venerdì 10 maggio 2013

Su Femen e l'accusa di neocolonialismo.



Nonostante non abbia espresso una posizione definitiva su Femen, questo gruppo ha tutta la mia simpatia. Le mie perplessità, poi, si neutralizzano quando assisto a questo linciaggio quotidiano nei loro confronti. Un linciaggio mediatico, e non solo, al quale sono esposte queste giovani ragazze che lottano, rischiando la vita, anche per me, che scrivo seduta comodamente da un computer. Questa sola constatazione basta per farmi sentire in colpa, e ridimensiona notevolmente lo spazio di riflessione, rectius di dubbio. Anzi questo continuo dubitare, criticare, attaccare le modalità che i Femminismi in tutto il mondo (e in ogni tempo!) individuano per annientare definitivamente il Patriarcato non sono esse stesse il volto- più inquietante e subdolo- di cui esso si manifesta e si serve di noi? Per questo sono sempre in grande disagio e enorme difficoltà quando mi si chiede di prendere posizioni (contrarie) nei confronti di altre compagne di lotta, femministe. Nel caso specifico di Femen, gli attacchi non mancano dal più becero mondo maschilista composto tanto da uomini quando da donne, quanto dal mondo del femminismo stesso che quasi all'unisono si trova d'accordo nel condannare (quando non espressamente sottoforma di “perplessità”) questo movimento, salvo a ritagliarsi visibilità su autorevoli testate nazionali, sfruttando la forza mediatica del “brand Femen”, per manifestare la propria solidarietà al gruppo per gli attacchi subiti. Chi detiene il monopolio interpretativo per dire cosa è e cosa non è femminismo, quale femminismo sia giusto e quale sbagliato? Alcune femministe, vecchie e giovani, ritengono di averlo in nome di una (presunta) superiorità morale (magari conferitagli da qualche autorevole lettura o follower su Facebook ?) . Ma proprio il fatto che le ragazze Femen subiscano attacchi trasversali tanto dal fronte esterno “laico”, quanto dal fronte interno femminista mi dà la conferma che la direzione di Femen è quella giusta. Come mi ripete sempre la mia MagistEmma: il femminismo non è una passeggiata in pianura, non è facile liberarsi di 5000 anni di Patriarcato.
Il fatto che Femen riesca ad attirarsi tante antipatie mi pare segno evidente che stiano battendo il terreno giusto. Smuovere immaginari radicati non è facile (neanche per le femministe) e non piace (a talun*) mettere in discussione il proprio “ordine simbolico”. Rispetto alla questione specifica sulla nuova etichetta (l'ennesima!) con cui si articola l'attacco a Femen cioè quella di neocolonialismo, poi, esprimo in breve la mia posizione. Se è vero che un rischio sempre dietro l'angolo per noi europee, ma è un rischio “vecchio” classico del Femminismo occidentale, è quello di cadere nella trappola “colonialista”, le Femen hanno una posizione molto netta al riguardo. Inna
Shevchenko ha scritto nel suo blog per l'Huffington Post “I need to reveal to you all a terrible secret about civilization - a woman is not a human being.This secret is thousands and thousands of years old. This dogma, the subjugation of women, has been spelled out in all texts that are considered to be sacred to humanity - the Bible, the Torah, the Koran. It is refected in the art and folklore of all peoples and nations. It is even evident in legal systems and legislations. The doctrine of the subjugation of women is shared to some degrees by all countries from the East to the West.”. Le religioni, dalla cristiana all'islamica, sono espressioni millenarie del Patriarcato. Le Femen hanno manifestato più e più volte in luoghi simbolici della chiesa cristiana, penso a Notre Dame e al Vaticano. Ritengo quantomeno “coerente” che facciano lo stesso rispetto alla “chiesa” islamica. In linea con un principio di liberazione universale dal patriarcato, che non conosce limiti nazionali, culturali nè confini geografici. Non a caso Femen ha organizzato diverse azioni di protesta nei confronti di Berlusconi, a Kiev come a Milano. Ha dato un forte supporto al gruppo russo delle Pussy Riot, un supporto che è costato “caro” a Inna: lasciare l'Ucraina per trasferirsi a Parigi. Il fatto che l'ipotesi “colonialista” spunti quando Femen, ripeto- coerentemente- dal mio punto di vista, assumi come bersaglio anche l'Islam, mi pare quantomeno infondato. Immaginiamo se la stessa protesta che uno sparuto gruppo di ragazze “orgogliosamente islamiche” sta portando avanti in questi giorni contro Femen su internet, provenisse dalle ragazze di Comunione e Liberazione o Azione Cattolica? Nessuna avrebbe dimostrato tanta “sensibilità”, anzi: sarebbe partita la gara al linciaggio di quelle che sarebbero state definite con ogni probabilità “bigotte imbevute di catechismo”. Cosa dovrebbero fare le Femen allora? Restare un movimento strettamente eurocentrico? Ignorare il resto? Scegliere quale “religione” “attaccare”? Mi chiedo se questi confini, oggi siano ancora possibili e attuabili. Credo di no. Da italiana non dovrei pormi domande e cercare risposte sull'Islam? Rivendico la stessa libertà con cui mi interrogo e critico le religioni cristiane anche nei confronti dell'Islam, senza dover rischiare di essere tacciata di islamofobia, odio religioso e neocolonialismo. 

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