicazione. Perché, ovviamente, è un problema di linguaggio anzi di linguaggi che dovrebbero essere ben conosciuti da persone che lavorano nei media. Ma saranno isterici-femministi anche i componenti del Consiglio dei Diritti Umani CEDAW (organo delle Nazioni Unite) che, riunitosi a luglio, denunciava la grave situazione italiana? Riportiamo parte del comunicato della Casa Internazionale delle Donne:

“Sul piano culturale, che rappresenta l’humus ed il brodo di coltura di tutti i comportamenti aggressivi contro le donne, l’Italia è stata fortemente redarguita dalla commissione CEDAW delle Nazioni Unite nella sessione dello scorso luglio per la rappresentazione scorretta e irrispettosa delle soggettività femminili, non solo in ambito mediatico e pubblicitario ma anche nel discorso pubblico, con esplicito riferimento alla narrazione ed alla rappresentazione delle donne da parte di personaggi pubblici.” 

Catania Politica, con l’uso strumentale che fa del corpo della donna, utilizzandolo al di fuori di ogni contesto logico, alimenta la rappresentazione scorretta e irrispettosa delle soggettività femminili, allo scopo di rendere leggeri e divertenti’ i propri articoli su qualunque tema ed in un modo che noi consideriamo offensivo. Noi denunciamo quest’arroganza che porta ad usare pezzi di donna, denunciamo questo retro-pensiero “ma è sempre stato così, di cosa vi scandalizzate…”. Noi ci scandalizziamo, noi vogliamo che tutto questo cambi, noi abbiamo deciso di non essere più complici, di non accettare più questo tipo di cose. Se la donna è un pezzo di carne non è individuo, non è pari, è merce, è oggetto da possedere, da usare, da picchiare e qualche volta da sopprimere. Oltre 80 donne uccise solo nel 2012 dal marito, partner, amante… E NON diteci che l’uso ‘leggero e divertente’ del corpo femminile nulla ha a che vedere con la violenza perché noi siamo convinte che siano tutti atteggiamenti che derivano dalla stessa incultura, ancora troppo diffusa specialmente dalle nostre parti. Sappiamo anche che non tutti gli uomini considerano con tanto disprezzo la soggettività femminile, e speriamo che, in misura sempre maggiore, ci aiutino a combattere questa battaglia di civiltà per costruire un mondo in cui nessun essere umano sia sfruttato né realmente né simbolicamente. 

Grazie a tutte/i coloro che ci hanno appoggiate in questa denuncia, alla prossima.
SNOQ Catania – LVP

Un altro Genere di Politica è possibile! - Reblogged da Uagdc


Un altro Genere di Politica è possibile!

