mercoledì 27 marzo 2013

Una donna di buoni costumi non può essere violentata?


« Presidente, Giudici,
credo che innanzitutto io debba spiegare una cosa: perché noi donne siamo presenti a questo processo. Intendo prima di tutto Fiorella, poi le compagne presenti in aula, ed io, che sono qui prima di tutto come donna e poi come avvocato. Che significa questa nostra presenza? Ecco, noi chiediamo giustizia. Non vi chiediamo una condanna severa, pesante, esemplare, non c'interessa la condanna. Noi vogliamo che in questa aula ci sia resa giustizia, ed è una cosa diversa. Che cosa intendiamo quando chiediamo giustizia, come donne? Noi chiediamo che anche nelle aule dei tribunali, ed attraverso ciò che avviene nelle aule dei tribunali, si modifichi quella che è la concezione socio-culturale del nostro Paese, si cominci a dare atto che la donna non è un oggetto. Noi donne abbiamo deciso, e Fiorella in questo caso a nome di tutte noi - noi le siamo solamente a lato, perché la sua è una decisione autonoma - di chiedere giustizia. Ecco, questa è la nostra richiesta.
E certo, io non sarò molto lunga, ma devo purtroppo ancora prendere atto, e mi scusino i colleghi, che se da parte di questo collegio si è trattato in questo caso Fiorella, ma si sono trattate le donne, come donne e non come oggetti, ancora la difesa dei violentatori considera le donne come solo oggetti, con il massimo disprezzo, e vi assicuro, questo è l'ennesimo processo che io faccio, ed è come al solito la solita difesa che io sento. Vi diranno gli imputati, svolgeranno quella che è la difesa che a grandi linee già abbiamo capito. Io mi auguro di riuscire ad avere la forza di sentirli - non sempre ce l'ho, lo confesso - di avere la forza di sentirli, e di non dovermi vergognare, come donna e come avvocato, per la toga che tutti insieme portiamo. Perché la difesa è sacra, ed inviolabile, è vero. Ma nessuno di noi avvocati - e qui parlo come avvocato - si sognerebbe d'impostare una difesa per rapina così come s'imposta un processo per violenza carnale. Nessuno degli avvocati direbbe nel caso di quattro rapinatori che con la violenza entrano in una gioielleria e portano via le gioie, i beni patrimoniali sicuri da difendere, ebbene, nessun avvocato si sognerebbe di cominciare la difesa, che comincia attraverso i primi suggerimenti dati agli imputati, di dire ai rapinatori "Vabbè, dite che però il gioielliere ha un passato poco chiaro, dite che il gioielliere in fondo ha ricettato, ha commesso reati di ricettazione, dite che il gioielliere un po' è un usuraio, che specula, che guadagna, che evade le tasse!"
Ecco, nessuno si sognerebbe di fare una difesa di questo genere, infangando la parte lesa soltanto. E nessuno lo farebbe nemmeno nel caso degli espropri proletari - ma questi sono avvocati che certamente non difendono nessuno che fa esproprio proletario. Ed allora io mi chiedo, perché se invece che quattro oggetti d'oro, l'oggetto del reato è una donna in carne ed ossa, perché ci si permette di fare un processo alla ragazza? E questa è una prassi costante: il processo alla donna, La vera imputata è la donna. E scusatemi la franchezza, se si fa così, è solidarietà maschilista, perché solo se la donna viene trasformata in un'imputata, solo così si ottiene che non si facciano denunce per violenza carnale. Io non voglio parlare di Fiorella, secondo me è umiliare una donna venire qui a dire "non è una puttana". Una donna ha il diritto di essere quello che vuole, e senza bisogno di difensori. E io non sono il difensore della donna Fiorella, io sono l'accusatore di un certo modo di fare processi per violenza, ed è una cosa diversa.
