lunedì 18 febbraio 2013

Oggi c'ero anch'io a ballare



Il racconto del mio "One Billion Rising" pubblicato per LeVoltaPagina e UnAltroGenereDiComunicazione.


FEBBRAIO 14, 2013  |  ARTICOLI
di elena caruso
Oggi c’ero anch’io a ballare per One Billion Rising. Ed è stato bellissimo.
IERI“One Billion Rising” nasce dall’idea di Eve Ensler, autrice de “I Monologhi della Vagina” e fondatrice del V-Day (“vagina day”), del quale ricorre il 15esimo anniversario, celebrato sempre a San Valentino. Si danzerà sulle note di “Break the chain” per fermare la violenza che colpisce ogni giorno un miliardo di donne nel mondo.  L’obiettivo é  portare a ballare nelle piazze di tutto il pianeta 1.000.000.000 di persone.
“One Billion Rising” non appartiene ad alcuna organizzazione politica o partitica, ed è un evento autogestito. Cercate in quale piazza nelle vostre città avrà luogo il flash-mob. Non resta che imparare la coreografia, scendere in piazza e prepararsi a “Break the chain“.
OGGI
Nonostante le preoccupazioni e gli imprevisti (!) che ogni manifestazione riserva a chi ha l’ònere e gli onòri dell’organizzazione, ce l’abbiamo fatta! È stato un successo! Un successo per certi versi “annunciato”: mi spiego. One Billion Rising non è stato solo un flash-mob in piazza, ma riguarda  anche ciò che c’è stato primadella performance pubblica di pochi minuti. E non mi riferisco agli “ostacoli” che ogni evento ha in sé (le autorizzazioni, la corrente elettrica, le casse- casse, maledette casse!). Nel caso del One Billion Rising era richiesto quello che all’inizio (superficialmente) mi era parso un aggravante organizzativo (soprattutto perché non sono una danzatrice), ossia una coreografia da imparare.
Break the chain !
E quindi mi sono cimentata, addirittura!, col tutorial online su You tube, video visto e rivisto cento volte… e mi sono sorpresa  a cantare e a ballare da sola davanti al computer. Salvo poi scoprire, navigando, i video di altre donne “coraggiose” che nel frattempo caricavano le loro prove (a volte vedendo com’erano messe -peggio di me- mi rincuoravo pure, ma altre volte mi rendevo conto che *azzo, sono indietro!).
A Catania, per fortuna, abbiamo organizzato tre prove in tre palestre diverse. E, nonostante mi ci recassi sempre un po’ irrigidita perché ogni prova era tempo (un’ora , a volte più di due ore) sottratto ad  altro (un esame da preparare nel mio caso; la “famiglia”, il lavoro nel caso delle altre), dopo i primi minuti di “rigidità”, ci liberavamo. Durante queste prove, ho (ri)scoperto la dimensione liberatoria del ballo (sì, mi sono scoperta ballerina!). A questo si aggiunga la complicità, l’unione “tra donne” che si è creata nel corso delle prove: un’esperienza fantastica che mi ha permesso di conoscere nuove donne (penso alla preziosissima Maria V!). Break The Chain in quelle ore diventava, con le sue parole e i suoi gesti universali, la nostra danza, e pensare che nel mondo qualcun* la stava cantando o ballando proprio in quel momento, mi gasava tantissimo. E poi quel gesto “finale” del dito, l’indice, puntato in alto! Quanta forza, quanta energia mi dava! Tutte, nel mondo, l’avremmo cantata e ballata insieme, e più ci pensavo più la cosa mi rallegrava!
Senza parlare delle risate, dei sorrisi di soddisfazione che scorgevo sui volti delle compagne per quel passo di danza indovinato. “Party”, “cross”, “chachacha”, “salto”, “indici in alto”, “passo avanti”, “passo indietro”: ringrazio la paziente “maestra” Manuela che ci ha guidate in questa esperienza !
E alla fine tutti i nostri corpi, così diversi per età ed esperienza, sono riusciti a coordinarsi in questa danza planetaria!
Quando stamattina mi sono recata in Piazza Università a Catania, la mia città, ero quindi già soddisfatta del One Billion Rising. Per me era già un successo. Potete quindi immaginare quanto mi sia emozionata a ballare insieme a centinaia di persone (quante eravamo!) in una delle piazze più importanti della città! Stavo per piangere per la gioia, e non esagero. C’erano tante femministe, sì. Ma non solo! Donne, uomini, bambini, e anche semplici passanti (zingare) erano lì a guardarci e poi si son unit* a noi ! Dopo la danza, ripetuta ben due volte, ci siamo anche uniti in un grande cerchio che ha abbracciato tutta la grande piazza Università.
Ho letto critiche, non molte a dire il vero, ma hanno fatto in fretta il giro della rete, sul One Billion Rising. Io, al contrario, non riesco ad individuare un solo motivo per non sostenere una manifestazione del genere.
Vero: come negare il rischio “strumentalizzazione”? Rischio altissimo, soprattutto in campagna elettorale. E allora? Non permetto che una preoccupazione del genere, relativa solo all’Italia peraltro, mentre l’evento si è svolto  in tutto il mondo,possa privarmi di un’esperienza come quella che ho vissuto oggi. Ci spaventano i deputati in piazza? I riflettori? Per quanto riguarda eventuali cappelli che sigle o altri abbiano potuto usare, io posso parlare della mia esperienza. A Catania il One Billion Rising è stato promosso solo dalla “Convenzione No More” (senza nessun personalismo di singole associazioni). Ecco l’unico “cartello” presentato. Ė  facile criticare qualunque cosa da dietro a un computer, ma se veramente vogliamo evitare strumentalizzazioni, che rappresentano  l’ostacolo alla nostra partecipazione, io dico: mettiamoci le mani, senza delegare invece di rinunciare!
Oltretutto il One Billion Rising è stato un evento planetario che  ha avvicinato molt* neofit* al tema della violenza sulle donne, con la scusa del “ballo in piazza”. Crediamo forse che parlare del tema della violenza sia un monopolio di alcune donne, solo “femministe”? Credo che con questa vocazione minoritaria non andiamo da nessuna parte.
Alla fine. oggi, abbiamo ballato, ed è stato emozionante. E mi spiace per chi non c’era. La piazza era nostra e quei gesti, tante volte ripetuti in questi giorni, hanno trovato un nuovo senso in questa nuova danza universale che ci ha unit*, al di là delle tante differenze che ci separano.

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