Elezioni 2012 in Sicilia. Alcune considerazioni: le donne dove sono?
In Sicilia siamo in pieno fermento elettorale in vista dell’appuntamento delle elezioni regionali di fine ottobre.
Da ogni parte promesse e programmi rivoluzionari s’inseguono per una nuova Sicilia. Ma un’amara constatazione va fatta: tranne rare eccezioni, di donne non si sente parlare. Quale ruolo dovranno avere in queste rivoluzioni, non è chiaro. Donne protagoniste o, come sempre, donne a margine? I Magnifici 5 maschi (Cancellieri, Crocetta, Fava, Micciché, Musumeci) infatti, non ne parlano proprio, o quasi.
Anche sul tema di Donne e Politica, in Sicilia, siamo all’Anno Zero. E, se è vero che le ultime due candidate del Centro Sinistra alla Presidenza sono state Rita Borsellino e Anna Finocchiaro, ci sono dati incontrovertibili che dobbiamo prendere in considerazione. Su 90 deputati all’Assemblea Regionale Sicilia, solo tre sono donne (Giulia Adamo, Maria Anna Caronia, Concetta Raia). E facendo uno zoom nella mia provincia, Catania, la situazione non è certamente più rassicurante, anzi. Solo due donne sindache su cinquantotto, nei comuni di Linguaglossa e Giarre. Ma nessuna speranza anche se guardiamo alla politica giovanile. Alle ultime elezioni universitarie, nel 2010, tra i rappresentanti negli organi superiori dell’Ateneo catanese non è stata eletta alcuna donna. Peraltro, pochissime erano le candidate. Addirittura, in alcune liste, i candidati erano solo di sesso maschile. Insomma: proporzioni africane o peggio.
Verrebbe da pensare ad una Sicilia popolata solo da uomini!
Ma così non è: le donne siciliane sono l’altra metà del cielo anche nella Terra del Sole.
Quindi la domanda rimane: dove siamo?
Partecipazione politica delle donne in Italia: la rivoluzione incompiuta.
A proposito della cosiddetta rivoluzione delle donne credo che si possa definire una rivoluzione incompiuta. Perché ?
La prima rivoluzione, quella dell’istruzione femminile, è pienamente compiuta: le giovani italiane sono ormai più istruite degli uomini (anche se si registra un’auto-segregazione femminile nelle facoltà umanistiche, probabilmente perché le donne si fanno guidare più degli uomini dalle proprie inclinazioni e guardano meno al mercato del lavoro in termini di occupazione e di guadagno).
La seconda rivoluzione, invece, quella del mercato del lavoro, è largamente incompiuta. I tassi di disoccupazione femminile sono ancora più alti di quelli maschili, e il divario aumenta soprattutto nelle zone del Mezzogiorno.
La rivoluzione all’interno delle famiglie, quella della divisione dei compiti familiari tra uomini e donne, è una rivoluzione “tradita” dagli uomini, ancora ben lontana dal compiersi.
Ma, a mio parere, le ragioni di tale incompiutezza hanno origine da una rivoluzione che è appena cominciata, la rivoluzione nella politica. Il cammino verso la piena rappresentanza delle donne è, infatti, lento e faticoso e l’Italia è il fanalino di coda tra i Paesi europei. La presenza delle donne in politica nel nostro Paese è ancora marginale, anche se negli ultimi mesi si sono aperte delle speranze… basti pensare alle tre ministre nel Governo Monti che, però, è un Governo tecnico.
L’obiettivo della rappresentanza politica femminile, non è, non deve essere, una rivendicazione solo di genere. La piena rappresentanza delle donne deve essere, infatti, un traguardo dell’intera collettività e della democrazia. È una battaglia di civiltà alla quale tutti noi, donne e uomini insieme, siamo chiamati a prendere parte attiva.
Il traguardo della pari rappresentanza delle donne deve essere il mattone di una costruzione culturale comune.
Womenomics: l’energia delle donne per uscire dalla crisi.
Valorizzare le donne non risponde solo a principi di pari opportunità e d’eguaglianza di genere, ma fa crescere l’economia. Favorire la partecipazione femminile nel mondo del lavoro significa ridare impulso allo sviluppo dell’economia dei servizi, oltre a garantire più ricchezza alle famiglie: questa è la tesi della womenomics. 
Da sfatare è il vecchio pregiudizio dell’incompatibilità lavoro-figli: un lavoro fisso e sicuro oggi è sempre più spesso una pre-condizione per la maternità. Interessante, poi, registrare la correlazione tra due dati: lavoro femminile e fecondità. Il lavoro femminile è ancora una risorsa inutilizzata anche perché quello che si è verificato è una “mascolinizzazione” dei modelli femminili nella partecipazione al mercato del lavoro, laddove sarebbe auspicabile una valorizzazione delle differenze di genere. È fondamentale che le imprese imparino il linguaggio e la cultura delle donne, facendo emergere l’energia femminile.
Non a caso nei Paesi più avanzati del Nord Europa il tasso di occupazione femminile è molto alto.
Le quote di Barbie e il 50 e 50.
In tema di sotto-rappresentanza femminile in Italia, c’è chi pensa di trovare soluzioni novecentesche, e invoca le quote rosa shocking.
Ma possiamo ancora parlare di quote rosa confetto? No, vogliamo il 50 e 50 in tutti i luoghi in cui si decide.
Ritengo imprescindibile l’obiettivo della democrazia paritaria. C’è chi, sapientemente, mi fa notare che “un numero non può essere abbastanza perché essere donna non è un mero dato biologico ma esprime storie, opinioni e scelte”. Vero. Però da qualche parte occorre partire. E il 50 e 50 è un inizio necessario. Le grandi conquiste sono il frutto di piccoli passi che dobbiamo compiere, soprattutto in contesti, come quello siciliano, in cui non si può parlare di sottorappresentanza delle donne, ma di vera e propria assenza. E a chi bolla il 50 e 50 come una proposta qualunquista, perché “tutte queste donne brave non ci sono” rispondo. Perché le donne devono essere a tutti i costi brave? Abbiamo subito millenni di patriarcato e strapotere maschile che ha portato a crisi, guerre e distruzioni, oppresse anche da uomini idioti. Ben vengano anche le donne idiote! Perché gli uomini possono essere incapaci, e invece noi donne, per prime, pretendiamo che le donne debbano essere tutte in gamba e competenti? No, non stiamo proponendo che al potere vadano donne incompetenti, non è certo questo il nostro discorso. Ma pretendere tanto dalle donne e così poco dagli uomini ci sembra assurdo. Basta dare un’occhiata alle performance della nostra classe dirigente per pensare che le donne non possano che fare meglio di così. Inoltre le donne sono serie e motivate, in genere. E infatti organizziamo anche corsi di formazione! Pensate che io stessa ne frequento uno (interessantissimo, per carità!) all’Università intitolato “Donne, Politica e Istituzioni”.
Come se fosse richiesto, implicitamente, ma solo per le donne, un certificato di competenza per entrare in politica!
Certo, forse sarebbe opportuno un tale certificato, ma per tutti!
Un altro genere di Politica è possibile: una proposta.
E tornando all’inizio di questa mia riflessione, alle imminenti elezioni siciliane, che si stanno preparando nella quasi assoluta indifferenza verso le donne, arriva la mia piccola proposta. Prendiamoci gli spazi negati, senza più delegare. Se non ci danno voce, urliamo, perché non vogliamo più stare zitte.
Lancio con questo post una proposta “pilota”, che potremmo poi replicare anche per i prossimi appuntamenti elettorali, e penso alle prossime nazionali nel 2013: Un Altro Genere di Politica, che rimetta al centro le donne non più come ornamenti e cornici, ma come protagoniste. Una politica che parli e usi anche le nostre parole.
Per dare voce alle donne, m’impegno personalmente a dare visibilità, in questa nostra stanza virtuale tutta per noi, ad ogni tipo di proposta per Un altro genere di Politica.
Donne di tutto il mondo, uniamoci!
Per rendere pubbliche le istanze di tutte le donne, oltre ogni candidato alla Presidenza, oltre ogni schieramento politico e partitico, (dei movimenti, dei sindacati ? non è chiaro), candidate e non candidate, mandate una breve presentazione e le vostre proposte per Un Altro genere di Politicaall’indirizzo e-mail comunicazionedigenere@emal.it

KINDER SOPRESA ROSA- Reblogged post Un Altro Genere di Comunicazione


In Italia da settembre Kinder Sorpresa si veste di rosa. E in Germania è polemica.