Tutto si cerca di sporcare. Questa ragazza, alla ricerca disperata di lavoro - e che lavoro fa? lavoro nero, mentre se andasse per le strade, non avrebbe bisogno di andare per 70.000 lire al mese a lavorare da Giordano, perché tanto era il suo guadagno. Pensate, una violenza carnale ad opera di quattro, durata un pomeriggio, con un sequestro di persona in una villa, viene valutata 2.000.000. Il silenzio della Fiorella valeva 1.000.000, invece. Questo, vi prego di tenerne conto, ai fini dell'esame di quella tal congruità dell'offerta di risarcimento. Bene, le si offre 1.000.000, e Fiorella, che ripeto eppure è una ragazza che avrebbe bisogno di soldi - ma li vuole solo lavorando pulitamente, anche se fa lavoro nero, se viene sfruttata come lavoro; ma vuole guadagnare i soldi solo col suo lavoro - fa finta di accettare, guadagna qualche ora, non vi sto a rileggere tutto, dice "Ne riparliamo domani". Perché domani? Sono le 7:30 di mattina, alle 8 ci sono altre telefonate, lei risponde "Non lo voglio vedere subito", alle 11 è già al commissariato. Ma il maresciallo è stato fin troppo chiaro, quando ha detto "Quando sono andato a fermare il Vallone, se lo aspettava, e mi ha detto - Sì, per i fatti di Fiorella, siete qui per i fatti di Fiorella.", l'abbiamo sentito or ora. Ma se i fatti di Fiorella era che avevano avuto un rapporto, a pagamento, non a pagamento, ma con una donna consenziente, ma come uno si aspetta la polizia? E poi, la seconda parte: vengono interrogati dal pubblico ministero a Regina Coeli, e non è ancora intervenuto il difensore a dare i suggerimenti, e allora che cosa fanno? Negano. Mentre al maresciallo confermano di avere avuto rapporti carnali, perché tanto anche hanno detto, di fronte al PM negano, negano l'evidenza. Ma chi ha mai detto che occorre la pistola, che occorrono le botte? Nel Medioevo, sì, si diceva, quando si parlava, e vi ricordate, la giurisprudenza del decennio scorso, della vis grata puellae. Non siamo più ancorati a provare questa "violenza gradita alla fanciulla" che si ammanta di pudicizia. Nel 1977-78 i costumi sono diversi. Se una donna vuole andare con un ragazzo, ci va, molto più semplicemente, e non si parla di vis grata puellae, né di quella resistenza, anche una bella sentenza, destinata a cadere come le mura di Gerico.
A nome di Fiorella e a nome di tutte le donne, molte sono, ma l'ora è tarda e noi vogliamo giustizia. E difatti questo io vi chiedo: giustizia. Noi non chiediamo le condanne, non c'interessano. Ma rendete giustizia a Fiorella, e attraverso la vostra sentenza voi renderete giustizia alle donne, a tutte le donne, anche e prima di tutto a quelle che vi sono più vicine, anche a quelle povere donne che per disgrazia loro sono vicine agli imputati. Questa è la giustizia che noi vi chiediamo. Per quanto attiene al risarcimento, già vi ho detto: una lira per Fiorella, questa ragazza così venale, che andava con uomini per soldi, vero?, e sulla quale voi butterete fango, butterete fango a piene mani. Bene, questa ragazza così venale vuole una lira, e vuole la somma ritenuta di giustizia devoluta al Centro contro la violenza sulle donne, perché queste violenze siano sempre meno, perché le donne che hanno il coraggio di rivolgersi alla giustizia siano sempre di più. »