Se penso alla mia infanzia, c’è anche l’ovetto Kinder, col suo cioccolato unico per bontà e (bi)colore, bianco e nero, e la sorpresina da montare e collezionare. Da piccola avevo anche delle casette lignee da appendere alle pareti in cui erano accuratamente collocate le sorprese Kinder . E lo stesso nelle camerette delle mie compagnette e dei miei compagnetti di passata gioventù.
Dietro al Kinder Sopresa vi era un vero e proprio rito: si scartava sperando di trovare l’agognato giochino (quello introvabile della collezione del momento!) racchiuso nella piccola scatolina arancione. E poi si montava la sorpresina, la si scambiava, la si collezionava. E ovviamente si mangiava il cioccolato. 
Immaginate la mia reazione di dolore quando leggo, oggi, che il Kinder Sopresa è sotto attacco delle femministe, in Germania. A quanto pare è prevista una versione “solo per bambine” rigorosamente in rosa. (A parte che questa ossessione del rosa l’ho pagata cara perché è il colore che odio di più). In regalo le bamboline strafighe Winx (che a me sembrano bruttissime, ma si vede che i canoni estetici sono cambiati). 
Su un quotidiano tedesco è già apparso un articolo “Gioco divertimento e sessismo”, in cui si spiegano le ragioni della polemica contro la Ferrero. Per l’esperta di studi di genere dell’università di Amburgo Stevie Schmiedel, già nota per la sua campagna contro il colore rosa “PinkStrinks”, le Winx darebbero un’ immagine « totalmente sessualizzata, non adatta ai bambini. » E spiega « Con questi modelli si torna indietro e si riposiziona la donna nel suo vecchio ruolo di carina e sexy a tutti i costi, oltre al fatto che questi stereotipi possono danneggiare la salute psico-fisica delle ragazze e indurle a sviluppare disturbi alimentari come l’anoressia. ».
Un’accusa quella della Schmiedel che mi ha riportato alla mente il libro Ancora dalla parte delle bambine di Loredana Lipperini «Nelle letture destinate alle bambine di oggi c’è qualcosa di peggio rispetto al modello di virtuosa bellezza che da sempre è loro riservato: è l’identificazione del loro destino con lo scopo, ben misero, di impegnarsi per rendersi piacevoliIl prima possibile. » Nelle letture come per gli ovetti rosa confetto, aggiungo. 
La polemica contro il Kinder Sopresa e “l’ossessione rosa” ha avuto un’eco tale che la Ferrero in Germania ha affermato in un comunicato ufficiale che «La gamma base di Kinder Sorpresa “Rosa” prevede sì regali “classici” per bambine, come bracciali di fiori e anelli, ma anche giochi di ragionamento, puzzle e piccole costruzioni. (…) Le ragazze al giorno d’oggi hanno bisogno di girl power ma anche di pony rosa». Come a dire il rosa è ontologicamente donna.
Concludo con le parole di Loredana Lipperini in Ancora dalla parte delle bambine
«A formare una  cultura è quello stesso immaginario che si veicola nei prodotti a larga diffusione: prodotti destinati all’infanzia, soprattutto. Perché, per capire cosa sta succedendo alle donne, occorre sapere cosa è successo, da qualche lustro a questa parte, alle bambine.
Non casualmente, quel che viene intuito oggi dai saggisti era già noto, da oltre dieci anni, nel marketing che riguarda i giovanissimi. La re-genderization, il ritorno ai generi, è già in atto, dalla metà degli anni novanta, nella produzione e diffusione di giocattoli, programmi televisivi, libri, film, cartoni. Laddove la parola ritorno non sancisce semplicemente una differenza, ma determina, ancora una volta e a dispetto delle apparenze, la premessa di una subordinazione ». 
Nonostante il coinvolgimento emotivo per via del legame all’ovetto “incriminato”, spero che la linea “rosa” venga ritirata, e il Kinder Sorpresa possa continuare ad essere l’uovo delle bambine e dei bambini, senza colore rosa, ma solo quello bianco e nero del suo cioccolato. 
Fonte: QUI

PERCHE' NON HO ACQUISTATO L'ESPRESSO -Reblogged post da "Un altro genere di comunicazione"