Tina Lagostena Bassi, Arringa, nel corso del "Processo per stupro" del 1979. 


lunedì 4 marzo 2013

La strage delle donne in "presa diretta"- Articolo per "Il Manifesto"




Finalmente la televisione si occupa, seriamente e con competenza, del tema del femminicidio, come è accaduto domenica 24 febbraio, in prima serata, su Rai3 a “Presa Diretta” , nella puntata “Strage di donne”.
Sottolineo seriamente e con competenza perché in verità di questo tema si parla spessissimo, anche in televisione, in spazi abbastanza “popolari”, nel primo pomeriggio, per esempio, ma con effetti dannosi che possono provocare un vero e proprio boomerang: insomma: mai come in questo caso è meglio decidere (con responsabilità) di non parlare. Trattare il tema del femminicidio all’interno di cliché (il “raptus” improvviso dell’assassino “geloso”, e la sua implicita assoluzione, vedi il recente caso Pistorius), infatti, è dannoso, oltre che moralmente inaccettabile verso le donne uccise (ma ciò riguarda la coscienza individuale).
Nulla di tutto ciò nella puntata “Strage di Donne”, anzi un nuovo ed inedito sguardo sulla questione. Non sono state invocate pene più severe o più polizia ma al contrario si è insistito sulla necessità di una strategia di lungo periodo (finanziamento dei centri antiviolenza, prevenzione, educazione).
In questo reportage, Iacona, attraversando l'Italia da Sud a Nord, ha focalizzato l’attenzione sui punti centrali per comprendere il fenomeno delle violenze, smontando i luoghi comuni: i femminicidi non sono mai l'effetto di un “raptus” improvviso. Le donne uccise subiscono, prima dell’omicidio, violenze psicologiche e fisiche da parte del futuro assassino. Ci sono indici obiettivi di rischio, ma non è possibile fare un identikit dell'assassino, che non è un malato “individuabile” e quindi “guaribile” con una terapia. Anzi fil rouge di questi femminicidi sono la lucidità e la serenità degli assassini. Iacona libera le donne dal loro “status” di vittime e complici, sottolineando più volte come le donne assassinate al contrario erano donne forti e indipendenti, che avevano deciso di dire “basta” alla violenza subita, e in molti casi avevano lasciato i propri partner (ex mariti, ex fidanzati), i quali si vendicano del torto subito, uccidendole (“Se non sei mia, non sei di nessun altro” è una frase ricorrente).
Un altro dato rilevante messo in luce è la cosiddetta “ questione meridionale” e il divario profondo Nord/Sud anche sul tema della violenza maschile. Questo non significa che al Nord le donne non muoiano come al Sud, ma che vi sono differenze “geografiche”, specchio di una maggiore arretratezza della cultura e mentalità meridionale, ancorata tutt'oggi all’idea di proprietà della donna da parte dell’uomo. Una violenza camuffata malamente sotto il vessillo della “gelosia”. In linea tendenziale, possiamo dire che le donne del Sud sono lasciate sole dal contesto sociale di riferimento (vicini di casa, amici o parenti omertosi), mentre al Nord le donne, spesso col supporto della famiglia, si rivolgono alle Istituzioni , denunciano anche più volte prima dell’omicidio il loro aguzzino.
In entrambi i casi, le donne sono abbandonate e muoiono nel silenzio omertoso che, quando non è dei vicini, amici o parenti complici, è di uno Stato (più assordante e rumoroso del primo) che non riesce a proteggere le proprie cittadine. E proprio questo dato è il più inquietante: l’incapacità della giustizia e dello Stato nell’adempiere al proprio ontologico e primario dovere di protezione (a fortiori quando le assassinate hanno più volte chiesto aiuto alle Istituzioni attraverso denunce, rimaste ferme a impolverarsi in qualche labirintico angolo di tribunale).
Un altro aspetto fondamentale della puntata di Iacona, come accennato, è stato lo spazio dato ai “protagonisti” della vicenda: i “cattivi”. Penso alle illuminanti parole di uno degli intervistati, che segue un training in un centro-antiviolenza, del quale mi hanno colpito due passaggi in particolare. Nel primo egli fa riferimento ad una incontrollabile “escalation” di violenza, da verbale a fisica, fino al momento in cui “ti si spegne la luce”. Si perde il controllo, e questo spiega l'efferatezza di questi omicidi, in cui non ci si ferma alla coltellata mortale. Nel secondo, analizza lucidamente l'incapacità degli uomini a mettersi in discussione, diversamente dalle donne che, essendo in continua evoluzione, sono più avanti. Quando la distanza diventa incolmabile, esiste una sola “scorciatoia” grazie alla quale l’uomo può recuperare vantaggio: l’uso della maggiore forza fisica.
Parlano e s’interrogano questi uomini violenti, fanno una cosa che le donne fanno da sempre.” dice alla fine dell'intervista Iacona, il quale continua, rivolgendosi agli uomini “Ci possiamo riconoscere anche solo in parte in questo racconto?”. Non solo questa puntata è stata condotta da un uomo (a sottolineare che il femminicidio non è una “questione di femmine”), ma Iacona non si rivolge alle donne maltrattate (come sempre accade) ma ai reali responsabili di questa mattanza: gli uomini maltrattanti.
Nell'ultima parte della puntata invece si è focalizzata l'attenzione sul vero “complice”: lo Stato, con la non-strategia nell’affrontare efficacemente la questione della violenza.
Una donna su tre è vittima di violenza nel nostro Paese, stando all’ultima statistica Istat del 2007 (da allora non sono più stati aggiornati i dati). La legge sullo stalking, l’unica arma oggi in mano alle donne che subiscono violenze, è solo del 2009 ed è largamente inattuata. Senza contare che il nostro Paese non si è allineato alla raccomandazione UE che prevede un centro antiviolenza ogni 10000 persone e un centro d'accoglienza ogni 50000. Questo significherebbe che in Italia dovrebbero esserci più di 5000 posti, a fronte degli esistenti 500. Italia fanalino di coda rispetto agli altri Paesi europei, anche in questo, inoltre non esiste un osservatorio sulla violenza, infatti non abbiamo dati ufficiali sulle donne uccise. Nel nostro Paese i centri antiviolenza operano nell’assoluta precarietà, alla mercé delle discrezionali e discontinue “attenzioni” che l’ente locale di riferimento (o per meglio dire la sensibilità di chi lo governa) ha su questi temi, e quindi nel disporre finanziamenti. Non a caso il Sud, ancora una volta, mostra solo inadeguatezza ed arretratezza (la regione più grande d’Italia, la Sicilia, ha una sola casa protetta a Palermo con 15 posti letto! Mentre in Molise non esiste nessun centro) rispetto al Centro e Nord del Paese, dove i centri antiviolenza sono molto più numerosi, fino al “caso” del SudTirol, dove si applica il “modello austriaco” che prevede di investire ingenti risorse per i centri antiviolenza.

Questo articolo è stato pubblicato su "Il Manifesto" e in una prima versione con il titolo "Alcune impressioni a caldo dopo aver visto Strage di Donna" per il blog "Un altro genere di comunicazione


Pensieri (e Parole) Facebookiane in libertà- Parte II


Continuo la raccolta dei miei status Facebook. Parole in libertà in cui si mescolano: quotidianità, ansie, interessi e passioni. In particolare, qui noterate un leitmotiv "politico" dettato dal clima "elettorale". 

Il 21 Febbrario 2013. A Catania vi è nubifragio.

Via Etnea è il letto del nuovo CtRiver, il quale nasce dalla SorgenteTondoGioieni per concludere il suo corso alla FoceUzeda. L'azienda trasporti catanese ha già disposto i nuovi Bus-Canotto


Il 22 Febbrario 2013. Sul M5S

Il fascismo si è presentato come l’antipartito, ha aperto le porte a tutti i candidati, ha dato modo a una moltitudine incomposta di coprire con una vernice di idealità politiche vaghe e nebulose lo straripare selvaggio delle passioni, degli odii, dei desideri. Il fascismo è divenuto così un fatto di costume, si è identificato con la psicologia antisociale di alcuni strati del popolo italiano, non modificati ancora da una tradizione nuova, dalla scuola, dalla convivenza in uno Stato bene ordinato e amministrato.”

Antonio Gramsci, L’Ordine Nuovo, 26 aprile 1921.


Sull'Oroscopo, lo stesso giorno scrivo:

L'oroscopo di Zoe, che diligentemente leggo ogni mese, oggi mi inquieta non poco. Ecco cosa scrive: "Cara Pesci, nella scena finale del film "La calda amante" di Truffaut, la moglie infuriata, dotata di un enorme fucile nascosto a malapena sotto un elegante cappotto, raggiunge il marito in un sofisticato ristorante e lo uccide davanti agli occhi degli avventori. Sembra episodio improbabile e del tutto inventato, e invece è l'unico elemento di cronaca presente nel film! Questo per ricordarti che la realtà, a volte, può essere più inverosimile e inaspettata della fantasia". Ora, ci sarebbero stati molti altri esempi per esprimere quest'ultimo concetto. Ma mi sembra quasi un gioco del destino citare la scena di Franca in uno dei miei film preferiti di uno dei miei registi preferiti. Sono scombussolata. Aiutatemi a decodificare questo oroscopo

Il 24 Febbrario 2013. al voto.