Perché non ho acquistato l’Espresso questa mattina
del 14 luglio
Vi scrivo da Salina dove mi trovo a trascorrere qualche giorno di vacanza, coccolata dal mare, dagli abbracci di Lipari e Vulcano che mi svegliano al mattino e mi danno la buonanotte alla sera, e poi ovviamente da Eolo, irrinunciabile presenza in questo piccolo angolo di paradiso selvaggio.
Vi confesso che m’illudevo di essere in ferie anche dalle brutture e dai mali di questo mondo. Mi sbagliavo.
E’ mattina e sono a Lingua, a pochi passi dalle celebri granite di “Alfredo”, e mi manca qualcosa per essere perfettamente attrezzata per il mare. Ho tutti i gadgets “tipici”: compreso il mio cappello di paglia. Mi manca il giornale sotto il braccio, è piacevole compiere qualche lettura per ammazzare il tempo in riva al mare (non posso ammirare all’infinito il paesaggio!). Vado quindi in edicola, e compro il quotidiano “per tenermi informata” (visto che sono volutamente isolata: no tv, no internet etc.) e mentre ci sono spio qualche rivista. Per andare a colpo sicuro, penso di acquistare L’Espresso. In quel marasma di copertine estive, non lo trovo. Sarà esaurito? Mi dico.  E invece no ! L’Espresso c’è: perfettamente mimetizzato tra i giornaletti di strapazzo. E giustamente, mi sembra il minimo. La copertina è imbarazzante. Il titolo dice “Un tuffo nella crisi” e c’è una ragazza bruna, provocante, in bikini rosso, con la chiappa destra ornata con una bandierina greca. Ovviamente non lo compro, ed esco dall’edicola arrabbiatissima.
Insomma che le pubblicità sessiste non vadano in vacanza, non mi stupisce. Ma che una copertina del genere appartenga a L’Espresso, che avrebbe la velleità di incardinarsi in posizioni di centro-sinistra, mi preoccupa. Soprattutto perché questo genere di polemiche sembravano archiviate. E non mi riferisco solo alla celebre copertina del gennaio 1979 con l’infelice scelta di una donna incinta in croce per parlare della legge sull’aborto. Ma a quella “gloriosa tradizione estiva” come l’ha definita la mia amica Marisa (colei che mi sta ospitando in questo soggiorno eoliano) alla quale anche “Wikipedia” non rinuncia a ricordare:
“Verso l’inizio degli anni novanta, ha avuto risonanza nei mass media una polemica riferita alla presenza sistematica sulle copertine della rivista del corpo femminile nudo che, ad opinione di molti detrattori, aveva come unico scopo quello di attirare l’attenzione del pubblico. Si invoglia all’acquisto, ma tali immagini hanno all’interno ben poca o nessuna attinenza con gli argomenti trattati dalla rivista. L’uso del nudo femminile in copertina è stato abbandonato a partire dal 2002″
E’ inquietante notare come coloro che si professavano leader e primi azionisti del partito AntiBerlusconi siano, oggi, i primi interpreti inconsapevoli di quella subcultura. Mi riferisco, per esempio, a Er Director Manfellotto, ormai berlusconizzato nell’animo, che nel presentare il numero del 10 agosto, quello della copertina incriminata, per spiegare la scelta grafica si esprime in termini di “un’immagine leggera, estiva”, quella di una “ragazza al mare”. Insomma la mercificazione del corpo della donna, con la chiappa- quarto di manzo- ornata col vessillo della Grecia, ha trovato autorevoli interpreti anche a Sinistra.
La colpa non è solo di Silvio. Adesso che ci siamo liberati di lui, liberiamoci dei suoi epigoni.
ps: Boicottiamo ?
elenacaruso

NINA MORIC E LE MERLATURE GUELFE - Reblogged post "Un altro genere di comunicazione"


NINA MORIC E LE MERLATURE GUELFE

A Castell’Aquato domenica 26 Agosto ci sarà una manifestazione dedicata alla moda.
Insomma: probabilmente uno degli appuntamenti estivi più attesi per le 4000 anime di questo comune nel piacentino.
Per dare visibilità a questo banale evento si è trovata una soluzione altrettanto banale: il corpo di Nina Moric (eh sì, la crisi la crisi non ha risparmiato neanche lei, che si è ridotta a fare l’ospite d’onore di questa sagra di paese, sic!).
Così nella locandina appare la rocca medievale con i seni della Moric incastrati nella merlatura guelfa.
L’associazione DonneinQuota non ha esistato a denunciare la pubblicità sessista allo IAP (Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria), chiedendo il ritiro immediato e spontaneo della stessa al Sindaco (il Comune ha patrocinato l’evento) con una lettera, il quale fa sapere per il momento “Nessun scandalo”.
Speriamo che dopo l’increscioso episodio, si compiranno scelte di qualità per pubblicizzare il prossimo evento ospitato da questo borgo medievale: la Festa delle Castagne d’Ottobre.
La pubblicità è una vera è propria forma d’arte. E come tale non è alla portata di tutti. Una soluzione scontata, inflazionata e “sicura” come quella di un corpo nudo per attirare l’attenzione è la scelta disperata di chi è senza idee. A queste povere menti, la mia personale commiserazione e il suggerimento di cercare un altro lavoro.
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il testo integrale della lettera dell’Associazione DonneinQuota ( fonte Piacenza24 )
Al Sindaco del Comune Castell’Arquato (Pc) Ivano Rocchetta
All’Assessore Attività culturali Comune Castell’Arquato (Pc) Bernardo Baccanti
p.c.
Ministra Lavoro e Politiche Sociali con delega alle Pari Opportunità Elsa Fornero
Assessore Cultura Regione Emilia-Romagna, Massimo Mezzetti
Assessora Pari Opportunità Regione Emilia-Romagna Donatella Bartolazzi
Assessora Pari Opportunità Comune di Rimini, Nadia Rossi
Egregio Sindaco Rocchetta,
la nostra associazione si occupa di pubblicità sessista dalla Risoluzione del Parlamento Europeo del 3 settembre 2008 (2008/2038(INI)), scrivendo lettere di protesta, organizzando iniziative di divulgazione alla cittadinanza, promuovendo un disegno di legge in materia e premendo sulle Istituzioni affinchè venga rispettata la dignità delle donne.
Secondo la Risoluzione sopracitata, la pubblicità che presenta messaggi discriminatori e/o degradanti basati sul genere e gli stereotipi di genere sotto qualunque forma rappresentano ostacoli per una società moderna e paritaria. In parole povere, la rappresentazione della donna in pubblicità e nei media impedisce il raggiungimento della effettiva parità.
Ebbene, dal suo Comune ci è arrivata una segnalazione in merito alla locandina dell’evento in oggetto che riteniamo veramente offensiva.
Siamo molto sorprese che a Castell’Arquato, città d’arte, una campagna pubblicitaria di questo tipo  riceva addirittura il patrocinio del Comune.
La informiamo quindi che abbiamo scritto allo IAP, l’Istituto di Autodisciplina pubblicitaria, chiedendo la sospensione immediata della campagna.
Le donne italiane non sono più disposte ad accettare discriminazioni di questo tipo: pensavamo che la manifestazione organizzata dal movimento SE NON ORA QUANDO? in molte città d’Italia il 13 febbraio del 2011 avesse insegnato qualcosa alla nostra politica.
La stessa Ministra Fornero si è più volte espressa  sull’uso di immagini offensive contro le donne, l’ultima delle quali risale al 25 luglio u.s.
Inoltre è notizia del mese di luglio che nella Vs. stessa regione, il comune di Rimini ha bandito le pubblicità sessiste.
Le chiediamo quindi il ritiro immediato e spontaneo della locandina in oggetto e da oggi in avanti più attenzione e rispetto all’immagine della donna nelle pubblicità locali.
In attesa di conferma, porgiamo distinti saluti.
DonneinQuota
La Presidente
Donatella Martini

La mia intervista a Federica Buttò- Reblogged post da Bambole Spettinate & Diavole del focolare


IL BRONZO DELLE GIRLS AI MONDIALI DI BRIDGE IN CINA

In quest’atmosfera olimpicocentrica, non fanno rumore i successi che dall’altra parte del mondo ha realizzato la squadra italiana ai mondiali di bridge che si sono appena conclusi in Cina, ma anche in questo campo le Italian Girls si sono distinte.
Si chiama Federica Buttò ha 23 anni, vive a Catania dove frequenta la Facoltà di Giurisprudenza . Segni particolari? Gioca a bridge. Anche se non ama essere definita una « campionessa», Federica ha collezionato numerosi trofei nazionali e internazionali. Quest’estate è stata per lei ricca di appuntamenti: ha partecipato all’undicesima edizione del Campionato Europeo Giovanile a Coppie che si è svolto nella cittadina danese di Vejle dall’1 al 6 luglio, e, in ultimo, al 14° Campionato Mondiale Giovanile a Taicang, in Cina, dal 25 luglio al 4 agosto. Proprio in Cina è arrivato un grande risultato «Siamo arrivate terze ai campionati mondiali a squadre. Bellissima medaglia di bronzo!».
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 Nella foto: Federica Buttò e la medaglia di bronzo 
Al di là di ogni apparenza, il bridge non è un gioco a carte come gli altri ma un vero proprio “sport della mente”, in cui la fortuna c’entra poco.
Per Federica, è una passione che le è stata trasmessa dai genitori, anche loro giocatori di bridge. «A 15 anni ho frequentato insieme a un amico un corso tenuto al Liceo “Galileo Galilei”. A 18 anni ho iniziato a giocare a livello agonistico».
E se è vero che il gioco a carte, soprattutto in questo periodo estivo, evoca le riunioni pomeridiane delle donne più anziane, Federica smentisce «Sembrerà strano ma alcuni dei miei più cari amici sono proprio bridgisti! Tutti juniores di Palermo e Roma! Gli Italiani, però, devo ammetterlo, attualmente non sono molti: non saremo più di settanta. »Per Federica il bridge è una passione che l’ha portata molto lontano, regalandole la possibilità di viaggiare e compiere numerose e stimolanti esperienze all’estero, ma vivere di bridge non è tra le sue prospettive future. «Anche se ci sono bridgisti professioni, ai primi posti nel ranking mondiale, che riescono a guadagnare molto grazie agli sponsor. Continuerò tra gli juoniores, la categoria degli under 25. Dopo giocherò solo per hobby, credo! ».
Nessun riconoscimento dalla sua città, Catania, nonostante Federica sia membro della nazionale e si è guadagnata una fama nazionale, da parte dei bridgisti di tutta Italia, e, anche d’Oltralpe, è conosciuta tra gli Juniores del mondo «i riconoscimenti arrivano dall’interno del contesto bridgistico, e dai miei amici che credono che sia un genio per il semplice fatto che gioco a bridge!».
Anche se a Catania il bridge non è molto diffuso, il Circolo Bridge Catania, in via Sgroppillo «è uno dei più belli d’Italia» dice « Campioni che hanno solcato la scena internazionale tengono corsi di alto livello, aperti a chiunque intenda iscriversi!». L’Italia ha una quadra competitiva, soprattutto vanta una grandissima tradizione bridgista sia a livello di juniores che a livello open. I primi posti nel ranking mondiale sono occupate solo da coppie italiane.
«A livello agonistico il bridge impegna abbastanza tempo» spiega «Quando non ci sono competizioni in vista, mi alleno almeno due volte alla settimana, per non perdere familiarità col tavolo».
E sugli appuntamenti internazionali di questa stagione estiva, Federica esprime soddisfazione «Siamo arrivati in finale agli Europei in Danimarca e adesso il bronzo per i mondiali in Cina! Qualche volta i sogni divengono realtà».

Iniziativa con EqualitySicilia - Reblogged post da Gli Altri. Sinistra quotidiana

L'iniziativa EqualityItalia_Sicilia del 14 giugno con gli scout è stata oggetto di attenzione da parte della stampa nazionale. Ecco di seguito l'articolo di Laura Eduati per "Gli Altri. La Sinistra quotidiana."