Se la vergognosa coalizione di centro destra si afferma come seconda forza del Paese è chiaro che molti dei suoi vergognosi elettori sono anche tra i miei "amici" di Facebook. Mi piacerebbe capire: perché? Pensate che questa è la destra che possa rappresentarvi? Non vi infastidisce essere rappresentati dallo zimbello dell'Europa? Andate mai all'estero, non vi hanno mai preso in giro per via di B.? Vi piace essere alleati con la Lega che ci considera degli animali parassitari? Vi piace essere presi per il cul* da uno che ha sempre raccontato bugie sul Paese (e su molto altro: Ruby nipote di chissà chi?). E che vuole restituirti i soldi delle tasse coi tuoi soldi. Parlate. Perché sono incazzata. Dicono che ogni voto ha la sua dignità, mi spiace ma quello a Berlusconi è indegno. E stupido (visto che un giro di giostra durato ventanni lo abbiamo fatto, e non è stato bello).

Il 27 Febbrario

C'è stato un periodo in cui (ahimé) sono stata una contribuente Mondadori store, con tanto di card. Saranno almeno 2 anni che non lo sono più, ma ricordandomi di essere una loro "affezionata cliente" , oggi Mondadori mi manda una lettera offrendomi un viaggio (in realtà devo pagare, ma loro dicono che è una super offerta) per max 4 persone in TURCHIA. Non capisco il nesso. 
ps: ma qualcuno ci verrebbe?

Il 28 Febbrario, dimissione del Papa
Okay, neanche Dan Brown è riuscito a essere tanto hollywoodiano in "Angeli e Demoni" come Joseph oggi. La trovata dell'elicottero è a dir poco geniale. Castel Gandolfo è a 0, 3 secondi di Papamobile dal Vaticano, e invece no, lui prende l'elicottero. Questo è il PopeStyle. Lui può.

1 Marzo, su M5S
Ditemi chi vi ricorda. E poi non ditemi che è accanimento. Ho solo paura di non poter più scegliere ma di essere costretta a scappare dall'Italia "...i contadini, gli operai, i commercianti, la classe media, tutti sono testimoni... invece loro preferiscono non parlare di questi 13 anni passati, ma solo degli ultimi sei mesi... chi è il responsabile? Loro! I partiti! Per 13 anni hanno dimostrato cosa sono stati capaci di fare. Abbiamo una nazione economicamente distrutta, gli agricoltori rovinati, la classe media in ginocchio, le finanze agli sgoccioli, milioni di disoccupati.. sono loro i responsabili!
Io vengo confuso.. oggi sono socialista, domani comunista, poi sindacalista, loro ci confondono, pensano che siamo come loro. Noi non siamo come loro! Loro sono morti, e vogliamo vederli tutti nella tomba! Io vedo questa sufficienza borghese nel giudicare il nostro movimento..mi hanno proposto un'alleanza. Così ragionano! Ancora non hanno capito di avere a che fare con un movimento completamente differente da un partito politico...noi resisteremo a qualsiasi pressione che ci venga fatta. E' un movimento che non può essere fermato... non capiscono che questo movimento è tenuto insieme da una forza inarrestabile che non può essere distrutta..noi non siamo un partito, rappresentiamo l'intero popolo, un popolo nuovo..."

Adolf Hitler, 1932

Il 3 Marzo
Tra pochi giorni, si ricorda il primo centenario dalla morte di Harriet Tubman (10 Marzo 1913) : schiava fuggitiva, combattente, abolizionista, femminista, chiamata anche "Mosè della gente nera" per via di tutte le missioni che riuscì a compiere salvando moltissim* schiav*. Harriet è la prima donna a guidare una spedizione armata in guerra, la Combahee River Raid, durante la quale ha liberato più di 700 schiav* in South Carolina. A questa azione di ribellione si ispirò quel gruppo di donne che fondò nei primi anni '70 il Combahee River Collective.Harriet è stata attiva nel movimento per il voto alle donne a New York .