Nella stanza della parrocchia ragazzi scout cattolici ascoltano rapiti Marina La Farina, lesbo-femminista radicale del collettivo “Goditive Generose”, mentre legge una pagina del suo diario di tredicenne, quando annotava con dolore che le piacevano le donne ma non sapeva come dirlo e perché dirlo. E poi indirizzano l’attenzione a Alessandro Gullotta, a sua volta scout e omosessuale, che racconta la disperazione delle madri siciliane alla scoperta di un figlio in abiti femminili, e le decine di richieste di aiuto agli ospedali da parte di uomini regolarmente sposati, ma gay, che hanno contratto il virus dell’Hiv e non sanno come affrontare la moglie.
È un incontro particolare quello avvenuto nelle scorse settimane a Catania, città dove domani andrà in scena il Gay Pride e dove si concentra la maggioranza dei locali gay-friendly dell’isola. «Eppure l’omofobia e lo stigma sociale sono molto forti», puntualizza Elena Caruso di Equality Italia, l’associazione di orientamento bipartisan fondata da Aurelio Mancuso per promuovere i diritti civili.
C’era anche Elena, quella sera, nei locali attigui alla chiesa di San Pietro e Paolo. E tutto è partito dalla volontà degli scout di orientamento cattolico, specialmente dopo la contestata pubblicazione delle linee guida dell’Agesci lo scorso aprile, dove l’omosessualità viene indicata come un «problema» e si raccomanda ai capi-scout omosessuali di nascondere il proprio orientamento «essendo questo un elemento che può turbare,condizionare, confondere i ragazzi». I quali, si legge sempre negli atti del convegno sull’omosessualità, se scoprono di desiderare persone dello stesso sesso possono essere aiutati da uno psicologo.
Ad accompagnare i ragazzi scout c’erano due educatori, un uomo e una donna. «Hanno ascoltato, tutti, con grande rispetto e curiosità», racconta Caruso con entusiasmo. La dimostrazione, insomma, che le preclusioni spesso vivono sulla carta ma muoiono al contatto con la realtà. E che i giovani dell’Agesci, tutti intorno ai diciotto-vent’anni, nutrivano davvero una forte voglia di porre domande e ascoltare un punto di vista differente, spesso estraneo. Come l’adozione da parte delle coppie omosessuali. Quando La Farina ha sottolineato che, rispetto agli uomini gay, le lesbiche sono avvantaggiate perché possono comunque far nascere un figlio in quanto detengono il potere della maternità, uno degli educatori è intervenuto dicendo che «un bambino dovrebbe rimanere il frutto di una volontà paterna e materna insieme», e la rappresentante delle “Goditive Generose” ha voluto affrontare la questione di petto: «Tutti noi veniamo da un utero, non dalla costola di Adamo». A quel punto, ricorda Caruso, dalla chiesa arrivava paradossalmente un coro angelico.
I giovani scout volevano sapere, soprattutto, come fare coming out, come introdurre l’argomento con i genitori, quale fosse il cammino di scoperta dell’omosessualità per darle una dimensione pubblica. Ovvero il contrario di quanto raccomandato dall’Associazione degli scout cattolici. «E’ importante che questo sia avvenuto a Catania, in una parrocchia, con un gruppo cattolico», dice Elena Caruso, «perché questa realtà vive una dicotomia profonda: qui vivono e studiano molti gay, la maggioranza provenienti dai piccoli paesi siciliani dove devono nascondere il proprio orientamento sessuale. Nonostante Catania abbia una comunità omosessuale molto popolosa, nel discorso pubblico essere gay è un’infamia e non sono pochi coloro che continuano a vivere una doppia vita». Nel caso di giovani studenti, per esempio, è in voga il doppio nome: quello vero, che viene usato nella vita quotidiana, e un nomignolo con il quale si vive la vita gay, nei locali o negli incontri fugaci. Non è raro, sempre nella Catania apparentemente progressista, incontrare trentenni regolarmente fidanzati con ragazze che però riservano una parte oscura e nascosta della propria esistenza agli incontri omosex. E, come ha scritto la giornalista Ada Mollica sul sito delle Voltapagina, mentre riscuote un successo clamoroso lo spettacolo en travesti Le sorelle Marinetti, dove degli attori uomini vestono da donna, negli stessi giorni dello scorso febbraio Michelle, estetista trans, viene assalita da un branco furioso di ragazzi ventenni che la picchiano senza pietà. La schizofrenia del “si fa ma non si dice”, di stampo evidentemente cattolico, non è presente soltanto nella Chiesa e nel manuale sull’omosessualità degli scout.

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Catania politica o Catania sessista?

OTTOBRE 3, 2012  |  ARTICOLI
di elena caruso
In questo momento di elezioni regionali, oltre ad un gran numero di folgorati dall’amore per la propria comunità (candidati politici), si assiste a un brulicare di giornalisti. Ogni giorno, la consapevolezza che un nuovo giornale online è in rete. La concorrenza serve ad alzare il livello, penso. Ma in realtà è solo una consolazione teorica, visto che ciò cui assisto è solo un gioco al ribasso. Non una corsa al migliore giornalista, alla migliore informazione ma a chi disinforma meglio. Spesso mi ritrovo a dover comparare le varie testate locali, in rete o cartacee, e non per sete di completezza di informazione, ma per capire se quella notizia esista o meno. Intere pagine e fiumi di parole di (presunti!) articoli si basano su illazioni, supposizioni, su un tweet o like di Facebook! Insomma in questo mare di giornalai, ops! giornalisti, c’è di tutto. E vince chi è più iena di tutte. Chi butta più fango di tutti.
Il portale di “Catania Politica”, probabilmente a corto di notizie e di visite, ha pensato bene di scegliere una linea editoriale pornosoft per essere più appetibile. Che originalità! Di certo i giornalai di Catania Politica non saranno campioni di informazione, ma certamente sono campioni di sessismo. Scorrendo le pagine del loro portale di “informazione”, così la chiamano, ecco cosa potete leggere. Non è necessario andare lontano nel tempo. Poche recenti segnalazioni sono sufficienti, per darvi un’idea della situazione. Il tema dell’articolo del 13 Settembre è una seduta del consiglio comunale di Catania. Ritenete che il cuore sul pezzo di sotto di un costume sia proprio consequenziale e attinente con l’informazione dell’articolo (assenteismo al consiglio comunale)? Io no.
E, ancora, andiamo al 20 Settembre, ecco cosa potete vedere (sempre sul portale di CataniaPolitica) “ Lo fanno tutti e anche noi non potevamo esimerci “ (Cosa fanno tutti? Pubblicità sessista? )
Ancora una volta la scarsa creatività politica colpisce nel segno.
Il 18 Settembre, riguardo ai Test universitari, ecco la riflessione maliziosa, il titolo dell’articolo a firma di Salvatore Daniele. Questa volta l’immagine scelta è quella di una studentessa in abiti succinti.
Mi fermo qui, senza voler andare oltre. Mi pare evidente che non si tratti di un’eccezione, di  una sbavatura di un povero scemo isolato. No, è  un comportamento reiterato, segno incontrovertibile di una sub-cultura dei “primati” al timone di questo portale sessista. Una consapevole linea editoriale la linea sessista di Catania Politica? forse è dar loro troppo credito! Mi chiedo: chi compone la redazione di Catania Politica? Voglio ben sperare che non vi siano donne. Piuttosto penso a pochi idioti. A corto di notizie. E di creatività.

Essere di (p)arte- Reblogged post da LeVoltaPagina


Essere di (p)ARTE

SETTEMBRE 19, 2012  |  ARTICOLI
di elena caruso
Quante volte,  visitando un museo,  avete immaginato di restarvi chiusi di notte? Immaginando quegli stessi oggetti, fermi e illuminati dal  neon dinanzi al visitatore al dì, muoversi e prendere vita nel buio silenzioso della notte? Su questa suggestione, c’è chi  ha scritto libri e girato film, basti pensare a ‘Una notte al museo’, col divertente Ben Stiller… Devo confessarlo, pur non essendo né una scrittrice né una regista, anch’ io, da giovane ginnasiale, in compagnia di un’amica ormai lontana, mi sono fatta guidare da questa suggestione, scrivendo fiumi di parole …
Antonio Presti, mecenate siciliano, già famoso per la sua Fiumara d’Arte, ha trasformato questa suggestione, questo sogno collettivo di una notte al museo in una realtà fisica. L’ho scoperto pochi giorni fa, quando mi sono recata a Tusa, in visita al suo art hotel, l’Atelier sul Mare.
L’art hotel di Presti è un luogo magico in cui è possibile vivere l’esperienza suggestiva di una notte al museo ed essere allo stesso tempo parte dell’opera, il tutto in una  cornice complice, la località in cui si trova Castel di Tusa, nel messinese, sul mare, abbracciata dai Nebrodi.
Senza voler mettere in discussione, né in questa né in altre sedi per quanto mi riguarda, il principio di non contraddizione, L’Atelier sul Mare è un hotel e non è un hotel. Cercherò di essere più chiara. L’Atelier sul Mare è un hotel nel senso tipico, perché è una struttura che dà ospitalità ai clienti. Ma è anche un museo, perché il cliente diventa fruitore d’arte, anzi, ha la possibilità di diventare egli stesso arte contemporanea. Nell’Atelier sul Mare si stravolge il rapporto “contemplativo” del fruitore con l’opera d’arte, a favore di un’esperienza emozionale. Al punto di vista del visitatore- esterno, tipico del rapporto classico, viene sostituito e proposto un punto di vista interno: il fruitore diviene inconsapevolmente elemento dell’opera che ammira, della quale finisce per essere parte integrante, non più semplice visitatore.
A riprova del fatto che le apparenze ingannano, all’esterno l’Atelier sul Mare sembra quasi un ordinario albergo, in cui solo pochi segnali avvertono l’ignaro visitatore esterno del fatto che si trova in un luogo fuori dal comune, straordinario. Certo, c’è una sospetta e maestosa colonna dorata che potrebbe disorientare, ma senza avere il tempo di riflettervi, ci si trova inconsapevolmente nella hall, ricoperta da un’unica carta da parati. E una volta lì, è fatta: non lo sai e sei già un tutt’uno con l’arte.
La realizzazione delle camere dell’Atelier sul Mare sono uniche, non solo perché sono tutte diverse l’una dall’ altra ma soprattutto perché ogni camera è l’opera d’arte di un artista diverso di fama internazionale. Solo per citarne qualcuna: il Nido (1991), di Paolo Icaro, col suo bianco assoluto; Linea D’ombra (1992), di Michele Canzoneri, col suo letto zattera; Energia (1992), di Maurizio Mochetti, col suo perturbante rosso;  Hammam (2007), di Sislej Xhafa, sublime esempio di fusione di culture diverse.
Al riguardo, Antonio Presti dice : “E’ solo entrando e abitando la camera che l’opera sarà pienamente realizzata; la presenza, l’uso della stanza, saranno parte integrante e fondamentale di essa.” L’Atelier sul Mare è un museo esclusivo d’arte contemporanea, che rivoluziona i concetti tradizionali di “albergo”, “camera d’albero”, e anche di “albergo esclusivo”.
Infatti: niente televisori o telefoni nelle camere d’arte dell’albergo più esclusivo al mondo!
Dopo il mio tour mattutino nelle camere d’arte, ho proseguito la giornata nell’Atelier sul Mare con un inaspettato (e buonissimo!) pranzo in un bosco. Sì, in un bosco. E’ questa la sensazione che ho avuto seduta sulla mia sedia-albero, nella sala da pranzo ‘Doppio Sogno’ di Tobia Ercolini. Gli alberi tutti diversi di questo bosco che è Doppio Sogno diventano originali ed uniche sedie!
Nelle vicinanze dell’Atelier sul Mare vi è poi Fiumara D’arte, il letto di un antico fiume diventato il più grande museo a cielo aperto d’Europa, con la celebre Piramide, del 2010, di Mauro Stacciali, che si trova sull’altura di Motta D’Affermo, a pochi chilometri da Castel di Tusa.
L’arte di Presti non è un fatto privato, un gesto di generosità per la collettività. L’arte non è concepita come un lusso per pochi, ma un atto politico e sociale. E noi Catanesi lo sappiamo bene. E’ proprio di Presti la mano che ha guidato il progetto per una nuova Librino Porta della bellezza, periferia del catanese divenuta spazio espositivo per i più grandi artisti internazionali.

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Rosario Crocetta? «Un puppo evoluto»
Su Fb bufera su due giovani Pdl

Sul popolare social, due studenti di Giurisprudenza, «sostenitori di Nello Musumeci», discutono del consenso elettorale del candidato del Pd alle regionali ironizzando sulla sua omosessualità. Un’utente, indignata, riprende il post sulla sua bacheca, scatenando il dibattito. I più condannano il linguaggio dei due, ma c’è chi sostiene si sia trattato solo di uno scherzo goliardico tra amici. Con qualche riferimento a contrasti di natura politica
Giovane Italia Caltagirone prende le distanze dalle dichiarazioni dei due giovani
polemica_regionali_dentro
Mancano ancora due mesi ma il clima pre- elezioni regionali si fa rovente e la polemica – specialmente sul web – è ogni giorno dietro l’angolo. Se poi questo tema si somma ad un sospetto caso di omofobia, l’indignazione del popolo della Rete è ancora più immediata. Come è successo ieri pomeriggio, quando due studenti di Giurisprudenza, Salvatore Licitra e Martino Gentile, militanti del centro-destra, si scambiano una serie di battute sul possibile consenso elettorale del candidato Pd alla presidenza della Regione Rosario Crocetta, riferendosi all’ex sindaco di Gela, dichiaratamente omosessuale, chiamandolo «puppo» (maniera dispregiativa – e tutta catanese – di riferirsi a persone di diverso orientamento sessuale). «Ma ‘i puppi non stanno a’mmare?», si chiede Gentile, «Si sono evoluti…», risponde Licitra. «Ma se dovesse vincere, mi sto toccando, anziché lo spumante si spreme un limone in testa?», si chiede il primo in chiusura. Questi i termini del confronto tra i due amici, entrambi «sostenitori di Nello Musumeci», impegnati nella politica universitaria e uno dei due, Licitra, è il vice-presidente di Giovane Italia Caltagirone. Solo risate in sottofondo? Affatto. Elena Caruso, attivista per i diritti dei gay e dichiaratamente di sinistra e sostenitrice di Crocetta, che ha immediatamente ripreso il post sulla sua bacheca personale, accusando i due di omofobia. Ed è subito bufera. «Non è uno scherzoso e innocuo scambio di battute tra amici, sono insulti omofobi», accusa Elena. E spiega di aver pubblicato e diffuso lo scambio tra i due per far sì che «non passi inosservata o venga sottovalutata la gravità delle affermazioni«. E sottolineando che, a Catania, situazioni come questa sono quasi un’abitudine. Secondo alcuni, però non si tratta di comportamenti omofobici, ma di semplice linguaggio goliardico tra amici. «Omofobia è odiare gli omosessuali, picchiare i gay quando si incontrano per strada, non scrivere puppo in maniera peraltro visibilmente scherzosa in un post su Facebook», scrive Giuseppe, uno tra partecipanti all’accesa conversazione online.
Ma l’aspetto della presunta discriminazione di genere non è l’unico elemento che ha infiammato i partecipanti al dibattito. «Il tema è quello “caldo” delle elezioni regionali. Nessuna analisi politica per questi rozzi bestioni. Né elaborata, né rudimentale», scrive Elena sul popolare social network, la quale però a CTzen precisa: «Non è una questione politica, ma solo di rispetto. Si tratta di offese basse e becere, spesso sottovalutate e minimizzate. Certi appellativi non possono essere definiti “scherzi” o “battute”, ma atti di omofobia veri e propri». Questa la sua risposta a chi la accusa di aver esagerato, sostendo che «definire “puppo” non è sintomo di omofobia ma piuttosto si tratta di un termine scherzoso che con leggerezza viene utilizzato da molti, anche chi ha amici gay o comunque rispetta gli omosessuali». Stessa storia per appellativi come  «frocio» o «finocchio», che, dipende dal contesto in cui sono inseriti, non sarebbero da considerarsi offensivi. Ma Elena non è d’accordo: «Sono attivista da anni sulle politiche di genere con Equality Italiae vi posso assicurare che per chi vive una sessualità diversa, queste non sono parole neutre, ma offese che feriscono».
In meno di un’ora, al post ripreso da Elena si sono accodate decine di commenti. Tutti d’accordo sul condannare lo scambio di «battute» dei due studenti di Giurisprudenza. I quali, dopo condivisioni e dibattiti tra omofobia sì/omofobia no, smorzano la polemica con una lettera di scuse, in cui spiegano che i loro «commenti erano del tutto in buona fede, senza nessun odio e disprezzo alla base». «Ammettiamo di aver scritto con molta superficialità – continuano – ma il tutto in tema goliardico senza nessuna intenzione di ledere altrui persona». E, prendono le distanze delle accuse di omofobia, finiscono col chiedere «umilmente scusa al candidato alla presidenza della Regione siciliana, Rosario Crocetta, persona che stimiamo, seppur non conoscendola di persona». Con la speranza che la stessa venia sia concessa loro da «tutti coloro che, presi dall’enfasi della discussione, hanno rivolto a noi pesanti offese nonché minacce». Scuse fatte, scuse pervenute. Così il dibattito infuocato si è spento nel giro di qualche ora, ridimensionato ad un problema di linguaggio.
[Foto di KCIvey]